PIR - agevolazioni fiscali per stimolare il Venture capital

 

Piani individuali risparmio PIRNovità in arrivo per i PIR: le agevolazioni fiscali potrebbero incoraggiare gli investimenti in startup innovative.

Legge Bilancio 2018 - PIR anche per investimenti in societa' immobiliari

Legge Bilancio 2017 e Manovrina - guida a detassazione redditi su PIR

Una risoluzione approvata dalla commissione Finanze della Camera propone di utilizzare le agevolazioni fiscali legate ai Piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR) per dare spinta agli investimenti in startup e PMI innovative e in fondi di venture capital (VC) e di aumentare le soglie massime di investimento previste dalla legge di Bilancio 2017.

Proposta anche l'istituzione di un credito di imposta del 50 per cento per le società che optano per la quotazione o che effettuino aumenti futuri di capitale o emissione di obbligazioni.

PIR, cosa sono?

La legge di Bilancio 2017 (legge n. 232-2016) ha introdotto agevolazioni fiscali dirette a incoraggiare gli investimenti a lungo termine nelle imprese e in particolare nelle PMI, attraverso investimenti qualificati e Piani di risparmio a lungo termine (PIR), cioè contenitori di strumenti finanziari di diverso tipo - azioni, obbligazioni, fondi comuni eccetera - sottoscritti da persone fisiche.

Nel caso degli investimenti qualificati le agevolazioni consistono nell'esenzione dall'imposta sul reddito per i redditi derivanti dagli investimenti detenuti per almeno cinque anni nel capitale di imprese, effettuati da casse previdenziali o da fondi pensione nel limite del 5 per cento del loro attivo patrimoniale; nel caso dei PIR si prevede l'esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti da persone fisiche residenti in Italia, al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, derivanti dagli investimenti effettuati nei Piani di risparmio.

Le condizioni di accesso alle agevolazioni

Esistono tuttavia una serie di condizioni da rispettare per ottenere l'esenzione fiscale:

  • gli strumenti finanziari in cui è investito il PIR devono essere detenuti per almeno 5 anni;
  • la soglia massima di investimento è di 30mila euro all'anno, per un valore complessivo non superiore a 150mila euro;
  • almeno il 70 per cento del valore complessivo deve essere investito in strumenti finanziari emessi da aziende italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, escluse le imprese che operano nel settore immobiliare; di questo 70%, poi, almeno il 30% del portafoglio deve essere investito in titoli emessi da aziende non presenti sull’indice FTSE MIB di Borsa Italiana o su altri indici equivalenti di altri mercati regolamentati.
  • non è possibile investire una quota superiore al 10 per cento del totale negli strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo.

I risultati della misura hanno superato le stime iniziali del Governo, che erano pari a 2 miliardi di euro: con 44 fondi PIR compliant attivi sul mercato, nei primi 9 mesi dell'anno sono stati raccolti circa 5 miliardi di euro. L'obiettivo per tutto il 2017 è stato portato quindi a 10 miliardi di euro.

PIR - i chiarimenti del MEF sui Piani individuali di risparmio

Quota del 3% per VC che investono in startup innovative

L'interesse nei confronti dei PIR ha già spinto il Governo a rivedere le condizioni di accesso alle agevolazioni nel quadro delle legge di Bilancio 2018, che ne allarga l'ambito di azione agli investimenti dei risparmiatori in strumenti finanziari emessi da imprese che svolgono attività immobiliari, finora escluse.

Al vaglio dell'Esecutivo c'è ora anche l'ipotesi di sfruttare i PIR per stimolare gli investimenti in startup e PMI innovative.

Una risoluzione approvata in questi giorni dalla commissione Finanze della Camera impegna infatti il Governo a intervenire per favorire la canalizzazione del risparmio privato verso il Venture Capital, prevedendo che per accedere all'agevolazione fiscale sui PIR sia obbligatorio investire almeno il 3 per cento della soglia di investimento prevista in Organismi di investimento collettivo del risparmio quotati che investano prevalentemente in startup innovative di cui all'articolo 25, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 179-2012 o in piccole e medie imprese innovative di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 3-2015).

Secondo la deputata Pd Silvia Fregolent, prima firmataria della risoluzione, inserire queste misure già nella manovra 2018, al pari dell'apertura al real estate, permetterebbe di aumentare gli investimenti privati a sostegno delle imprese più innovative. Allo stesso tempo, riservare l'agevolazione fiscale sui PIR agli investimenti in fondi di Venture Capital che investano esclusivamente in startup iscritte all'apposito registro potrebbe limitare l'impatto della misura. Nel 2016, infatti, il 30% degli investimenti in startup hanno interessato neo imprese innovative non iscritte al registro.

In un'intervista a StartupBusiness, Fregolent ha ammesso l'importanza di lasciare i VC liberi di operare e che la legge del 2012 è ormai superata, ma ha anche spiegato che la risoluzione deve necessariamente partire dalle leggi vigenti, tra cui appunto quellla sulle startup, nel cui quadro si punterà a proposte migliorative.

Le altre proposte contenute nella risoluzione

La risoluzione chiede anche di allargare l'agevolazione fiscale dei PIR alle quote di Fondi di credito e alle obbligazioni emesse a fronte di cartolarizzazioni di crediti erogati a PMI tramite piattaforme peer-to-peer specializzate, gestite da intermediari soggetti a vigilanza dalla Banca d'Italia.

In base alla proposta, inoltre, l'agevolazione fiscale PIR dovrebbe essere estesa anche a forme di gestione individuale (gestioni patrimoniali) e non solo collettiva (fondi), per permettere anche al mondo delle gestioni di private banking di accedere direttamente agli investimenti PIR.

Il tetto stabilito per gli investimenti effettuati da casse previdenziali o fondi pensione, limitatamente alla sottoscrizione dei PIR, dovrebbe inoltre salire dal 5 al 10 per cento, mentre i limiti individuali di 30mila euro annui e di 150mila euro complessivi previsti per le persone fisiche dovrebbero passare, rispettivamente, a 100mila e 500mila euro.

Infine, il testo propone l'istituzione di un credito di imposta del 50 per cento per tutte le società che optano per la quotazione, purché sotto la soglia di 1,5 miliardi di euro di capitalizzazione post quotazione, oppure che effettuino aumenti futuri di capitale o emissione di obbligazioni.

> Il testo della risoluzione

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