Digital Europe 2021-2027: Viola presenta a Roma le sfide del futuro

 

Roberto Viola, evento Digital Europe Roma 15.11.2019Intelligenza artificiale, cybersicurezza e supercalcolo sono le tre grandi sfide del futuro digitale in Europa. Lo ha sottolineato Roberto Viola, Direttore generale della DG Connect della Commissione UE, presentando il nuovo programma europeo Digital Europe a Roma.

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La proposta del programma finanziario, importante novità del prossimo settennato, è stata presentata a Roma presso la sede di Confcommercio durante il convegno Digital Europe 2021-2027, organizzato da Confcommercio, Ecosistema Digitale per l’Innovazione (EDI) e FASI - Finanza Agevolazioni Strategie Investimenti.

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Cosa finanzierà il programma Digital Europe 2021-2027

Gli investimenti nel digitale sono molto importanti per l’Europa e per l’Italia nel post 2020, ha dichiarato Viola, ricordando che il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 mette a disposizione circa mille miliardi di euro, di cui quasi il 35% per innovazione, ambiente e digitale, il 30% per l’agricoltura e un altro 30% per i fondi strutturali.

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Sul fronte della ricerca e dell’innovazione la Commissione UE intende dare continuità al programma Horizon 2020, che in questi anni è riuscito ha favorire la partecipazione delle imprese a progetti innovativi. Il suo successore, Horizon Europe, oltre ad avere un budget più consistente (circa 100 miliardi di euro), prevede una serie di novità, tra cui le mission e il Consiglio europeo per l’innovazione (European Innovation Council – EIC).

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Il programma, che finanzierà sia la ricerca di base che disruptive, sarà affiancato da Digital Europe, con un budget di circa 9,2 miliardi di euro. Qual è la differenza tra i due? Mentre Horizon Europe si concentrerà sulla ricerca, Digital Europe intende creare le capacità di operare nel digitale, favorendo l’uso delle nuove tecnologie digitali presso le imprese, le startup e la pubblica amministrazione.

Le grandi sfide che Digital Europe affronterà sono tre: intelligenza artificiale, supercalcolo e cybersicurezza. Per l’IA l’obiettivo è riuscire a federare i centri di ricerca e portare questa nuova tecnologia fino alle PMI, mentre per l'high performance computing  lo scopo ultimo è sviluppare il calcolo quantistico. Con riferimento alla sicurezza informatica, invece, la grande sfida è mettere a disposizione di cittadini, PA e aziende gli strumenti necessari per difendersi dagli cyber-attacchi, sempre più sofisticati.

Il nuovo programma, ha proseguito Viola, scommetterà anche sulle nuove generazioni puntando sulle competenze digitali avanzate, che riguarderanno non solo gli ingegneri informatici ma tutte le figure professionali. Proprio le digital skills sono state individuate tra gli aspetti più importanti su cui concentrarsi dalle imprese che hanno preso parte alla consultazione pubblica su Digital Europe, conclusa il 25 ottobre scorso.

Nella prossima programmazione continueremo ad investire sulle persone anche grazie ai fondi strutturali e al Fondo di coesione, ha ribadito Viola.

Digital Europe sosterrà poi lo sviluppo di una rete europea di Digital Innovation Hub (DIH), che consentiranno a qualunque tipo di azienda, dalla moda alla meccanica, di aggregarsi e di utilizzare le nuove tecnologie digitali. Ciascuno Stato membro dovrà individuare una lista di DIH, che verranno successivamente selezionati attraverso apposite gare.

La nostra speranza è che questi poli di innovazione digitale si specializzino su diversi temi, agricoltura compresa, ha evidenziato il Direttore della DG Connect.

Digital Europe supporterà anche gli investimenti destinati alla modernizzazione dei servizi pubblici in tutta l’UE, ambito di intervento che la Commissione europea già sostiene con il Meccanismo per collegare l’Europa (Connecting Europe Facility – CEF), sezione telecomunicazioni.

