Il G20 al lavoro per aumentare gli investimenti privati nelle infrastrutture

 

Photocredit: Denis Doukhan da PixabayPartenariati pubblico-privati, nuovi modelli di garanzie pubbliche, maggiore qualità dei progetti infrastrutturali e tassonomia degli investimenti green. Questi i temi trattati a cavallo del weekend da investitori istituzionali di mezzo mondo, governi e autorità UE, riuniti in Italia per capire come aumentare le risorse per gli investimenti infrastrutturali, cruciali per la ripresa post-Covid.

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Si chiama D20-LTIC ed è il Club internazionale degli investitori di lungo periodo (come CDP) che venerdì si è riunito in Italia per parlare di investimenti infrastrutturali e del modo di attrarre sempre più capitali privati. Un tema tanto importante da far partecipare tre ministri (Franco, Giovannini e Cingolani), il commissario UE Gentiloni ed i rappresentanti dei principali fondi di investimento del mondo, presenti in parte anche all’altro evento del G20 sugli investimenti infrastrutturali (questa volta locali) che si è svolto il 27 settembre a Genova.

Che si tratti infatti del mantenimento di infrastrutture ormai obsolete nei paesi sviluppati (vedi la tragedia del Ponte Morandi proprio a Genova) o della realizzazione di nuovi progetti in quelli emergenti, ovunque nel mondo crescono costantemente il fabbisogno di risorse e il gap di finanziamenti disponibili per le infrastrutture, stimato attorno ai 2,5 trilioni di dollari all'anno.

Un deficit incolmabile con i soli fondi pubblici (soprattutto all’indomani del Covid che ha fatto aumentare ovunque il debito pubblico) e che, di conseguenza, richiede un rilancio dell'alleanza pubblico-privata, soprattutto di fronte al calo decennale degli investimenti privati ​​in infrastrutture, passato da 156 miliardi di dollari nel 2010 a 100 miliardi nel 2019.

Le indicazioni del D20 LTIC

Del resto tra cambiamenti climatici, Covid e rivoluzioni green e digital, la sfida è tra quelle non più procrastinabili. Per aumentare il coinvolgimento degli attori privati bisogna però lavorare su diversi fronti, sottolinea il Club fondato nel 2009 da un pool di investitori tra cui CDP, la BEI e la tedesca KfW e che oggi conta 23 tra i più importanti investitori istituzionali di lungo periodo del mondo.

Anzitutto - affermano - è cruciale affrontare gli ostacoli al successo dei PPP (partnership pubblico privato) per promuovere la partecipazione degli investitori privati ​​e a lungo termine, lavorando su temi come: la revisione dei quadri esistenti oppure il miglioramento dell’allocazione del rischio in modo da riflettere il rapporto qualità-prezzo, l'accessibilità e la bancabilità.

Ma fondamentali sono anche:

  • L'adozione di meccanismi di riduzione del rischio da parte di risorse pubbliche, in modo da favorire la moltiplicazione delle risorse finanziarie e ridurre il rischio percepito per gli investitori privati;
  • L’adozione di meccanismi di cartolarizzazione per promuovere la partecipazione degli investitori privati ​​e di lungo termine agli investimenti sociali;
  • La definizione di piani infrastrutturali di lungo periodo per incrementare gli investimenti pubblici e privati;
  • L’adozione di standard ESG comuni per valutare la sostenibilità dei progetti infrastrutturali.

Insomma - chiedono gli investitori - bisogna disporre di una maggiore stabilità del quadro regolatorio, di una certezza di pianificazione di lungo periodo e di una generale complementarietà tra investimenti del settore pubblico e privato, strutturando una partnership che ottimizzi costi, qualità e ritorno per gli investitori.

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Dello stesso avviso anche i ministri intervenuti sia a Roma (durante l’evento curato da CDP), sia a Genova nel corso di quello promosso dalla presidenza italiana e focalizzato sulle infrastrutture locali.

“Il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, gli investimenti infrastrutturali richiedono una partnership pubblico-privato molto forte. E serve un piano: devi sapere dove vuoi andare”, ha infatti sottolineato il ministro dell’ambiente, Roberto Cingolani.

Servono “infrastrutture che durino nel tempo” ha aggiunto il ministro alle infrastrutture Enrico Giovannini, ricordando come il MIMS abbia anche definito delle linee guida ad hoc per legare gli investimenti infrastrutturali all'imperativo di sviluppo sostenibile.

Ma rimangono “rilevanti barriere” - ha sottolineato il ministro all’economia Daniele Franco - che “evitano di sbloccare il pieno potenziale degli investimenti privati in infrastrutture, in particolare degli investitori istituzionali e di lungo termine. "Come policymakers - ha quindi concluso Franco - il nostro ruolo e' affrontare queste sfide”. E in questo la presidenza italiana del G20 ha lavorato “per promuovere la mobilizzazione di capitale attraverso obiettivi piu' sostenibili", nell’ambito di una strategia in cui rientra anche il riconoscimento d’ora in avanti proprio del D20 LTIC come controparte cruciale sui temi degli investimenti di lungo periodo.

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