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Quadro a luci e ombre per i fondi europei della Politica di Coesione

 

Commissaria Elisa Ferreira - Photo credit: Photographer: Jennifer Jacquemart - European Union, 2022Gli investimenti finanziati dai fondi strutturali europei hanno contribuito a ridurre i divari territoriali, ma alcune regioni del Sud Europa si trovano in una “trappola dello sviluppo” che la nuova Politica di Coesione 2021-27 e i prossimi cicli di programmazione dovranno provare a sbloccare.

Il pacchetto legislativo della Politica di Coesione 2021-27

Il quadro emerge dall'ottava relazione sulla Politica di Coesione, presentata il 9 febbraio dalla commissaria Elisa Ferreira, per rendere conto del contributo dei fondi strutturali europei all'obiettivo della riduzione delle disparità territoriali e sociali tra le regioni dell'UE. Contributo che il rapporto registra nel calo del 3,5% del divario esistente tra il PIL pro capite del 10% delle regioni meno sviluppate e il PIL pro capite del 10% delle regioni più sviluppate, ma anche nelle previsioni sulla crescita, in base alle quali nel 2023 il PIL pro capite sarà superiore del 2,6% nelle regioni meno sviluppate, e nella riduzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, sceso di 17 milioni tra il 2012 e il 2019.

La mobilitazione dei fondi europei ha permesso in molti contesti di compensare la contrazione della spesa nazionale per investimenti e la prontezza con cui la Politica di Coesione è stata mobilitata in risposta alla pandemia da Coronavirus ha permesso alle regioni di disporre di risorse per affrontare le principali urgenze economiche e sanitarie.

Ora, però, secondo la Commissione, è tempo di tornare a concentrarsi sulla vocazione originaria della Politica regionale, la promozione della convergenza tra i paesi e le regioni dell'UE, che il Recovery and Resilience Facility, nell'ambito del Piano Next Generation EU, non è in grado da solo di perseguire. Tanto più che le nuove sfide collegate alle transizioni digitale ed ecologica metteranno ulteriormente sotto pressione i territori meno sviluppati.

Cosa dice l'ottava relazione sui fondi europei della Politica di Coesione

Da una parte ci sono le regioni meno sviluppate dell'Europa orientale, che a partire dal 2001 hanno iniziato a recuperare terreno rispetto al resto dell'UE, con una sostanziale riduzione del divario in termini di PIL pro capite, ma che ora hanno bisogna di accrescere la competitività per evitare la cosidetta “trappola della sviluppo”. Lo spostamento dell'occupazione dall'agricoltura verso settori a più alto valore aggiunto, sostenuto da investimenti infrastrutturali e bassi costi e salari, ha permesso di promuovere la crescita, ma nel tempo i ritorni sugli investimenti in infrastrutture tenderanno a diminuire e i vantaggi legati ai bassi costi diminuiranno senza investimenti in istruzione, formazione, ricerca e innovazione e nella qualità delle istituzioni.

Dall'altra parte ci sono diverse regioni a reddito medio e meno sviluppate, soprattutto del Sud Europa, che dopo anni di stagnazione o di declino economico – con fasi alterne dalla crisi economica e finanziaria nel 2008 - già si trovano in una trappola dello sviluppo. In queste regioni meno sviluppate - tra cui le italiane, soprattutto Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania e Abruzzo - si riscontrano le maggiori disparità in termini di accesso a lavoro, reddito, istruzione, sanità e il gender gap occupazionale risulta doppio rispetto a quello rilevato nelle più sviluppate.

Entrambe le categorie di regioni, a Est come a Sud, richiedono inoltre forti investimenti sul piano della governance e della capacità istituzionale, dal miglioramento dell'ambiente imprenditoriale all'efficacia del sistema giudiziario, e presentano capacità limitate di promozione dello sviluppo economico da parte dei governi subnazionali, nonostante proprio questi siano chiamati a svolgere un ruolo cruciale nella realizzazione degli investimenti pubblici.

Per rafforzare il ruolo delle regioni e metterle in condizioni di affrontare al meglio i nuovi fattori di disparità collegati alle transizioni gemelle e all'invecchiamento della popolazione, oltre a quelli alimentati dalla pandemia, Bruxelles propone di avviare un ampio dibattito politico sul futuro della Politica di Coesione dopo il 2027, guardando all'orizzonte temporale del 2050.

Il Forum sulla coesione 2022, in agenda il 17 e il 18 marzo, sarà la prima occasione per avviare questo confronto tra le parti interessate sugli insegnamenti da trarre dalla recente crisi e su come progettare una Politica regionale che garantisca che nessun territorio venga lasciato indietro.

Fondi europei 2021-27: cosa prevede il nuovo Accordo di partenariato

Le proposte per la Politica di Coesione post 2027 e le sinergie con il Recovery

Alcuni punti di partenza possibili sono già contenuti nella relazione della Commissione.

Anzitutto, occorre aumentare l'efficacia delle politiche locali, integrando le politiche strutturali a livello nazionale con politiche place-based, non solo per quanto riguarda i piani finanziati dal Fondo per una transizione giusta, ma anche per rafforzare la competitività e l'ecosistema dell'innovazione, attraverso le strategie di specializzazione intelligente, e affrontando le le transizioni verde e digitale con un approccio di sviluppo territoriale integrato. L'attuazione della Politica di Coesione dovrebbe inoltre essere snellita ulteriormente, sia rafforzando governance multilivello e principio di partenariato, che prevendendo maggiori semplificazioni a vantaggio dei beneficiari finali.

Secondo la relazione i fondi strutturali europei dovrebbero anche svolgere un ruolo maggiore nel sostenere gli investimenti pubblici e privati nelle transizioni verde, digitale e demografica, anche facendo leva sulle risorse del settore privato e favorendo adeguamenti istituzionali che consentano una maggiore spesa pubblica, attraverso le entrate fiscali, i diritti di utenza, i canoni e altre fonti di reddito a lungo termine. Anche gli investimenti nelle persone, lungo tutto l'arco della vita, dovrebbero essere aumentati, da quelli per l'istruzione e la formazione a quelli per l'inclusione sociale e per lo sviluppo delle capacità imprenditoriali.

Serve poi un cambio di passo per rendere effettiva la complementarità tra le fonti di finanziamento UE, per cui rispetto all'attuale approccio alle sinergie basato sugli input e sui flussi finanziari bisognerebbe concentrarsi maggiormente sulle reali complementarità e sulle interdipendenze strategiche tra settori e tra politiche europee. Con l'introduzione di un nuovo principio trasversale, in aggiunta al do no significant harm: "non nuocere alla coesione", nel senso che nessuna azione che possa ostacolare il processo di convergenza o contribuire alle disparità regionali dovrebbe essere essere ulteriormente sviluppata e integrata nel processo decisionale.

Il banco di prova potrebbero essere già i PNRR: il Recovery and Resilience Facility deve già assicurare il 37% all'azione per il clima e il 20% alla transizione digitale; garantire che queste risorse contribuiscano anche alla coesione in modo coordinato è per Bruxelles una sfida fondamentale.

I fondi europei a disposizione dell'Italia nel settennato 2021-27

Consulta la relazione: Communication on the 8th Cohesion Report: Cohesion in Europe towards 2050

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