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Investire nel digitale fa crescere le imprese

La mancanza di personale qualificato è uno dei fattori che ostacola - insieme alla scarsità di tempo e di disponibilità finanziaria e al difficile accesso alle agevolazioni - le imprese italiane ad investire nel digitale, ha sottolineato Alberto Marchiori, Incaricato per le Politiche UE di Confcommercio.

Con il programma Digital Europe l’UE dà un forte segnale nel volere sostenere gli investimenti digitali delle aziende, da cui dipende la competitività dell’economia europea sui mercati internazionali.

Renzo Brunetti ha illustrato l’esperienza della Calypso Networks Association (CNA), che grazie al sostegno dei fondi UE è riuscita a portare avanti un progetto di bigliettazione informatica, un ambito che fa sempre più gola anche ai colossi di Internet, come Google, Apple ed Amazon.

Grazie agli accordi commerciali tra diversi operatori e creando standard comuni, CNA è riuscita a fornire ai clienti una tessera che può essere utilizzata per viaggiare sui mezzi pubblici in diverse città.

Tuttavia oggi la sfida è diventata un’altra, perché i sistemi di acquisto stanno migrando sugli smartphone, facendo cadere la barriera tra ticketing e pagamento. Se in alcune città è possibile pagare il titolo di viaggio tramite carta di credito, sono sempre più diffuse i casi di centri urbani dove i viaggiatori possono pagare il biglietto direttamente tramite il proprio device.

Possedere il cliente è diventato quindi un terreno di scontro rilevante, ha sottolineato Brunetti, accogliendo favorevolmente l’iniziativa della Commissione UE di dedicare un programma ad hoc per incentivare gli investimenti digitali delle aziende europee.

Ma per poter investire nel digitale le imprese devono cambiare, guardando al futuro e non continuando a vivere nel passato, ha proseguito Paolo Neri, Liaison Officer European Funding Division di Warrant Hub - Tinexta Group. Viviamo in un sistema competitivo in cui l’innovazione è congenita al modello di business delle aziende, che cambiano processo produttivo per rimanere sul mercato; con il digitale non funziona più così perché i cambiamenti sono sempre più rapidi.

Per tenere il passo con i tempi le imprese devono passare ad una logica di open innovation, superando la sindrome del ‘not invented here’. La partecipazione ai bandi Horizon 2020, ad esempio, accelera il processo di cambiamento delle aziende italiane, soprattutto nella crescita professionale delle persone, ha evidenziato Neri riportando la sua esperienza.

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Le tecnologie al centro del programma Digital Europe sono importanti per scatenare la trasformazione del modo di operare di imprese e PA, ha continuato Alessandra Santacroce, Direttore Relazioni Istituzionali IBM Italia. L’IA, ad esempio, può essere utilizzata per aiutare l’interazione tra cittadini ed istituzioni o per velocizzare la scelta della terapia in ambito sanitario, mentre la blockchain può essere applicata per la tutela del 'made in' e per la tracciabilità dei prodotti.

Le tecnologie digitali, quindi, possono fare la differenza e l’Europa non deve rimanere indietro, senza tuttavia dimenticare le sfide che queste comportano, a partire dalle implicazioni etiche. Non a caso IBM ha lanciato un manifesto con particolare riferimento agli aspetti etici inerenti l’utilizzo dell’IA, che deve mettere al centro l’uomo in un’ottica di responsabilità e valori comuni.

Per quanto riguarda l’uso dei fondi, ha sottolineato la Santacroce, occorre favorire la cooperazione tra imprese e paesi diversi, semplificando l’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI, che necessitano anche di un percorso di orientamento per capire quali strumenti sono più adatti alle loro esigenze.

Non ci deve essere quindi discriminazione geografica quando si pensa ad un finanziamento per la competitività; mettere in competizione un’impresa contro l’altra non ha senso, quello che conta è il valore e la rilevanza del progetto. Nel futuro saranno le competenze a fare la differenza, di conseguenza la formazione dovrà essere sempre più integrata.

