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Caro materiali: via alle domande per le compensazioni

 

Foto di Rodolfo Quirós da PexelsDa oggi le imprese edili impegnate nei cantieri pubblici, possono richiedere alle stazioni appaltanti le compensazioni per l’aumento dei prezzi dei materiali verificatosi nel II semestre del 2021. A loro volta, sempre dal 13 maggio, le stazioni appaltanti potranno accedere al Fondo caro materiali appositamente creato per compensare le imprese.

Dalla burocrazia al caro materiali: cosa rischia di rallentare i bandi PNRR

Sulla Gazzetta ufficiale (GURI) del 12 maggio è stato infatti pubblicato il decreto del MISE del 4 aprile 2022 che mappa le variazioni percentuali superiori all'8% dei principali materiali da costruzione avvenute nel II semestre dell'anno scorso.

Si tratta dell'ultimo tassello che mancava per attivare la richiesta di compensazioni da parte delle imprese edili impegnate negli appalti pubblici che, davanti all'impennata dei prezzi di questi mesi, stanno avendo difficoltà a portare avanti i cantieri.

L’avvio dei termini per le domande di fondi per gli aumenti del II semestre 2021 è in realtà solo una tessera del più ampio mosaico che il governo sta realizzando in queste settimane per affrontare un problema che sta mettendo a serio rischio la riuscita stessa del PNRR, con il susseguirsi di gare andate deserte perché non economicamente sostenibili da parte delle imprese.

L’intervento più rilevante di questi giorni resta infatti il decreto Aiuti varato la scorsa settimana da Palazzo Chigi che aumenta di tre zeri gli importi visti finora sul tema. Come ha spiegato infatti Angelo Carlini, Presidente ASSISTAL “si è passati dai 100 milioni dei fondi di compensazione ad un investimento complessivo di 10 miliardi per tutto il settore fino al 2026”. Un intervento di ampio respiro che va dagli appalti già assegnati a quelli ancora da bandire, intervenendo sul caro materiali, energia e carburanti.

Come funziona il Fondo per la compensazione caro materiali?

Andando con ordine, la prima misura in ordine di tempo varata dal governo per affrontare l’aumento dei prezzi è il Fondo caro materiali, creato l’anno scorso con il DL 73-2021, del quale si sono aperti il 13 maggio i termini per le domande di contributo, in una procedura suddivisa in due fasi:

  • La prima prevede la richiesta di compensazione delle imprese alle stazioni appaltanti, in linea con le variazioni percentuali superiori all’8% dei prezzi dei principali materiali da costruzione, mappate con un apposito decreto del MIMS (quello appena pubblicato in GURI);
  • La seconda consiste invece nell’invio della domanda di accesso al Fondo da parte delle stazioni appaltanti al fine di avere sufficienti risorse con cui concedere gli aiuti alle imprese edili.

Come accennato, oltre al decreto Aiuti che ne aumenta la dotazione, l’ultimo aggiornamento che interessa il Fondo è il DM del 4 aprile 2022 che mappa le variazioni percentuali dei prezzi dei materiali edili avvenute nel II semestre 2021. Con la sua pubblicazione in GURI, infatti, dal 13 al 27 maggio 2022 le imprese edili possono inviare la domanda di aiuto alle stazioni appaltanti.

E sempre dal 13 maggio le stazioni appaltanti potranno presentare la richiesta di accesso al Fondo, usando la nuova piattaforma appositamente creata dal MIMS (compensazioneprezzi.mit.gov.it), in linea con quanto previsto dal DM del 5 aprile 2022 che ha snellito le procedure e accorcio i tempi di accesso e di erogazione delle risorse.

Cosa prevede il Dl Aiuti sul caro materiali?

Come accennato, però, la misura più rilevante per il problema del caro prezzi resta senza dubbio il nuovo decreto Aiuti. In un articolo che dovrebbe essere lungo cinque pagine, il dicastero guidato da Enrico Giovannini ha infatti deciso di prendere il toro stanziando 10 miliardi di euro per affrontare il problema. In attesa del testo del decreto, è lo stesso ministero a spiegare la misura.

“Al fine di assicurare la realizzazione delle opere pubbliche avviate ed evitare che le nuove gare vadano deserte a causa del caro-materiali e dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia - spiegano infatti dal MIMS - le nuove norme prevedono l’aggiornamento dei prezzari, misure di compensazione per i lavori eseguiti nel 2022 e l’adeguamento ai nuovi listini dei bandi pubblicati nell’anno in corso”.

Per quanto riguarda i soldi, “per far fronte all’aumento dei costi di realizzazione delle opere, lo Stato mette a disposizione risorse complessive per circa 10 miliardi (di cui 9,5 aggiuntivi rispetto a quanto già stanziato) sia per le compensazioni, sia per le nuove gare, a cui possono accedere le stazioni appaltanti che non dispongono di risorse proprie sufficienti a compensare le imprese sulla base dei prezzari rivisti”, spiegano da Porta Pia, stanziando nel complesso “3 miliardi di euro per l’anno in corso, 2,55 miliardi per il 2023 e 1,5 miliardi per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026”.

Sul fronte invece dei prezziari delle lavorazioni, il decreto ha stabilito che le Regioni dovranno procedere con un loro aggiornamento “entro il 31 luglio 2022” e che, in caso di inadempienza, interverranno direttamente gli uffici territoriali del MIMS. Nel frattempo, però, “nelle more di questa revisione, le stazioni appaltanti potranno applicare un incremento del 20% rispetto ai prezzari in vigore al 31 dicembre 2021”.

Variegato anche il quadro di interventi a favore delle imprese, che cambia a seconda della data di aggiudicazione dell’appalto. Da un lato, infatti, “per tutti i contratti aggiudicati sulla base di offerte con termine finale di presentazione entro il 31 dicembre 2021 - spiega il MIMS - lo stato di avanzamento dei lavori relativo agli interventi eseguiti e contabilizzati nell’anno 2022 viene adottato applicando gli adeguamenti sopra definiti e i maggiori importi vengono riconosciuti dalla stazione appaltante nella misura del 90%”. In questi casi, “per pagare alle imprese le compensazioni per i lavori effettuati nel 2022 le stazioni appaltanti (...) possono accedere ai due fondi esistenti presso il MIMS che vengono rifinanziati: il primo, pari a complessivi 1,2 miliardi di euro (la precedente dotazione era pari a 200 milioni) per le opere previste dal PNRR, dal Piano Complementare e per quelle commissariate; il secondo, pari a 1,32 miliardi (la precedente dotazione era pari a 270 milioni) per il resto dei lavori pubblici”.

“Per quanto riguarda, invece, i bandi che saranno pubblicati nel corso del 2022 relativi alle opere finanziate dal PNRR e dal Piano complementare e alle opere commissariate, per far fronte ai maggiori costi risultati dall’adeguamento dei prezzari viene istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze un fondo specifico con una dotazione complessiva di 7,5 miliardi di euro (1,5 miliardi per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026)”.

In entrambi i casi resta valido il meccanismo stabilito sin dall’anno scorso per le risorse stanziate contro il caro materiali: le stazioni appaltanti, infatti, potranno ricorrere a questi fondi solo qualora non disponessero delle risorse attingendo dalle proprie casse.

Per approfondire: Il meccanismo di compensazione al caro materiali 2021

Foto di Rodolfo Quirós da Pexels

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