Politica Coesione post 2020 – cosa chiedono banche e imprese italiane

 

Evento Politica Coesione, Roma 23.10.2019Puntare sulle sinergie tra fondi strutturali e strumenti finanziari semplificando le regole per l’accesso ai fondi europei. E’ questo l’appello lanciato dalle banche e dalle imprese durante il convegno sulla Politica di coesione post 2020 promosso dall’Associazione bancaria italiana (ABI), in collaborazione con Warrant Hub, nell’ambito del Progetto Banche 2020.

Bilancio UE post 2020: accordo entro l'anno o piano di emergenza

Scopo della Politica di Coesione - che per il periodo di programmazione 2014-2020 può contare su uno stanziamento di 351,8 miliardi di euro (pari ad un terzo del bilancio UE) - è promuovere lo sviluppo territoriale nell’Unione europea, riducendo il divario tra le Regioni.

Nel dettaglio, oltre la metà delle risorse (182,2 miliardi di euro) è destinata alle Regioni meno sviluppate - con un PIL inferiore al 75% rispetto alla media UE - mentre le Regioni in transizione, con un PIL compreso tra il 75% e il 90% della media UE, possono contare su 35 miliardi di euro; infine alle Regioni più sviluppate, con un PIL superiore al 90% della media UE, spettano 54 miliardi di euro.

A fine maggio 2018 la Commissione UE ha presentato – nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale (QFP) post 2020 - la sua proposta per la Politica di Coesione 2021-2027, con un budget da 330,6 miliardi di euro, circa il 10% in meno dei fondi stanziati per il settennato 2014-2021.

La proposta della Commissione per la Politica di Coesione post 2020

Negoziato in corso sul bilancio UE post 2020

Nel progetto di bilancio UE post 2020 gli impegni ammontano a 1.135 miliardi di euro a prezzi costanti (1.279 miliardi espressi in prezzi correnti, tenendo conto di un tasso di inflazione fisso annuo del 2%), pari all'1,11% del reddito nazionale lordo dell'Unione a 27 paesi, e i pagamenti a 1.105 miliardi di euro a prezzi costanti (1.246 miliardi a prezzi correnti), cioè l'1,08% del RNL dell'UE a 27.

Per quanto riguarda l'ammontare complessivo del bilancio UE - ha spiegato Fabrizio Spada, Responsabile delle Relazioni con le Istituzioni del Parlamento europeo in Italia - non tutti gli Stati membri condividono la proposta del Collegio dei commissari. I paesi del Nord Europa, infatti, chiedono un QFP che non vada oltre l'1% dell'RNL, anche al prezzo di tagliare i fondi alle politiche tradizionali, come PAC e Coesione.

Siamo quindi ben lontani dal progetto di un’Europa federale, che richiede non solo un bilancio UE più importante ma anche una comunitarizzazione delle politiche, ha proseguito Spada, ricordando che l’Italia è un contributore netto dell’Unione europea e che i fondi strutturali non sempre vengono spesi nel nostro paese.

I Fondi UE post 2020

La proposta della Commissione UE

Entrando nel merito della proposta della Commissione UE, Lucio Paderi, membro dell’unità ITALIA della DG REGIO della Commissione europea, ha spiegato che gli obiettivi tematici vengono ridotti da 11 ridotti a cinque:

  • Smarter Europe, per un'Europa più intelligente, che riunisce i temi dell'innovazione, della digitalizzazione, della trasformazione economica e del sostegno alle PMI;
  • Greener, carbon free Europe, per un'Europa più verde e meno dipendente dalle fonti fossili, collegato all'attuazione dell'Accordo di Parigi e agli investimenti per la transizione energetica e il contrasto ai cambiamenti climatici;
  • More Connected Europe, per un'Europa più connessa, relativo agli investimenti nelle reti strategiche digitali e nei trasporti;
  • More Social Europe, per un'Europa più sociale, che sostiene l'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e gli investimenti per la formazione, l'occupazione, l'accesso alla sanità, ecc;
  • Europe closer to citizens, per un'Europa più vicina ai cittadini, a supporto delle strategie sviluppate a livello locale e dell'agenda urbana.

La maggior parte delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di Coesione (FC) si concentreranno sui primi due obiettivi, cui gli Stati membri dovranno destinare tra il 65 e l'85% delle risorse dei due fondi, a seconda delle condizioni di partenza.

Alla concentrazione tematica si affianca poi una maggiore semplificazione delle regole, sia a livello nazionale – per la definizione dell’Accordo di partenariato – che a livello regionale per la programmazione operativa, con procedure più snelle per la rendicontazione dei costi e per i controlli.