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La trasformazione digitale in Italia

Il digitale è un paradigma trasversale a tutta l’industria ed un driver per la competitività delle aziende, ha proseguito Laura Aria, Direzione generale per gli incentivi alle imprese - Ministero dello Sviluppo Economico, ricordando che l’Italia ha già iniziato ad affrontare le sfide presenti nel programma Digital Europe.

Con il Voucher Innovation Manager, ad esempio, il MISE sostiene l’ingresso in azienda, anche in quelle più piccole, di una figura necessaria per fronteggiare i processi di innovazione e per diffondere la cultura digitale.

Si tratta di un intervento di mercato articolato in due fasi: nel corso della prima fase oltre 9mila manager si sono iscritti all’elenco di esperti, che, nell’ambito della seconda fase, saranno scelti dalle imprese interessate. Il MISE sosterrà la metà dei costi per le consulenze specialistiche sulla trasformazione aziendale che gli Innovation Manager forniranno alle aziende.

Per sostenere le neoimprese innovative c’è poi il regime di aiuto Smart&Start Italia, ha ricordato la Aria, annunciando che è in corso di pubblicazione la circolare del MISE per la presentazione di nuove domande; sono previste alcune novità rispetto al passato, tra cui la premialità per le startup che dal Nord decidono di stanziarsi al Sud o che sono accompagnate da Innovation Hub. L’obiettivo del MISE è innovare strumenti agevolativi esistenti per renderli sempre più mirati alla domanda.

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Ritornando sull’importanza delle competenze digitali in Italia, Elio Gullo, Dipartimento della Funzione Pubblica - Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha riportato l’esempio del progetto “Operazione Risorgimento Digitale”, promosso da TIM per la realizzazione di corsi di formazione digitale in tutte le 107 province italiane.

Iniziative come queste, insieme alla semplificazione del quadro regolamentare, possono veramente fare la differenza, colmando da un lato il divario con il resto d’Europa e aiutando dall’altro l’Italia a superare le difficoltà che la caratterizzano quando si parla di progettazione e di capacità di spesa dei fondi UE.

Bisogna poi risolvere il problema di governance, ha continuato Francesco Tufarelli, Dipartimento Affari Regionali - Presidenza del Consiglio dei Ministri. Servono formule organizzative certe, oltre ad un maggior coordinamento e al rispetto dei tempi per la spesa dei fondi UE.

Marco Bellezza, Consigliere giuridico per le comunicazioni e l'innovazione – MISE, ha ricordato i ritardi per portare l'accesso veloce a Internet in oltre 7mila comuni italiani nell’ambito della Strategia nazionale per la banda ultralarga. Alla luce di queste esperienza è opportuno avviare una riflessione a livello politico per capire su quali tecnologie investire e su come velocizzare la spesa dei fondi che l’UE mette a disposizione per la transizione digitale.

Nell’ambito della Manovra 2020, ha sottolineato Bellezza, il Governo sta lavorando per ridefinire il pacchetto di incentivi per la transizione 4.0. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha proposto una serie di cambiamenti duranti i lavori del tavolo su Transizione 4.0.

Digital Europe mette in campo risorse che permetteranno all’Europa di fare un passo in avanti in termini di investimenti nel digitale, ha proseguito l’eurodeputato Brando Benifei, sottolineando che il Parlamento europeo intende preservare il budget proposto dalla Commissione UE per il programma.

Parlando dei DIH, Benifei ha ribadito che avranno un ruolo fondamentale nel sostenere la transizione digitale delle imprese e che l’obiettivo è averne in ogni Stati membri, affinché tutti vadano avanti con la stessa velocità. Sul fronte delle competenze, l’europarlamentare ha ricordato che nella prossima programmazione ci sarà anche il Fondo Sociale Europeo Plus per sostenere la formazione continua delle persone.

I fondi europei per la trasformazione digitale 

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