Via libera di Bruxelles a 12 Recovery Plan. Prefinanziamento a luglio

 

Ursula Von der Leyen - Copyright European Union 2021 - Photographer: Jennifer JacquemartApprovati i PNRR di Lettonia, Italia e Germania, la presidente della Commissione europea ha consegnato mercoledì le pagelle a Belgio e Francia. In tutto 12 Piani di ripresa e resilienza saranno sul tavolo del Consiglio a luglio, che dovrà dare il suo ok e sbloccare l'erogazione dei fondi entro quattro settimane.

Cosa prevede il Recovery Plan di Draghi: mission, progetti e riforme

Tutte A, tranne una B alla voce 'Costi', come già avvenuto per gli altri PNRR finora approvati da Bruxelles, nella pagella dell'Italia consegnata dalla presidente Ursula von der Leyen al premier Draghi il 22 giugno. Secondo la Commissione, il Recovery italiano "contribuisce ad affrontare in modo soddisfacente" le raccomandazioni specifiche dell'UE e rispetta i vincoli di concentrazione tematica delle risorse sulle due priorità della transizione climatica, cui spetta il 37% dei fondi, e digitale, che assorbe il 25% del budget.

Con l'Italia, hanno ricevuto l'ok dell'Esecutivo UE nella stessa giornata anche Lettonia e Germania, mentre i PNRR di Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca e Lussemburgo sono stati approvati la scorsa settimana, Austria e Slovacchia hanno ottenuto il via libera lunedì 21 e Belgio e Francia hanno chiuso mercoledì 23 il tour della numero uno della Commissione.

Una volta incassato l'ok del Consiglio, i 12 Piani potranno ottenere il prefinanziamento previsto dal regolamento del Recovery and Resilience Facility, che nel caso dell'Italia vale circa 25 miliardi di euro.

Cosa prevede il PNRR dell'Italia

Illustrato in conferenza stampa dal ministro dell'economia e delle Finanze Daniele Franco, il 28 aprile, in una dichiarazione congiunta con gli omologhi francese e tedesco, Bruno Le Maire e Olaf Scholz, e con la ministra spagnola degli Affari Economici e della Trasformazione Digitale, Nadia Calviño, il Piano nazionale di ripresa e resilienza dell'Italia è stato inviato alla Commissione il 1° maggio.

Attraverso i 191,5 miliardi assegnati all'Italia a titolo del Recovery and resilience facility - di cui 68,9 milioni in forma di sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti - e i circa 30,6 miliardi del Fondo complementare, il Recovery Plan italiano dovrà perseguire i tre obiettivi chiave di Next Generation EU: il superamento della crisi generata dal Covid, lo sviluppo di un'economia più dinamica, competitiva, avanzata a livello tecnologico e inclusiva, la transizione verde e digitale.

Oltre ai target collegati alla transizione green e digitale, il Recovery italiano punterà a tre obiettivi trasversali a tutte le sei missioni del Piano - riduzione dei divari territoriali tra Nord e Sud del Paese, parità di genere e inclusione dei giovani – e accompagnerà gli investimenti con “ambiziose riforme strutturali”, tra cui quelle della PA, della giustizia e degli appalti pubblici.

Secondo la Commissione si tratta di "una risposta completa e adeguatamente equilibrata alla situazione economica e sociale dell'Italia e contribuisce quindi in modo appropriato ai sei pilastri elencati nel regolamento sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza".

"L'Italia ha presentato un piano di riforme e investimenti che permetterà al paese di affrontare i problemi che hanno frenato lo sviluppo economico e il progresso sociale per troppo tempo. Una pubblica amministrazione più efficace, procedimenti giudiziari più efficienti, una maggiore concorrenza: non stiamo più parlando del libro dei sogni, ma degli elementi chiave di un programma di lavoro dettagliato", ha commentato il commissario all'Economia Paolo Gentiloni. "Allo stesso tempo - ha aggiunto - l'Italia realizzerà investimenti cruciali nella mobilità sostenibile, nelle energie rinnovabili, nella digitalizzazione delle imprese e nella diffusione del 5G e della banda ultra larga, creando così nuove opportunità per tutte le aree del paese".

