Dazi USA-Cina: tutti i punti dell’intesa che blocca i nuovi dazi

 

Accordo Cina - USAPhotocredit: Gerd Altmann da Pixabay Commercio, proprietà intellettuale, trasferimento tecnologico, agricoltura, servizi finanziari e valuta. Sono questi i punti al centro dell’intesa tra USA e Cina raggiunta in extremis e che ha scongiurato l’ulteriore escalation dei dazi, prevista per ieri.

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Stati Uniti e Cina hanno raggiunto l’intesa che scongiura in extremis l’ulteriore aumento dei dazi sulle importazioni di prodotti cinesi in America. Preannunciata negli ultimi giorni della scorsa settimana, la conferma ufficiale è arrivata venerdì sera.

Dopo i rumors che si erano succeduti negli ultimi giorni, incluso il tweet di Trump che aveva mandato in visibilio Wall Street, infatti, venerdì Washington e Pechino hanno confermato il raggiungimento di un accordo commerciale rinominato “Fase 1”.

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La “Fase 1” dell’intesa tra Stati Uniti e Cina

I contenuti previsti dall'intesa non presentano grandi colpi di scena. L’agreement, infatti, ha in buona sostanza codificato quanto era già stato orientativamente concordato nel corso degli ultimi round negoziali.

In cambio, infatti, alla parziale modifica della sezione 301 delle azioni sui dazi da parte degli USA, la Cina ha acconsentito a fare dei passi in avanti verso le richieste di Washington su una serie di punti cruciali per aumentare e rendere più sicura la presenza delle impree americane sul mercato cinese, come:

  • Un rafforzamento del sistema della proprietà intellettuale;
  • La previsione di obblighi vincolanti per affrontare alcune delle pratiche sleali in materia di trasferimento tecnologico. Su questo fronte, infatti, la Cina ha accettato di porre fine alla prassi di lunga data di costringere o esercitare pressioni su società straniere per trasferire la loro tecnologia a società cinesi come condizione per ottenere l'accesso al mercato, approvazioni amministrative oppure ricevere vantaggi dal governo;
  • La riduzione di molte barriere strutturali nel settore agricoltura che fino ad oggi hanno ostacolato il commercio di questo genere di prodotti da parte delle aziende americane. D’ora in avanti, invece, numerose categorie merceologiche (prodotti ittici, carni, pollame, riso, latticini, latte artificiale, prodotti per l'orticoltura, alimenti per animali e additivi per mangimi, alimenti per animali domestici e prodotti della biotecnologia agricola) americani avranno più facilità ad accedere al mercato cinese; 
  • La riduzione di alcune barriere (come i limiti al capitale straniero e i requisiti regolamentari discriminatori) che finora hanno reso difficoltosa l’operatività delle aziende americane nel settore dei servizi finanziari. Grazie all’accordo, infatti, le imprese statunitensi di servizi bancari, assicurativi, mobiliari e di rating del credito, potranno competere nel mercato cinese su un piano di parità e avranno la possibilità di espandere le proprie offerte di esportazione di servizi in Cina;
  • Come previsto da molti analisti, l’accordo include anche il capitolo “tassi di cambio”. Su questo punto, infatti, Trump avrebbe ottenuto l’impegno cinese di astenersi da quelle svalutazioni competitive chirurgiche dello yen che finora avevano garantito alle esportazioni cinesi di rimanere “artificialmente” competitive sui mercati internazionali grazie a meccanismi di natura macroeconomica;
  • Sul tema del commercio, invece, l’accordo dovrebbe portare nei prossimi due anni ad un significativo aumento delle importazioni cinesi di merci americane, in modo da arrivare ad un significativo riequilibrio delle relazioni commerciali USA-Cina;
  • In materia di controversie, infine, i due Paesi avrebbero concordato l'istituzione di un meccanismo basato su regolari consultazioni bilaterali per affrontare eventuali problematiche, consentendo anche a ciascuna parte di intraprendere azioni di risposta proporzionate.

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Cosa sarebbe successo il 15 dicembre?

Se le due superpotenze non avessero raggiunto un accordo, il 15 dicembre 2019 avremmo assistito all’ennesima escalation della guerra commerciale che in questi anni ha rafforzato i venti protezionistici in tutto il mondo.

Senza un accordo, infatti, domenica a mezzogiorno sarebbero scattati i dazi americani al 15% sull'ultima porzione di esportazioni cinesi negli States non ancora toccate dall'aumento delle tariffe doganali americane.

Si tratta di 160 miliardi di merci come smartphone, scarpe, giocattoli prodotti in Cina, con conseguenze non irrilevanti sia per i consumatori americani, sia per il commercio americano nel pieno della maratona per gli acquisti natalizi. 

Davanti a un simile scenario, la reazione di Pechino sarebbe probabilmente stata quella di una contro-escalation con l’imposizione di nuovi dazi sui prodotti statunitensi compresi tra un 5% e un 10%.

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Photocredit: Gerd Altmann da Pixabay 

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