Anche l’accesso agli strumenti finanziari diventerà più semplice con InvestEU, che prevede, tra le altre cose, la possibilità per gli Stati membri di destinare fino al 5% dei fondi SIE per l’attivazione di strumenti finanziari con la garanzia del fondo. 

Sul fronte della concentrazione territoriale, Paderi ha ricordato che la Politica di Coesione si rivolge a tutte le Regioni europee, anche se le regioni del Nord Europa ne hanno tratto maggior vantaggio. Lo stanziamento proposto dalla Commissione UE per l’Italia ammonta a 43,4 miliardi di euro a prezzi correnti (38,5 miliardi a prezzi costanti 2018, contro i circa 36 miliardi del ciclo 2014-2020), in aumento rispetto all’attuale programmazione.

Lo scorso marzo il Collegio dei commissari ha allegato nel Country report 2019 dell'Italia una guida agli investimenti nell'ambito della Politica di Coesione 2021-2027, individuando, per ciascuno degli obiettivi tematici, le priorità di spesa. Tra queste, ha sottolineato Paderi, bisogna porre l’attenzione sugli investimenti nel Mezzogiorno, che - sebbene sia il principale percettore di fondi strutturali - spende poco le risorse stanziate dall’UE.

> Bilancio UE post 2020: Rajola, sinergie tra fondi strutturali e InvestEU

Il punto di vista delle Regioni, delle banche e delle imprese

Il problema della spesa dei fondi strutturali non è solo regionale bensì nazionale, ha proseguito Andrea Ciaffi, Dirigente Affari europei della Conferenza delle Regioni, sottolineando che la Politica di Coesione si basa sul principio della multi-level governance.

La semplificazione delle regole è molto apprezzata poiché darà continuità nell'attuazione degli interventi, mentre in merito al collegamento con il Semestre europeo, le Regioni chiedono che la Politica di Coesione mantenga una propria autonomia nel rispondere alle esigenze territoriali.

> Politica Coesione post 2020 – le richieste delle Regioni

Anche il mondo bancario italiano vede di buon occhio l'adozione di regole più semplici in tutta l'UE. Nel manuale della Commissione tra le 80 misure di semplificazione nella Politica di Coesione 2021-2027 c'è InvestEU, che faciliterà le sinergie tra i fondi strutturali e gli strumenti finanziari, ha evidenziato Francesca Macioci dell'ABI.

Grazie ad un'apposita sezione volta a sostenere le PMI, InvestEU riuscirà ad andare incontro anche alle esigenze delle imprese più piccole, che nell'ambito del Piano Juncker sono rimaste ai margini, ha proseguito Alberto Marchiori, incaricato per le Politiche UE di Confcommercio. Tuttavia affinché l'Italia possa cogliere appieno le opportunità offerte dai fondi UE anche nella programmazione post 2020 è necessario diffondere tra i policy maker una vera e propria cultura europea, investendo nella formazione dei rappresentanti politici.

L'auspicio è che le istituzioni italiane siano meno autoreferenziali e sappiano creare partenariati con altri soggetti (imprese ed università) sia a livello nazionale che transanzionale, con l'obiettivo di accrescere la partecipazione dell'Italia ai bandi UE e il tasso di successo dei progetti presentati.

Nella sua proposta la Commissione europea pone inoltre l'accento sulle città, il cui sviluppo è strategico a livello nazionale ed europeo, ha sottolineato Marchiori. Nel dettaglio il Collegio dei commissari propone di destinare il 6% delle risorse FESR agli investimenti per lo sviluppo urbano sostenibile e di introdurre uno strumento ad hoc, la European Urban Initiative, per la cooperazione tra le città negli ambiti tematici dell'Agenda urbana dell'UE (immigrazione, qualità dell'aria, povertà, transizione energetica, ecc).

Per velocizzare e semplificare l'accesso delle imprese ai fondi europei ci sono poi diversi interventi che possono essere messi in atto, dalla digitalizzazione delle procedure alla pianificazione annuale delle call, senza dimenticare l'uso del Seal of Excellence, ha proseguito Massimo Sabatini, Direttore Area Politiche Regionali e Coesione Territoriale di Confindustria. L'importante è delineare politiche di investimento che adottino in maniera estesa il punto di vista delle aziende stesse, allo scopo di definire strumenti semplici che si basino sul principio della continuità e del riuso, non solo delle regole, ma anche dei progetti e degli interventi finanziari già adottati.

> InvestEU, novita’ in arrivo per banche e imprese italiane

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