Corte Giustizia Ue - stop a regole italiane sul subappalto

 

Author: Fred & Ric / photo on flickrSecondo la Corte di Giustizia UE, le norme italiane in materia di subappalto non sono compatibili con le regole europee.

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E’ questo, in estrema sintesi, il senso della sentenza appena pronunciata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. Secondo i giudici comunitari, infatti, le limitazioni al subappalto sono irregolari in tutte le loro forme ed è quindi vietato imporre eventuali tetti. Nel nostro sistema, invece, a beneficio delle piccole e medie imprese, resta un limite massimo al subappalto pari al 30% del totale dell’importo mandato in gara.

La sentenza della Corte Ue

La sentenza, appena depositata, riguarda una norma della legislazione della Lituania. Il giudice spiega che le norme comunitarie sono contrarie al principio in base al quale “in caso di ricorso a subappaltatori per l'esecuzione di un appalto di lavori, l’aggiudicatario è tenuto a realizzare esso stesso l'opera principale, definita come tale dall'ente aggiudicatore”. 

Subappalto libero

In pratica, il principio generale delle norme comunitarie è che il subappalto è libero e “in linea di principio illimitato”. Quindi, non esistono vincoli nella possibilità di trasferire il lavoro a terzi da parte dell’appaltatore principale che, quindi, non è tenuto a realizzare in proprio una quota dell’opera.

Si tratta di una visione esattamente opposta rispetto a quella del Codice degli appalti italiano che, invece, impone una forte limitazione alla subappaltabilità dell’opera: nel nostro Paese non è, infatti, possibile sfondare il muro del 30% del totale dell’importo, a tutela delle PMI.

Massima apertura alla concorrenza

Secondo la Corte Ue, è invece interesse dell’Unione “che l’apertura di un bando di gara alla concorrenza sia la più ampia possibile, incluso per gli appalti che non sono disciplinati dalla direttiva 2004/17. Il ricorso al subappalto, che può favorire l’accesso delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici, contribuisce al perseguimento di tale obiettivo”. Per garantire l’apertura del mercato non bisogna, quindi, imporre clausole che possano limitarlo.

Il braccio di ferro con l'Italia

C’è da aggiungere che questa presa di posizione così dura arriva dopo un lungo braccio di ferro sulla questione del subappalto negli ultimi anni. L’Italia ha, infatti, già incassato diverse pronunce contrarie da parte della Corte di Giustizia Ue su questo tema. Ma non solo: nei mesi scorsi è arrivato anche un richiamo diretto a modificare il nostro approccio.

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La lettera inviata all'Italia

In una lettera inviata all’Italia dalla Commissione Ue nei mesi scorsi il nostro Paese veniva richiamato sul fatto che “l'introduzione nel Codice appalti italiano di quello che appare come un divieto generale di subappaltare i contratti e la previsione di limiti quantitativi generali e astratti applicabili laddove il subappalto è consentito, sembrano in netto contrasto con le norme e la giurisprudenza Ue”.

Per questo motivo Bruxelles chiedeva alle autorità italiane “di tenere conto, nella redazione del decreto correttivo, dei rilievi sopra svolti circa l'attuale disciplina in materia di subappalto, correggendo le disposizioni interessate in maniera da garantire la piena rispondenza con i principi del diritto dell'Unione europea”. Quella lettera non ha avuto seguito, ma dopo l’ennesima pronuncia negativa è probabile che il nostro Paese decida di procedere su una strada diversa.

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