Dl Sostegni bis: Patrimonio Destinato esteso al 31 dicembre 2021

 

Patrimonio Rilancio CDPSettimane di novità per Patrimonio Rilancio, la misura per il rafforzamento della patrimonializzazione delle grandi imprese varata lo scorso anno. Dopo la costituzione dello strumento da parte di CDP, infatti, a fine maggio è arrivato anche il dl Sostegni bis che ha esteso gli interventi fino a fine 2021.

Dl Rilancio: le misure per il rafforzamento patrimoniale delle imprese

Nuovo passo operativo per Patrimonio Destinato, lo strumento creato lo scorso anno dal decreto Rilancio per supportare una parte importante del nostro tessuto economico, quello costituito dalle grandi imprese strategiche con un fatturato sopra i 50 milioni di euro, davanti agli effetti negativi causati dal Covid.

L’articolo 17 del dl Sostegni bis, infatti, ha esteso al 31 dicembre 2021 gli interventi del Patrimonio Destinato effettuati nelle forme e alle condizioni previste dal Temporary Framework sugli aiuti di stato della Commissione europea. Una novità che letta assieme alla costituzione ufficiale di Patrimonio Destinato da parte dell’Assemblea degli azionisti di CDP il 26 maggio, alla pubblicazione del decreto del MEF con i primi 3 miliardi e al Regolamento operativo della misura (il n. 26 del 3 febbraio 2021), rende sempre più vicino l’avvio dell’effettiva operatività dello strumento. 

Dopo l’entrata in vigore delle prime tre misure previste dal dl Rilancio per il rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane (che si rivolgono però alle PMI), a breve dovrebbe essere la volta, quindi, della misura pensata per le grandi imprese.

Che cos’è Patrimonio Destinato di CDP

Nato con il duplice obiettivo di tutelare i nostri gioielli produttivi e di contribuire a traghettare il Paese fuori dalla crisi generata dalla pandemia, Patrimonio Destinato è un società veicolo ad hoc creata dal decreto Rilancio e gestita da Cassa depositi e prestiti (CDP). La misura consente di supportare la ricapitalizzazione di società per azioni con sede in Italia (escluse banche e assicurazioni) che abbiano un fatturato superiore ai 50 milioni di euro.

Si tratta di un intervento, quindi, che consolida la base di capitale delle grandi imprese andate in sofferenza in questi mesi a causa del Covid, grazie a un portafoglio di interventi, con limitati impatti sulla governance, quali strumenti ibridi di patrimonializzazione e aumenti di capitale.

Più nello specifico Patrimonio Rilancio prevede tre tipologie di operatività:

  • Il Fondo Nazionale Supporto Temporaneo (FNST), che prevede interventi temporanei in aziende sane che hanno subìto impatti derivanti dall’emergenza Covid-19, tramite strumenti come: aumenti di capitale, prestiti obbligazionari convertendi, prestiti obbligazionari subordinati convertibili e prestiti obbligazionari subordinati;
  • Il Fondo Nazionale Strategico (FNS) che, invece, prevede  investimenti (sia di carattere diretto che indiretto) con il coinvolgimento di altri investitori di mercato, in imprese caratterizzate da solide prospettive di crescita, al fine di supportarne i piani di sviluppo. Si tratta di operatività a condizioni di mercato, che prevede, in particolare, la sottoscrizione di aumenti di capitale e prestiti obbligazionari convertibili;
  • Il Fondo Nazionale Ristrutturazioni Imprese dedicato, infine, agli investimenti a condizioni di mercato in aziende caratterizzate da temporanei squilibri patrimoniali e finanziari e adeguate prospettive di redditività, in co-investimento con altri player di mercato e anche mediante interventi di carattere indiretto con il coinvolgimento di Fondi di turnaround.

Complessivamente, quindi, Patrimonio Destinato funziona tramite quattro operazioni di ricapitalizzazione:

  • La partecipazione ad aumenti di capitale; 
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati con obbligo di conversione;
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati convertibili;
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati.

