Brexit - desk di assistenza per le imprese italiane

 

Brexit photocredit: Pete LinforthAssistenza, attrazione investimenti e formazione: sono questi gli ambiti sui quali le imprese italiane possono chiedere assistenza all’Agenzia ICE in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

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Attivo presso la sede ICE di Londra, il desk - promosso dall’Agenzia in collaborazione con l’Ambasciata italiana e in raccordo con la Task Force di Palazzo Chigi, il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Agenzia delle Dogane - mira a offrire supporto a tutte le imprese italiane nella gestione della situazione derivante dalla Brexit su tre specifici ambiti di azione:

  • Attrazione investimenti, per fornire sostegno alle aziende che disinvestono nel Regno Unito;
  • Formazione, grazie all’erogazione di corsi formativi rivolti alle PMI sulla transizione Brexit;
  • Assistenza alle imprese, a tutela dell’export italiano verso la Gran Bretagna. In questo frangente, infatti, il desk intende assistere le aziende italiane esportatrici per tutte le problematiche post Brexit legate a questioni doganali, normative, di etichettatura, standard fiscale, etc.

Le conseguenze della Brexit per le imprese italiane

Sul fronte dell'import/export la Brexit genererà dei cambiamenti significativi di scenario a cui le imprese italiane devono arrivare preparate. In particolare:

  • In materia di norme d’origine, dopo la Brexit l’apporto del Regno Unito al prodotto finito non potrà più essere considerato come “contenuto UE”. Questo avrà conseguenze per tutte quelle imprese italiane che esportano verso Paesi terzi con cui l’UE ha concluso un accordo di libero scambio e i cui prodotti, ad oggi, rispettano i parametri delle norme di origine sul “contenuto UE” grazie ad una parte di lavorazione fatta nel Regno Unito. Dopo la Brexit l’apporto del Regno Unito al prodotto non sarà più “originario”;  
  • Nel campo dell’import, invece, il diritto dell’UE attribuisce alle imprese responsabilità diverse a seconda della posizione che occupano nella catena di approvvigionamento (fabbricanti, importatori, distributori all’ingrosso, ecc.). Dopo la Brexit le imprese italiane che acquistano merci dal Regno Unito saranno considerate importatrici ai fini della normativa dell’Unione in materia di prodotti e pertanto dovranno rispettare una nuova serie di obblighi giuridici;
  • Particolarmente delicato è poi il tema legato a “certificati, licenze e autorizzazioni” rilasciati ad oggi dalle autorità del Regno Unito o da organi con sede nel Regno Unito e che, dopo la Brexit, potrebbero non essere più validi nell’UE, rendendo necessario trasferirli o richiederne di nuovi a un organo o a un’autorità dell’UE a 27;
  • Altra situazione potenzialmente complessa, soprattutto per quelle imprese che ad oggi hanno esperienza in materia di export solo all’interno del mercato unico europeo, sarà quella inerente a “dogane, IVA e accise”.

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La guida del Consiglio dei Ministri in caso di Hard Brexit

L’apertura del desk si unisce alla guida, emanata nei mesi passati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che fornisce indicazioni utili e un’analisi settoriale sulle conseguenze che deriverebbero in caso di una Brexit senza accordo di recesso.

La guida segue l’approccio unitario richiesto  dalla Commissione europea agli stati membri che sono stati invitati ad adottare “un piano di emergenza collettivo”, evitando soluzioni bilaterali che sarebbero incompatibili con la ripartizione delle competenze all'interno dell'UE.

In caso di recesso senza accordo, solo un numero limitato di azioni d’emergenza sarà adottato dall’UE. Il resto delle azioni sarà implementato a livello nazionale nei settori di competenza degli Stati membri UE oppure in attuazione e trasposizione degli atti di livello UE.

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Lo scenario di una hard Brexit comporterà, infatti, che il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Per questo l’invito che ormai da mesi la Commissione inoltra agli operatori economici è quello di prepararsi ad ogni possibile evenienza. “Qualsiasi azione del settore pubblico”, si legge infatti nella guida “non potrà porre rimedio ai ritardi che i portatori di interessi avrebbero potuto eliminare con preparativi e azioni tempestive. Per questo motivo è di fondamentale importanza che tutti i soggetti interessati dal recesso del Regno Unito dall’UE arrivino preparati alla data, tenendo conto di tutti gli scenari possibili, valutandone integralmente i rischi e pianificando la risposta al fine di attutirli”.

> Guida della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Photocredit: Pete Linforth

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