Gli altri Recovery Plan presentati alla Commissione

Quanto agli altri PNRR, finora Bruxelles ha ricevuto:

  • il 22 aprile il PNRR del Portogallo, che è stato approvato il 16 giugno e vale 16,6 miliardi di euro, di cui 13,9 miliardi in sovvenzioni e 2,7 miliardi in prestiti;
  • il 28 aprile il PNRR della Germania, che è stato approvato il 22 giugno e vale 27,9 miliardi di euro, di cui 25,6 miliardi in grants a titolo del RRF;
  • il 28 aprile il PNRR della Grecia, che è stato approvato il 17 giugno ed è finanziato con 30,5 miliardi, di cui 17,8 miliardi in sovvenzioni e 12,7 miliardi in forma di prestiti,
  • il 29 aprile il PNRR della Francia, che è stato approvato il 23 giugno ed è alimentato con grants del Recovery per un valore di 39,4 miliardi,
  • il 29 aprile il PNRR della Slovacchia, che è stato approvato il 21 giugno e si basa su sovvenzioni del RRF per un importo di 6,3 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR della Danimarca, che è stato approvato il 17 giugno e si basa su grants per 1,5 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR della Spagna, che è stato approvato il 16 giugno e si basa su sovvenzioni per 69,5 miliardi a titolo del Recovery,
  • il 30 aprile il PNRR della Lettonia, che è stato approvato il 22 giugno e prevede sovvenzioni RRF per 1,8 miliardi,
  • il 30 aprile il PNRR del Lussemburgo, che è stato approvato il 18 giugno e beneficia di grants per 93 milioni di euro,
  • il 1° maggio il PNRR del Belgio, che è stato approvato il 23 giugno e prevede sovvenzioni per 5,9 miliardi,
  • il 1° maggio il PNRR dell'Austria, che è stato approvato il 21 giugno ed è alimentato da 3,5 miliardi di sovvenzioni a titolo del RRF,
  • il 1° maggio il PNRR della Slovenia, per un sostegno a titolo del RRF di 2,5 miliardi, di cui 1,8 miliardi in forma di sovvenzioni e 700 milioni in forma di prestiti,
  • il 3 maggio il PNRR della Polonia, che si basa su 23,9 miliardi di sovvenzioni e 12,1 miliardi di prestiti a titolo del Recovery and resilience facility,
  • il 12 maggio il PNRR dell'Ungheria, che ha richiesto al RRF grants per 7,2 miliardi,
  • il 15 maggio il PNRR della Croazia, alimentato con 6,4 miliardi di sovvenzioni a titolo del Recovery,
  • il 15 maggio il PNRR della Lituania, che ha richiesto grants per 2,2 miliardi,
  • il 17 maggio il PNRR di Cipro, che ha richiesto sovvenzioni per un miliardo di euro e prestiti per 227 milioni,
  • il 27 maggio il PNRR della Finlandia, che ha richiesto grants per 2,1 miliardi,
  • il 28 maggio il PNRR dell'Irlanda, che ha chiesto un miliardo in sovvenzioni a titolo del RRF,
  • il 28 maggio il PNRR della Svezia, alimentato dal Recovery and Resilience Facility con 3,2 miliardi di sovvenzioni,
  • il 31 maggio il PNRR della Romania, che si basa su sovvenzioni per 14,3 miliardi e 15 miliardi di prestiti,
  • il 2 giugno il PNRR della Repubblica Ceca, che ha richiesto grants per un totale di 7,1 miliardi,
  • il 18 giugno il PNRR dell'Estonia, che si basa su sovvenzioni per 982,5 milioni di euro.

La scadenza di fine aprile non era rigorosa, per cui non ci saranno conseguenze per i paesi che hanno richiesto più tempo per presentare i Recovery Plan. La maggior parte dei PNRR sono comunque in via di completamento e dovrebbero essere presentati tutti a Bruxelles al più tardi entro fine giugno.

Parallelamente, ha detto il vicepresidente della Commissione UE Valdis Dombrovskis, nel corso di un'audizione presso le commissioni Bilanci e Affari economici del Parlamento UE insieme al commissario Gentiloni, l'Esecutivo UE ha costituito un gruppo di lavoro per la definizione degli atti delegati sullo scoreboard con gli indicatori per la valutazione dei progetti e le verifica delle spese con la partecipazione di osservatori di Parlamento e Consiglio. L'obiettivo di Bruxelles è arrivare all'adozione entro l'autunno.

