Politica di Coesione: priorità delle istituzioni italiane per il futuro dell’UE

 

Politica di Coesione - Photo credit Chiara TeofiliSemplificazione delle procedure, orientamento ai risultati, rafforzamento delle capacità amministrative, attenzione alle priorità tradizionali e alle nuove sfide. Sono alcune delle priorità emerse nell'ambito di una tavola rotonda promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea insieme all'Ufficio di informazione in Italia del PE sul futuro della Politica di Coesione.

Si è svolto il 20 aprile a Roma l'evento dal titolo "La Politica di Coesione verso il Quadro Finanziario Pluriennale post-2020. Il futuro dell'Unione europea nelle strategie di intervento per ridurre il divario economico tra le regioni e promuovere l'integrazione degli Stati membri". Dopo la conferenza della mattina, i rappresentanti delle istituzioni, moderati dal direttore di FASI.biz Andrea Gallo, si sono riuniti per discutere, a neanche dieci giorni dalla presentazione delle proposte dell'Esecutivo UE sul prossimo QFP, le principali sfide che l'Unione europea e l'Italia si troveranno ad affrontare.

Semplificazione e sussidiarietà

Nel settennato ancora in corso, ha spiegato il direttore generale dell'Agenzia per la Coesione Territoriale Maria Ludovica Agrò, si sono concretizzate alcune importanti novità rispetto al periodo 2007-2013. Tra le altre: l'affiancamento intenso tra amministrazioni centrali e locali, l'introduzione delle condizionalità ex ante, un nuovo orientamento ai risultati, il PON METRO e le Strategie di specializzazione intelligente (S3). 

Tra le priorità chiave per la futura politica di coesione emergono, invece, l'esigenza di continuità con il passato in termini di rispetto dei regolamenti UE e soprattutto la necessità di una semplificazione delle procedure, attraverso regole più chiare e armonizzazione dei vari fondi UE. Secondo il direttore generale dell'Agenzia per la Coesione Territoriale bisognerebbe, sempre in quest'ottica, rafforzare ulteriormente l’orientamento ai risultati, evitare la duplicazione dei controlli e l’introduzione di vincoli che blocchino la continuità degli investimenti.

Rispondendo a una domanda Agrò ha parlato anche di strumenti finanziari. L'Italia, ha detto, è stata tra i primi Paesi UE a "lanciarsi" nel loro utilizzo nel settennato 2007-2013, ha maturato esperienza nel settennato 2014-2020 e ora si presenta consapevole e con grande esperienza in questo nuovo periodo di programmazione europea alle porte.

La Coesione deve essere una priorità, deve avere risorse adeguate e ricadere su tutte le regioni, ha detto il direttore dell'Ufficio programmazione operativa del Dipartimento Politiche di coesione Laura Cavallo. Un’attenzione particolare, ha proseguito, deve essere rivolta ad un rafforzamento della governance, che, a tutti i livelli, deve avere robuste competenze.

L’Italia, ha detto Cavallo, è disponibile a un aumento del cofinanziamento nazionale, con l’esclusione dello stesso dal Patto di Stabilità, per consentire maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse. Roma sostiene inoltre la necessità di un atteggiamento di maggiore collaborazione e  fiducia tra Commissione UE e autorità nazionali, per sfruttare meglio il principio di sussidiarietà.

Bilancio UE post 2020: quale futuro per la Politica di Coesione

Bilancio ambizioso e rafforzamento amministrativo

E' intervenuto alla tavola rotonda anche Angelo Passaro, dirigente dell'IGRUE-MEF (Ispettorato Generale per i Rapporti Finanziari con l'Unione europea). L’Italia, ha detto Passaro, si aspetta che la Commissione europea faccia una proposta ambiziosa, in grado di soddisfare quelle che sono le priorità da finanziare con il bilancio UE post 2020, ovvero un mix di politiche tradizionali  (coesione e agricoltura), che creano crescita e lavoro, e nuovi bisogni (sicurezza, gestione dei Paesi terzi, difesa delle frontiere, migrazioni, rapporti trans-europei su larga scala, etc.). 

Secondo Passaro è necessario "cambiare il meccanismo di finanziamento del budget UE" che attualmente solo in teoria si basa sulle cosiddette "risorse proprie" ma è in realtà finanziato per più del 70% dai Redditi Nazionali Lordi (RNL) degli Stati membri. Finché la situazione rimarrà questa, ha concluso, i Paesi ragioneranno sempre in un'ottica di saldo netto.

In rappresentanza delle realtà locali è intervenenuto Francesco Monaco, Capo Area Politiche di Coesione Territoriale - ANCI. I Comuni, ha spiegato Monaco, sono allineati con le Regioni e il Governo italiano nel Position Paper sulla futura politica di coesione, i cui tre punti chiave sono:

  • l’attenzione al Pilastro sociale,
  • lo scorporo della quota di cofinanziamento nazionale dal Patto di Stabilità,
  • l’approccio place-based (dal basso)

Con tutti gli altri soggetti coinvolti nel negoziato per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, ha proseguito il rappresentante ANCI, i Comuni condividono la necessità di semplificazione nella fase di controllo e la necessità di un rafforzamento delle capacità amministrative, soprattutto nei piccoli centri.

Infine Monaco ha ricordato la realizzazione dell'Alleanza per la Coesione, un documento in otto punti che esprime il punto di vista delle amministrazioni regionali sul futuro della Politica di Coesione.

Quadro finanziario pluriennale – gli scenari per il bilancio UE post 2020

A tracciare le conclusioni dei lavori, il direttore della DG Regio della Commissione europea Vittoria Alliata di Villafranca. In vista del nuovo settennato post 2020, Alliata di Villafranca ha sottolineato l’importanza della governance a tutti i livelli, intesa come qualità normativa e dei servizi offerti, ma anche come lotta alla corruzione. Altrettanto importante è la necessità di investire sulla professionalità, sulla formazione e sulla digitalizzazione delle risorse delle istituzioni, a tutti i livelli. I Piani di Rafforzamento Amministrativo (PRA) sono, in tal senso, un progetto sperimentale italiano con cui si è cercato di migliorare la capacità amministrativa, che si è poi rivelato utile anche per gli altri Paesi UE.

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