Prima del dl Sostegni bis, la sottoscrizione di tutte le operazioni di ricapitalizzazione (tranne quella sui prestiti obbligazionari subordinati che prevedeva contratti da sottoscrivere entro il 30 giugno 2021) era fissata per il 30 settembre 2021. Il dl 73-2021, invece, ha prorogato tutte le scadenze al 31 dicembre 2021, in linea con la Comunicazione della Commissione UE C 2021/C 34/06 dello scorso 28 gennaio 2021.

Cosa prevede il dl Sostegni bis per imprese, cittadini e lavoratori?

Quali aziende possono accedere a Patrimonio Destinato

Entrando nel merito delle aziende che possono beneficiare di Patrimonio Destinato, il Regolamento 26-2021 (pubblicato sulla GURI del 10 marzo) specifica che si tratta delle “società per azioni, anche con azioni quotate in mercati regolamentati, comprese quelle costituite in forma cooperativa” che hanno sede legale in Italia e un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro. 

Oltre a questi requisiti “base”, la società deve soddisfare in via cumulativa anche i seguenti requisiti.

Il primo requisito è quello che prevede che “in assenza dell'intervento, la società rischia di perdere la continuità aziendale. Tale requisito”, prosegue il Regolamento, “s’intende soddisfatto qualora alla data di richiesta dell'intervento il rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto” (ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo dell'impresa) è “maggiore rispetto al livello normalizzato specifico del settore in cui opera l'impresa, calcolato come la media del rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto mediano ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo mediano per il triennio 2017-2019, e almeno uno di tali rapporti ha registrato un deterioramento rispetto ai relativi valori registrati alla data del 31 dicembre 2019”.

Il secondo requisito è quello relativo alla “strategicità” dell'impresa. Secondo il Regolamento, infatti, l’azienda è ammessa se risulta essere “nell'interesse generale intervenire, in quanto l'intervento contribuisce ad evitare difficoltà di ordine sociale e considerevoli perdite di posti di lavoro, l'uscita dal mercato di un'impresa innovativa o di importanza sistemica, il rischio di perturbazioni di un servizio importante o situazioni analoghe debitamente giustificate”. Ma cosa significa nel concreto? I dettagli sono indicati sempre nel Regolamento. Il decreto infatti afferma che tale “requisito si intende soddisfatto qualora l'impresa appartenga ad almeno una delle seguenti categorie”: 

  • “Imprese operanti in uno dei seguenti settori strategici: ferrovie; strade e autostrade; sistemi  di  trasporto  rapido  di  massa  per  le  aree metropolitane; porti e interporti; aeroporti; ciclovie;
  • Imprese di rilevante interesse nazionale o ad alto contenuto tecnologico individuate secondo i seguenti requisiti dimensionali e di settore (...) per tali intendendosi le imprese beneficiarie operanti nei seguenti settori: difesa; sicurezza; infrastrutture; trasporti; comunicazione; energia; ricerca e innovazione ad alto contenuto tecnologico; turistico-alberghiero; agroalimentare e della distribuzione; gestione di beni culturali e artistici;
  • Al di fuori delle società operanti nei predetti settori, sono altresì di rilevante interesse nazionale le società con un fatturato annuo netto non inferiore a 300 milioni di euro;
  • Imprese che rientrano nel 30% delle imprese con maggior numero di dipendenti nella provincia dove è situata la propria sede legale ovvero la sede dello stabilimento produttivo”.

Il terzo requisito che deve essere posseduto è quello relativo alla possibilità di ottenere i soldi altrove. Il Regolamento infatti prevede che è ammessa l'impresa che, “avuto riguardo alle interlocuzioni con il settore bancario, non ha potuto reperire finanziamenti sui mercati a condizioni accessibili”. 

