Recovery, più fondi per progetti coesione e investimenti ZES

 

Aree interne - Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay Rispetto al PNRR Conte, il Piano ripresa e resilienza del governo Draghi reca importanti novità per gli interventi speciali per la coesione. Aumentano le risorse (anche se alcuni interventi vengono spostati nel Fondo complementare al Recovery) e appaiono le ZES, volute da Carfagna come volano per gli investimenti.

Cosa prevede il Recovery Plan

Buone notizie sul fronte dei progetti speciali per la coesione territoriale previsti nel Piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR), individuati dalla componente 3 della missione 5 (M5C3) del Recovery. Le risorse per la coesione, infatti, passano dai 4,18 miliardi del Piano Conte ai 4,41 miliardi di PNRR licenziato dal nuovo governo.

L’aumento di fondi, unito a una loro rimodulazione, ha permesso di introdurre nel Piano anche le Zone economiche speciali (ZES), fortemente volute dalla ministra per il Sud e la coesione, Mara Carfagna, per rilanciare gli investimenti in varie parti del Paese.

Accanto a queste novità, figura poi una complessiva rimodulazione degli altri investimenti che però, al di là di questo, mantengono sostanzialmente la struttura originariamente prevista.

Ultima novità degna di nota è, infine, l'inserimento delle risorse per i territori colpiti dal sisma (1,78 miliardi) nel Fondo complementare, il contenitore voluto da Draghi per finanziare i progetti esclusi per vari motivi dal PNRR ufficiale, ma comunque necessari per il rilancio del Paese. Un tecnicismo, certo, che però va tenuto a mente quando ci si avventura nella lettura del Piano, anche perchè al Recovery domestico non si applicano gli obblighi di rendicontazione a Bruxelles, nè la scadenza del 2026.

Le risorse della M5C3 ammontano quindi in tutto a 4,41 miliardi di cui:

  • 1,98 miliardi previsti dal PNRR;
  • 2,43 miliardi presenti invece nel Fondo complementare, che, oltre agli interventi per il sisma, contiene anche altre linee di finanziamento.

I fondi del PNRR per le aree interne

A fronte del complessivo aumento delle risorse, alcuni interventi si sono visti ridurre invece il budget a disposizione. E’ il caso ad esempio dei fondi per la Strategia nazionale per le aree interne (SNAI) che sono passati da 1,5 a 1,13 miliardi di euro, con un calo quindi di 370 milioni. Per finanziare le ZES, infatti, il governo ha deciso di sacrificare una parte dei fondi destinati alle aree interne che però, nel complesso, continuano a sostenere le stesse progettualità e cioè: 

  • Il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture sociali di comunità;
  • I servizi sanitari di prossimità nei Comuni sotto i 3mila abitanti, abilitando le farmacie all'erogazione di servizi diagnostici grazie all’assegnazione di risorse per incentivare i privati a investire nell’adeguamento delle farmacie.

A questi interventi, si affiancano poi quelli previsti dal Fondo complementare che stanzia 300 milioni (del 1,13 miliardi complessivi) per il miglioramento della sicurezza stradale.

Recovery fund e ZES

La vera novità del nuovo Piano è sicuramente costituita dalle Zone economiche speciali (ZES). Come ha infatti spiegato Mara Carfagna, “la versione precedente del PNRR non conteneva alcun riferimento alle aree ZES, che io ritengo invece una delle più grandi opportunità di rilancio e sviluppo per il Sud. Per questo, abbiamo lavorato in coerenza con le linee del Piano, introducendo al contempo investimenti e riforme per queste aree”. 

Grazie quindi a uno stanziamento di 630 milioni di euro, il Piano consentirà di “potenziare le infrastrutture delle aree portuali, retroportuali e connesse” ha proseguito la ministra, “oltre a poco più di un miliardo rivolto a modernizzare più in generale i porti meridionali. Sono risorse che prima non c’erano e adesso ci sono", ha quindi specificato la numero uno del Ministero per il Sud e la coesione.

Scorrendo le pagine del Piano, emerge che gli investimenti infrastrutturali mirano ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti (in particolare con le reti TEN-T), al fine di rendere efficace l’attuazione delle stesse ZES. Nell’ambito quindi dei Piani strategici di sviluppo delle otto ZES coinvolte (Campania, Calabria; Ionica Interregionale in Puglia e Basilicata; Adriatica Interregionale in Puglia e Molise; Sicilia occidentale; Sicilia orientale; Abruzzo; Sardegna) sono previste diverse progettualità infrastrutturali come:

  • Collegamenti di “ultimo miglio” (soprattutto ferroviari) tra le aree industriali e la rete SNIT e TEN-T;
  • Urbanizzazioni primarie;
  • Reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d’arte serventi (spesso vetuste).

Oltre ai finanziamenti, però, il Piano procederà anche “con una riforma delle ZES, visto che quasi quattro anni dopo la loro istituzione esistono di fatto ancora solo sulla carta”, ha spiegato Carfagna. “Introdurremo un regime di autorizzazione unica per gli investitori, la cui responsabilità sarà in capo al commissario, che presiederà anche la conferenza dei servizi. Così investire nelle ZES non sarà solo conveniente, ma anche più facile e veloce. Daremo quindi al commissario una struttura tecnica propria e ci stiamo attivando per affiancare al personale nelle sedi locali anche un ufficio di coordinamento nazionale. Infine - ha proseguito la ministra - raddoppieremo nelle aree ZES il credito d’imposta, che passerà da 50 a 100 milioni di euro e sarà allargato anche agli immobili strumentali".

PNRR e fondi terremoto

Il miliardo e 780 milioni di euro per i territori colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016 finisce, invece, nel Fondo complementare al PNRR

Mancando ancora il documento sul Fondo, non si hanno indicazioni precise sull’impiego delle risorse. Sulla base però di quanto previsto dalla precedente versione del Piano (che stanziava le stesse cifre) è presumibile pensare che i fondi saranno usati per la ricostruzione privata, il miglioramento dell'efficienza energetica e della sicurezza sismica degli edifici, definite in coordinamento con il commissario per il sisma.

Beni confiscati alla mafia e Recovery

300 milioni saranno invece usati per la valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alle mafie, per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore dei giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro.

Gli investimenti saranno finalizzati a restituire alla collettività i beni confiscati sia per fini sociali, che per l'avvio di attività economiche che possono generare nuovi posti di lavoro.

Povertà educativa e ecosistemi innovazione

Infine, il resto delle risorse sono destinate, da un lato, ad azioni dirette a contrastare la povertà educativa, dall’altro agli ecosistemi dell’innovazione.

Nel primo caso parliamo di 220 milioni di euro tramite il potenziamento dei servizi socio-educativi nelle regioni del Sud a favore dei minori, finanziando iniziative del Terzo settore (con specifico riferimento ai servizi assistenziali nella fascia 0-6 anni e a quelli di contrasto alla dispersione scolastica e di miglioramento dell’offerta educativa nella fascia 5-10 e 11-17). In tale contesto la misura intende attivare specifiche progettualità condotte da tali enti (fino a 2.000) finalizzate a coinvolgere fino a 50mila minori in situazione di disagio o a rischio devianza.

L’altra linea, invece, ha un budget da 350 milioni di euro a valere sul Fondo complementare e destinati a sostenere gli ecosistemi per l’innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati. 

Consulta il Piano nazionale ripresa e resilienza

Consulta la tabella sul Fondo complementare

Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay 

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