Riforma appalti - Pmi, pagamenti, qualificazione: novita' per imprese

 

Dalle tutele per le piccole e medie imprese alla maggiore tracciabilità dei pagamenti, tutte le novità inserite nella delega appalti 

Author: Skley / photo on flickr

Più tutele per le Pmi. Revisione della fase di qualificazione, con l’attivazione di un rating di legalità che guardi alla storia delle società. Ancora più tracciabilità in fase di pagamento. E garanzie rafforzate per i subappalti, a partire da una novità che potrebbe cambiare la vita di migliaia di fornitori: il pagamento diretto al subappaltatore, che potrà aggirare l’appaltatore principale e rivolgersi direttamente alla stazione appaltante. La delega appalti appena approvata dal Senato in via definitiva prevede un robusto pacchetto di cambiamenti per le imprese. Mettendoli in fila, si intravede già cosa ci sarà nel nuovo Codice a partire da aprile del 2016.

Novità per le Pmi

La riforma punta con decisione, soprattutto, a rendere più facile la vita alle piccole e medie imprese. Un capitolo che, tra l’altro, è tra gli obiettivi chiave delle direttive europee. Così, ci sarà una “progressiva digitalizzazione delle procedure in materia di affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, attraverso la promozione di reti e sistemi informatici”. Il riferimento è alle gare telematiche, attualmente usate in pochi casi e solo da grandi stazioni appaltanti: dovranno diventare uno standard per tutti. Ci sarà anche una semplificazione delle procedure e una definizione dei criteri di qualificazione che guarda specificamente alle Pmi. A loro, poi, bisognerà fare attenzione anche in fase di sottoscrizione delle convenzioni quadro della Consip. E di definizione di PPP e concessioni.

Manodopera locale

Addirittura, le amministrazioni saranno incentivate a prevedere tutele per le piccole e medie imprese che utilizzino manodopera locale, in fase di definizione dei bandi. La riforma, infatti, prevede l’introduzione “di criteri e modalità premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle imprese che, in caso di aggiudicazione, si impegnino, per l’esecuzione dell’appalto, a utilizzare anche in parte manodopera o personale a livello locale”. Una norma fortemente voluta dal viceministro delle infrastrutture, Riccardo Nencini.

Cosa cambia nella qualificazione

Proprio la qualificazione, dal lato delle imprese, è tra i temi chiave della riforma. L’idea, in questo caso, è cambiare lo spirito dell’attuale sistema, basato sulle attestazioni Soa. Queste resteranno in vita, anche se con maggiori controlli dell’Anac, e andranno a vigilare sulle capacità realizzative, sulle competenze tecniche e professionali, “ivi comprese le risorse umane, organiche all’impresa”.

La novità, però, è che la qualificazione guarderà alla storia delle imprese e alle attività effettivamente eseguite, tramite misure di premialità regolate dall’Anac, “connesse a criteri reputazionali basati su parametri oggettivi e misurabili e su accertamenti definitivi concernenti il rispetto dei tempi e dei costi nell’esecuzione dei contratti e la gestione dei contenziosi”. Si tratta del rating di legalità, attualmente utilizzato per l’erogazione di finanziamenti pubblici e regolato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Più tracciabilità

Sul fronte finanziario, una novità importante riguarda i pagamenti. La riforma, infatti, impone il ricorso a conti dedicati per le imprese aggiudicatarie di appalti pubblici, attraverso i quali regolare tutti i flussi finanziari dei pagamenti verso tutti i prestatori d’opera e di lavoro e verso tutte le imprese che entrano a vario titolo in rapporto con l’impresa. Si tratta di una previsione che rafforza quanto già previsto oggi in materia di tracciabilità dei pagamenti. Chi denuncia le richieste estorsive sarà premiato direttamente dall’Anac.

Subappalti e pagamenti diretti

Infine, la maggiore tutela per le imprese si sostanzia soprattutto in fase di subappalto. L’idea della riforma è evitare la giungla che attualmente caratterizza i subappalti. Per questo il concorrente dovrà indicare in sede di offerta le parti del contratto che intende subappaltare. E, inoltre, in alcuni casi dovrà elencare una terna di nominativi di subappaltatori per ogni tipologia di attività prevista nel progetto. Dovranno essere soggetti al riparo da possibili motivi di esclusione dalla gara. In questo modo, la Pa conoscerà da subito a chi sta per affidare il proprio subappalto e non si troverà a lavorare con operatori di chi non sa nulla.

Ma non è tutto. La riforma agisce anche sul fronte (delicatissimo) dei pagamenti diretti. E introduce una novità a suo modo storica. Nel nuovo Codice, infatti, sarà previsto l’obbligo per la stazione appaltante di procedere al pagamento diretto dei subappaltatori in caso di inadempimento da parte dell’appaltatore o anche su richiesta del subappaltatore “e se la natura del contratto lo consente”. In altre parole, per evitare che l’appaltatore trattenga la liquidità destinata ai subappaltatori, questi potranno accorciare la catena e rivolgersi direttamente alla stazione appaltante. Con l’effetto finale di ottenere un pagamento in tempi più rapidi.

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