Dalla Manovra novità per il patent box

Decreto fiscale patent box ricercaLa legge di Bilancio 2022 (legge n. 234-2021) va a modificare la nuova disciplina del patent box introdotta dalla legge di conversione del decreto Fiscale (dl n. 146-2021). Ecco cosa cambia.

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Il decreto Fisco-Lavoro recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili ha infatti introdotto alcune novità importanti per le imprese che effettuano investimenti 4.0, con riferimento al patent box e al tax credit per ricerca e sviluppo.

La Manovra 2022 va a ritoccare ulteriormente la nuova disciplina del patent box, con una serie di novità.

Come cambia il Patent box

L'incentivo nel decreto Fiscale

Il patent box è un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali, come: software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Per semplificare l'accesso al patent box, il decreto Fiscale lo trasforma da regime fiscale di favore in un’agevolazione che maggiora del 90% i costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione ai costi ammissibili, tra cui rientrano anche i marchi d’impresa.

Sarà compito dell'Agenzia delle Entrate definire le modalità e le procedure per accedere a questa nuova opzione del patent box. Tuttavia chi ne usufruirà non potrà richiedere il bonus R&S.

Le novità previste dalla Manovra 2022

La trasformazione del patent box da detassazione del reddito a deduzione dei costi ha dato vita nei mesi scorsi ad un ampio dibattito tra imprese ed istituzioni, dove non sono mancate le critiche, tra cui quella del numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha parlato di "morte del patent box".

Entrando nel merito delle criticità del nuovo patent box, anche l'ufficio studi di Camera e Senato nel dossier sul decreto Fiscale ha messo in evidenza un vuoto normativo. Nel provvedimento manca, infatti, "una specifica disciplina transitoria per i soggetti che, con riferimento all’anno 2020, intendevano utilizzare - ovvero rinnovare - per la prima volta l’abrogato patent box mediante autoliquidazione in dichiarazione e, tuttavia, non abbiano ancora presentato la dichiarazione dei redditi 2020, i cui termini sono ancora aperti".

La Manovra 2022 cerca da un lato di colmare questo vuoto normativo modificando la disciplina transitoria, dall'altro introduce alcune novità.

Innanzitutto, la maggiorazione fiscale dei costi di ricerca e sviluppo viene elevata dal 90% al 110%, mentre si restringe il perimetro dei beni agevolabili (software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli).

Inoltre, si consente ai contribuenti, per tutta la durata dell'opzione, di usufruire sia del nuovo patent box, sia del credito d'imposta per le spese di ricerca e sviluppo.

Viene modificata la disciplina transitoria di passaggio dal vecchio al nuovo regime, per non obbligare al transito automatico al nuovo patent box chi abbia esercitato l’opzione per l’originario istituto, con riferimento ad anni antecedenti al 2021. Modificata anche la decorrenza della nuova disciplina del patent box: invece del termine iniziale del 22 ottobre 2021, questa si applica alle opzioni esercitate con riferimento al periodo di imposta in corso alla data della loro entrata in vigore e ai successivi periodi di imposta.

Infine, viene introdotto un meccanismo di 'recapture' in base al quale - nel caso in cui le spese agevolabili siano sostenute in vista della creazione di una o più immobilizzazioni immateriali oggetto di patent box - il contribuente può usufruire della maggiorazione del 110% a decorrere dal periodo di imposta in cui l’immobilizzazione immateriale ottiene un titolo di privativa industriale.

Consulta il testo della legge di Bilancio 2022 (legge n. 234-2021), Gazzetta ufficiale n. 310 del 31 dicembre 2021, Supplemento ordinario n. 49

Riversamento spontaneo del credito d'imposta ricerca e sviluppo

Coloro che hanno indebitamente utilizzato in compensazione il credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo potranno riversarlo spontaneamente inviando apposita richiesta all'Agenzia delle Entrate. E' un'altra delle novità introdotte dal decreto Fiscale, che definisce la procedura per il 'riversamento spontaneo' e fissa alcuni paletti.

La nuova procedura interessa i soggetti che - a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 - hanno realmente svolto, sostenendo le relative spese, attività in tutto o in parte non qualificabili come attività di ricerca e sviluppo ammissibili nell’accezione rilevante ai fini del credito d’imposta.

Potranno accedervi anche "i soggetti che abbiano commesso errori nella quantificazione o nell’individuazione delle spese ammissibili in violazione dei principi di pertinenza e congruità nonché nella determinazione della media storica di riferimento". Restano esclusi, invece, i casi di condotte fraudolente, falsificazione o assenza della documentazione.

Spetterà all'Agenzia delle Entrate predisporre il modello di comunicazione per la richiesta di riversamento spontaneo, che dovrà essere inviato entro il 30 settembre 2022.

Consulta il testo coordinato del decreto legge n. 146-2021, Gazzetta n. 301 del 20 dicembre 2021

Consulta la legge n. 215-2021, conversione in legge del dl n. 146-2021, Gazzetta n. 301 del 20 dicembre 2021