FASI: Funding Aid Strategies Investments

Cosa prevede il progetto preliminare del nuovo Codice Appalti?

 

Foto di Ylanite KoppensA cavallo del cambio di governo, il Consiglio di Stato ha consegnato a Palazzo Chigi il progetto preliminare del nuovo Codice Appalti, una delle riforme più importanti previste dal PNRR. Arrivato nelle mani di Mario Draghi, il dossier è stato lasciato sulla scrivania della neo-premier Giorgia Meloni a cui spetta decidere i prossimi passi. 

Cosa prevede la Legge Delega appalti 2022?

Anche sul fronte appalti la partenza del nuovo governo è, dunque, tutta in salita. In linea con la scadenza prevista dalla Legge delega sugli appalti, infatti, lo scorso 20 ottobre il presidente del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ha consegnato al premier uscente, Mario Draghi, lo schema di Decreto legislativo sul nuovo Codice Appalti.

La trasmissione del documento, coincidente di fatto con il passaggio di consegne tra Draghi e Meloni, fa sì che la decisione su se e come portare avanti la riforma del mondo degli appalti spetti alla nuova premier, che sul tema dovrà decidere assieme al ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini. 

Tre le ipotesi percorribili: accettare il lavoro realizzato dal Consiglio di Stato e procedere su quella strada; modificarlo; oppure metterlo del tutto da parte. Alla luce delle scadenze fissate dal PNRR - che prevedono l’entrata in vigore del nuovo Codice entro il 31 marzo 2023 - le vie percorribili sembrerebbero essere la prima o, al massimo, la seconda.

Non c’è dubbio, però, che quello “Appalti” - nonostante la natura squisitamente tecnica - sia da sempre un tema anche fortemente politico, su cui potrebbe dunque pesare il passaggio di un Ministero, come il MIMS, dalle mani di un tecnico come Giovannini a un politico come Salvini. Su questo fronte, però, si sentirà forte anche la voce della nuova presidente del Consiglio a cui la Legge delega attribuisce il compito di adottare i decreti legislativi relativi alla disciplina dei contratti pubblici, in tandem però con il titolare del MIMS.

Le caratteristiche del nuovo Codice Appalti

Al di là degli sviluppi della vicenda, per ora quel che è certo è che il nuovo Codice Appalti disegnato dal Consiglio di Stato possiede tre caratteristiche che dovrebbero assicurare una nuova stagione dei contratti pubblici in Italia. 

La prima caratteristica è il fatto di essere un Codice autoapplicativo, vista l‘assenza di previsione di provvedimenti attuativi. Il Codice contiene infatti degli allegati (al posto di provvedimenti di secondo livello come regolamenti o linee guida) che hanno una funzione di guideline applicativa delle norme e che hanno inizialmente valore di legge. Per evitare però passaggi troppo lunghi per la loro eventuale modifica futura, tali allegati sono anche immediatamente delegificati, in modo che potranno essere cambiati con norma regolamentare. In conclusione, quindi, si tratta di un Codice che è subito attuabile ma che, per il futuro, non dovrebbe essere eccessivamente ingessato.

La seconda caratteristica degna di nota è la maggiore capacità di comprensione del testo. Il nuovo Codice Appalti, infatti, riduce del 30% le parole utilizzate e adotta un vocabolario meno burocratico. In un articolo pubblicato sul Sole24Ore, il Coordinatore della Commissione speciale per il codice appalti presso il Consiglio di Stato, Luigi Carbone, ha ad esempio spiegato che invece di “nei casi in cui”, si è iniziato a usare “quando”. Un’evoluzione stilistica che sembra di poco conto ma che invece, se applicata in misura ampia, dovrebbe consegnare un testo normativo di facile lettura.

Infine la terza caratteristica è quella dell’orientamento al “principio di risultato”, cioè un’interpretazione delle norme orientata all’utilità, che dovrebbe assicurare anche il superamento della “paura della firma” tramite una chiara definizione delle responsabiltà del RUP.

Al di là di queste macro caratteristiche, il nuovo Codice Appalti reca tutta una serie di novità, in parte mutuate da esperienze estere di successo. Su questo fronte si segnala, ad esempio, la revisione dei prezzi obbligatoria, ispirata al modello francese che la prevede rapida e automatica. 

Ampia limitazione anche del “gold - plating”, cioè della pratica con cui gli Stati UE aggiungono ulteriori regole rispetto a quelle previste dalle direttive comunitarie, appesantendo spesso in maniera eccessiva le norme.

Dopo il pressing di Bruxelles, nel nuovo Codice Appalti sarebbe anche venir ammesso il subappalto a cascata (cioè la possibilità per i subappaltatori di subappaltatore ulteriormente). Soppresso poi il livello di progettazione definitiva, mentre si dà forte impulso alla digitalizzazione di tutte le fasi di gara in modo da velocizzare le procedure e ridurre la corruzione.

Il lavoro del Consiglio di Stato sul nuovo Codice Appalti

Come già accennato, la definizione del nuovo Codice Appalti è stata realizzata da una Commissione speciale del Consiglio di Stato, appositamente istituita il 4 luglio 2022 dal presidente Franco Frattini e coordinata da Luigi Carbone, presidente della sezione per gli atti normativi del Consiglio di Stato.

La Commissione è stata suddivisa in sei gruppi di lavoro ed ha visto la collaborazione non solo dei membri del Consiglio di Stato, ma anche da rappresentanti del TAR, della Cassazione, della Corte dei Conti, dell'Avvocatura dello Stato, oltre che di docenti universitari, avvocati, economisti e ingegneri. Dentro è finito anche un accademico della Crusca che ha lavorato per “sburocratizzare” il linguaggio del Codice.

Il risultato è stato un testo suddiviso in sei libri che - spiega Carbone - deve finire di essere affinato, anche sulla base di scelte politiche che spettano dunque al Governo, e che pertanto è ancora provvisorio e non divulgabile.

Rispettata la scadenza del 20 ottobre 2022 per la consegna del documento da parte del Consiglio di Stato, adesso la palla passa alla premier Meloni e al MIMS, chiamati ad accordarsi sul testo che andrà alla Conferenza Stato-Regioni, a cui sono attribuiti 30 giorni di tempo per esprimersi. Dopo di che il testo torna al Consiglio dei Ministri che, una volta adottato in prima lettura, lo invia alle Camere per il loro parere. A quel punto il testo torna al CdM per la seconda approvazione, per poi diventare legge. Ciò significa che, calendario alla mano, entro dicembre il Governo deve decidere che fare e semmai avviare l’iter, se vorrà rispettare la deadline PNRR del 31 marzo 2023 per l’entrata in vigore del nuovo Codice.

Foto di Ylanite Koppens

Per continuare a leggere gli articoli inserisci la tua...
o