C'è poi un dibattito, secondo Dombrovskis prematuro, sull'opportunità di rendere permanente il Recovery. “Sappiamo che la struttura è temporanea, ma più successo avremo nella sua implementazione, più spazio ci sarà per una discussione su uno strumento permanente di natura simile", ha detto il vicepresidente dell'Esecutivo UE.

L'iter di approvazione dei Recovery Plan

I Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) devono essere valutati dalla Commissione nell'arco di due mesi dalla presentazione, sulla base degli undici criteri stabiliti nel regolamento del Recovery fund.

Questo sistema di rating permette di giudicare la corrispondenza tra gli investimenti e le riforme individuati nei Piani nazionali e le Raccomandazioni specifiche per paese del Semestre europeo, il contributo al rafforzamento del potenziale di crescita, della creazione di posti di lavoro e della resilienza economica, sociale e istituzionale del paese, all'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e alle transizioni verde e digitale, cui deve essere dedicato rispettivamente, almeno il 37% e il 20% del budget totale. 

Terminata la valutazione, la Commissione predispone per ciascuno Piano un atto legislativo con l'elenco degli interventi previsti e la relativa roadmap e la parola passa al Consiglio, che ha quattro settimane di tempo per approvare il Recovery Plan mediante una decisione di esecuzione.

Una volta ottenuto il via libera del Consiglio, la Commissione può procedere all'erogazione della quota a titolo di prefinanziamento, corrispondente al 13% della dotazione assegnata a ciascun paese.

Cosa serve per l'approvazione dei Recovery Plan

La ratifica della decisione sulle risorse proprie

Lo sblocco dei pagamenti è direttamente collegato alla ratifica della decisione sulle risorse proprie (DRP) da parte di tutti gli Stati membri. Oltre a introdurre la nuova imposta sulla plastica e a stabilire una tabella di marcia per una serie di nuove fonti di entrate che saranno definite da qui al 2026, la decisione è infatti essenziale per permettere alla Commissione di raccogliere sui mercati i 750 miliardi di prestiti del pacchetto Next Generation EU

Con l'adozione della DRP i 27 hanno accettato di aumentare il massimale delle risorse proprie, cioè l'importo massimo dei fondi che l'Unione può richiedere agli Stati membri per finanziare le proprie spese, espresso in percentuale del reddito nazionale lordo dell'UE. La differenza tra questo massimale e la spesa effettiva definisce il margine di manovra di bilancio (headroom) che è necessario per sostenere passività addizionali e come garanzia per le attività di assunzione e di erogazione di prestiti dell'Unione.

Per approfondire: Cos'è la decisione sulle risorse proprie e perchè è importante per il Recovery

Le ultime notifiche formali in merito all'approvazione della decisione sulle risorse proprie da parte degli Stati membri sono arrivate al Consiglio il 31 maggio. Il giorno successivo la Commissione ha annunciato di essere pronta ad avviare il piano di finanziamento di Next Generation EU, sulla base della strategia illustrata il 14 aprile scorso. Con la prima emissione, il 15 giugno, Bruxelles ha raccolto i primi 20 miliardi di euro tramite un'obbligazione a 10 anni con scadenza il 4 luglio 2031.

Parlamento UE, garantire controllo democratico su attuazione Recovery

Parallelamente a questi processi, continua il dialogo strutturato tra la Commissione e il Parlamento europeo che, durante tutto il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e sul pacchetto Next Generation EU, ha chiesto di essere coinvolto nell'attuazione del Recovery.

Con una risoluzione non legislativa adottata il 20 maggio, gli eurodeputati hanno ribadito che, in linea con i contenuti del Regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility - RRF), il Parlamento ha il diritto di essere aggiornato sullo stato di attuazione dei Piani degli Stati membri. La Commissione deve quindi trasmettere al Parlamento sia le informazioni di base che una sintesi delle riforme e degli investimenti dei PNRR ricevuti, per migliorare il dialogo sulla ripresa, assicurare la piena trasparenza e il senso di titolarità dei cittadini.

Il 10 giugno, invece, la plenaria ha approvato una risoluzione sulla valutazione dei PNRR presentati finora dai Paesi UE, chiedendo alla Commissione di valutare attentamente ciascun Piano e di approvare solo quelli che contribuiscono efficacemente alle aree politiche concordate e che rispettano i target di concentrazione della spesa su clima e digitalizzazione, rispettivamente pari al 37% e al 20% del budget.

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