L’economia circolare potrebbe valere 100 mld l’anno. E nel 2022 avrà (finalmente) una strategia nazionale

 

Strategia nazionale economia circolare - Foto di Sarah Chai da PexelsBenché rappresenti un settore di eccellenza per l’Italia, l’economia circolare non ha ancora una strategia nazionale cui fare riferimento. Chi opera nel settore chiede da tempo un quadro di riferimento e giugno del 2022 potrebbe essere la data da segnare sul calendario.  

I bandi PNRR per l'economia circolare

Questo almeno è quanto annuncia in una nota il Ministero della Transizione ecologica: “entro il 30 giugno 2022 verrà pubblicato il decreto ministeriale per l’adozione della Strategia nazionale per l’economia circolare”.

La data è in linea con quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che fra le riforme pianificate nell’ambito della Missione 2, quella dedicata alla transizione green, prevede appunto il varo di un un quadro strategico nazionale per rafforzare la coerenza e l'efficacia delle politiche di economia circolare. 

Un piano che oltre a prendere le misure del piano europeo dovrà dialogare con altre politiche e strategie nazionali, come Transizione 4.0, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima - PNIEC e le politiche di coesione attuate attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei.

Perché è importante avere una strategia nazionale per l’economia circolare?

Innanzitutto perché un settore di spicco per il Paese non può non avere un quadro degli strumenti regolatori, finanziari e di governance necessari per crescere ulteriormente. 

Se l’Italia intende mantenere il ruolo di leadership in Europa - ruolo testimoniato anche nel 2021 dal rapporto nazionale sull’economia circolare - non può non avere una strategia ben progettata. 

Del resto, il potenziale di crescita è enorme: 100 miliardi di euro annui al 2030, ovvero il 4,5% del PIL nazionale nel 2019. E’ questo l’impatto che l’adozione di buone pratiche per l’economia circolare nell’industria potrebbe generare sull’economia, secondo quanto stimato dal Circular Economy Report 2021 presentato dall’Energy&Strategy Group – School of Management Politecnico di Milano.

Che la necessità di una strategia nazionale ben congegnata sia condivisa ampiamente dagli stakeholders lo dimostra la vasta partecipazione alla consultazione pubblica lanciata a fine settembre dal MiTe. La lista dei partecipanti è lunga 3 pagine: privati, università, aziende e associazioni di categoria hanno inviato complessivamente 92 contributi suddivisi tra osservazioni generali, commenti puntuali sulle singole parti della Strategia e proposte operative. 

Come sarà la strategia nazionale per l’economia circolare

Il documento posto in consultazione rappresenta di fatto l’ossatura della strategia. Conosciamo quindi i cardini su cui sarà centrata: ecoprogettazione ed ecoefficienza, mercato delle materie prime seconde, responsabilità estesa del produttore e del consumatore, pratiche di condivisione e di “prodotto come servizio”. Il tutto accompagnato da una roadmap di azioni e target misurabili al 2040. 

La strategia nazionale per l’economia circolare comprenderà nel dettaglio una serie di misure: 

  • un nuovo sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti che possa consentire, da un lato, lo sviluppo di un mercato delle materie prime seconde, dall’altro il controllo e la prevenzione di fenomeni di gestione illecita dei rifiuti; 
  • lo sviluppo di incentivi fiscali per supportare l’utilizzo di materiali derivanti dal riciclo
  • una revisione del sistema di tassazione per rendere il riciclo più conveniente dello smaltimento in discarica; 
  • la promozione del diritto al riuso e alla riparazione; 
  • la riforma dei sistemi di EPR (Extended Producer Responsibility) e dei Consorzi per supportare il raggiungimento degli obiettivi comunitari; 
  • il rafforzamento degli strumenti normativi esistenti: legislazione End of Waste, Criteri Ambientali Minimi e l’applicazione di detti strumenti a settori strategici: costruzioni, tessile, plastiche, RAEE; 
  • il supporto allo sviluppo di progetti di simbiosi industriale, anche attraverso strumenti normativi e finanziari.
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