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Materie prime critiche: in arrivo la legge europea

 

Materi prime criticheLo ha annunciato ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il suo discorso sullo Stato dell'Unione, proponendo anche la creazione di un nuovo Fondo per la sovranità europea.

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L'obiettivo è assicurare l'accesso delle imprese europee alle materie prime critiche, garantendo la transizione verso un'economia sostenibile e digitale.

Materie prime critiche: cosa sono?

Si tratta di materiali di strategica importanza economica per l’Europa e caratterizzati allo stesso tempo da un alto rischio di fornitura.

Sono materie prime fondamentali per numerose attività industriali, particolarmente importanti per la transizione ecologica; vengono utilizzate per esempio nelle turbine eoliche, nei pannelli fotovoltaici e nelle batterie. Queste tecnologie richiedono una grande quantità di minerali e metalli, con una domanda prevista in continua crescita nei prossimi anni.

Si stima, per esempio, che al 2030 l’Europa avrà bisogno di 18 volte più litio e 5 volte più cobalto rispetto ai livelli attuali per la fabbricazione di batterie per veicoli elettrici e stoccaggio di energia. Nel 2050, questo fabbisogno crescerà a 60 volte più litio e 15 volte più cobalto rispetto ai livelli attuali. Per il neodimio, già nel 2025 potrebbero servire 120 volte l’attuale domanda dell’Unione Europea.

L’elenco delle materie prime critiche è in continuo aggiornamento da parte della Commissione UE; l’ultimo è stato pubblicato nel 2020 e comprende 30 materie prime critiche.

Il rischio di fornitura dipende principalmente dalla sua concentrazione in pochi, se non singoli paesi, dalla governance dei fornitori, dal contributo del riciclo e dalla dipendenza europea dalle importazioni.

La Cina fornisce all’UE circa il 98% delle terre rare, la Turchia il 98% del borato, il Sudafrica il 71% del platino e una percentuale ancora più alta per i materiali del gruppo del platino: iridio, rodio, rutenio. Il litio è fornito al 78% dal Cile, mentre la fornitura di alcune materie prime critiche con l’afnio e lo stronzio dipendono da singole aziende europee.

La strategia UE per le materie prime critiche: in arrivo la legge europea

Ripercorrendo la strada già tracciata per i semiconduttori con l'European Chips Act, la normativa in arrivo - annunciata dalla von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell'Unione - intende ridurre la dipendenza dell'UE da altri paesi, in primis la Cina, e garantire all'industria europea l'accesso alle materie prime critiche. Come?

Tramite l'individuazione di progetti strategici lungo tutta la catena di approvvigionamento (dall'estrazione alla raffinazione, dalla trasformazione al riciclaggio) e la creazione di riserve strategiche.

Inoltre, lato approvvigionamento, è intenzione della Commissione europea definire accordi commerciali con partner che condividono i principi dell'UE e le regioni in crescita. A tal proposito la presidente ha dichiarato che sottoporrà a ratifica gli accordi con Cile, Messico e Nuova Zelanda, ricordando che sono in corso i negoziati con partner importanti come Australia e India.

Lato finanziamenti, poi, la von der Leyen ha annunciato la volontà di aumentare la partecipazione finanziaria della Commissione UE agli importanti progetti di interesse comune europeo (IPCEI), e la creazione di un nuovo Fondo per la sovranità europea.

Questi interventi si aggiungono alla strategia messa in atto negli ultimi anni dall'UE per rendere più affidabile, sicuro e sostenibile l’approvvigionamento delle materie prime critiche, in linea con le priorità del Green deal europeo.

Nel 2020 è stata adottata la comunicazione contenente il piano d’azione per le materie prime critiche, seguita dal lancio dell’European Raw Material Alliance (ERMA), che riunisce stakeholders di diversi paesi per rafforzare la resilienza e l’autonomia strategica dell’UE.

Inoltre, alla fine del 2021 l'Europarlamento ha approvato una risoluzione sulla strategia europea per le materie prime critiche, chiedendo di rafforzare l'autonomia strategica dell'UE attraverso la costruzione di un mercato secondario con risorse riciclate.

Per approfondire: Contro la crisi dei microchip l’Europa deve ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime

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