Il quarto requisito prevede che l'impresa non si trovasse, “alla data del 31 dicembre 2019, in situazione di difficoltà”.

Infine l’ultimo requisito è quello che, “alla Data di richiesta dell'intervento, l'impresa non è societa a partecipazione pubblica, ad eccezione delle società in cui la partecipazione pubblica è inferiore al 10% del capitale sociale e delle società quotate”.

Cosa disciplina il Regolamento di Patrimonio Destinato?

Come si è visto, oltre a indicare nel dettaglio i requisiti per accedere alla misura, il decreto 26-2021 interviene anche in merito a:

  • I criteri di valutazione della congruità del Patrimonio Destinato; 
  • I criteri e le modalità di restituzione al Ministero dell'economia da parte di CDP della quota degli apporti che risulti eventualmente eccedente rispetto alle finalità per cui è costituito il Patrimonio Destinato; 
  • I criteri, le condizioni e le modalità di operatività della garanzia di ultima istanza dello Stato sulle obbligazioni del Patrimonio Destinato; 
  • La remunerazione e il funzionamento del conto corrente di tesoreria centrale fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio Destinato.

Gli aspetti innovativi di Patrimonio Destinato, che rendono più efficace l’aiuto

L’Italia è stata tra i primi paesi a creare uno strumento simile, sfruttando il Temporary Framework europeo sugli aiuti di stato. Tra i diversi aiuti temporanei previsti da Bruxelles, infatti, c’è anche quello che permette interventi mirati di ricapitalizzazione. Una misura essenziale per sostenere le imprese e che l’Italia ha colto al balzo, inserendola già nel dl Rilancio.

Invece di trasporre semplicemente quanto previsto da Bruxelles, però, il governo italiano ha preferito dialogare con la Commissione, in modo da mettere in campo uno strumento adatto alle esigenze italiane, rendendolo effettivamente utile alle imprese.

Patrimonio Destinato ha infatti allargato la platea di strumenti previsti dal Temporary Framework, aggiungendone due, come aveva avuto modo di spiegare a settembre l'allora ministro dell’economia Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione parlamentare. “Il Temporary Framework contempla solo due tipi di interventi: la sottoscrizione di azioni e la sottoscrizione di strumenti ibridi automaticamente convertiti in azioni nel caso in cui alla scadenza l’impresa beneficiaria non sia ancora in grado di rimborsare i titoli”. Nell’interlocuzione con la Commissione europea, invece, l’Italia ha proposto di aggiungere “anche degli ibridi convertibili, (l’opzione della conversione dei quali è nelle mani del sottoscrittore) che non sono esplicitamente contemplati dal TF e che sono al tempo stesso più convenienti per l’impresa e offrono maggiori salvaguardie per lo Stato”.

Il primo apporto di 3 miliardi a Patrimonio Destinato di CDP

Come è ormai noto a chi ha seguito la genesi del Fondo, la dotazione complessiva di Patrimonio Destinato vale 44 miliardi di euro. Di questi, “ai fini della dotazione iniziale del Patrimonio Destinato sono assegnati”, si legge nel decreto del MEF del 7 maggio, “titoli di Stato per un controvalore di 3 miliardi di euro, dei quali il Dipartimento del Tesoro dispone l'emissione entro 15 giorni lavorativi dalla pubblicazione in Gazzetta” del decreto - avvenuta il 15 maggio - e “la conseguente assegnazione”.

Come ricorda infatti il decreto del MEF sulla prima tranche di fondi, per il 2020 “è autorizzata l’assegnazione a CDP di titoli di Stato, nel limite massimo di 44 miliardi di euro, appositamente emessi”.

Fonti governative hanno riportato alla Reuters che “il patrimonio destinato sarà costituito in più tranche” e pertanto, dopo il primo decreto del MEF da 3 miliardi, nel prossimo futuro ne dovrebbero seguire altri.

Consulta il Regolamento, decreto n. 26 del 3 febbraio 2021

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