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Il futuro dell’idrogeno è in Nordafrica. L’Italia avrà quindi un ruolo cruciale nello scacchiere energetico

 

Photographer: Dati Bendo - European Union, 2021 Copyright - Source: EC - Audiovisual ServiceLa posizione strategica della penisola ci permetterà di giocare un ruolo di primissimo piano nella costruzione di un nuovo mercato dell’idrogeno pulito tra le due sponde del Mediterraneo. Un mercato fortemente voluto dall’Europa e che non può trovare l’Italia impreparata. Quel che serve, ora, è che i porti si trasformino in hydrogen valley.

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“Sfruttando la sua posizione geografica, la sua vasta rete infrastrutturale e un solido know-how scientifico e progettuale, l’Italia potrà assumere un ruolo baricentrico tra il Sud e il Nord dell’area Euro-Mediterranea. Potrebbe cioè diventare un hub di collegamento per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno”.

A dirlo è il MED & Italian Energy Report - una ricerca annuale frutto della collaborazione tra SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’[email protected] Center del Politecnico di Torino, quest’anno intitolato “The new game of hydrogen in the Euro Mediterranean region”.

Non si tratta di un’idea nuova, da anni i leader del settore energia sostengono che la Penisola, per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, può fare la differenza diventando un “ponte” tra il sud dell'area e il resto d'Europa.

Se ne parlava già un anno fa nello studio "H2 Italy 2050", realizzato da The European House-Ambrosetti per Snam. La posizione geografica e la presenza sul territorio nazionale di una rete gas per il 70% già pronta al trasporto potrebbero fare del Paese un hub europeo e del Mediterraneo per l’idrogeno. 

La geografia non basta: servono investimenti, infrastrutture e cooperazione

La posizione geografica, benché fondamentale, non basterà però all’Italia per accaparrarsi il posto di leadership nella corsa all’idrogeno verde. Quello di cui ha bisogno sono innanzitutto investimenti adeguati e infrastrutture all’altezza.

Un piano per l’idrogeno già c’è, almeno a livello europeo: risale al luglio del 2020 e prevede che nei prossimi trent’anni vengano mobilitati quasi 500 miliardi di investimenti nell'idrogeno verde o rinnovabile. 

Un anno dopo l’attenzione è ancora più alta. Il vettore “ha un posto centrale nell’economia del futuro. E all’inizio di quest’anno sono stati presentati più di 200 progetti di idrogeno nel mondo, il 55% dei quali in Europa”, ha dichiarato Ursula von der Leyen aprendo la European Hydrogen Week il 29 novembre.

L’attenzione, a dire il vero, è globale. Ma “voglio che l’Europa sia in testa a questa corsa” e per questo occorrono “forti investimenti pubblici”, “partnership internazionali per costruire un mercato globale dell’idrogeno” e “partnership con il settore privato”, ha sottolineato la presidente della Commissione europea. 

Al di là della strategia, Bruxelles sta investendo molto in questo vettore energetico. Basta scorrere l’elenco dei progetti finanziati con 1,1 miliardi dall’Innovation Fund a metà novembre e vedere quante volte ricorre la parola ‘idrogeno’.

La Commissione ha finanziato ad esempio un progetto in Svezia per eliminare completamente le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalla produzione di acciaio utilizzando l'idrogeno rinnovabile. O un progetto in Finlandia per dimostrare due modalità di produzione di idrogeno pulito in una raffineria di Porvoo, utilizzando le energie rinnovabili e la cattura di CO2 e il suo stoccaggio permanente nel Mare del Nord.  

Occhi puntati sull’Africa

“La scorsa primavera la Commissione europea è entrata a far parte di una colazione di paesi che si impegnava a creare 100 hydrogen valley in tutto il mondo”, ha sottolineato poi von der Leyen.

Il radar punta sulla vicina Africa, in particolare sui paesi del Nord.

“L'Africa ha il più grande potenziale non sfruttato per la produzione di energia rinnovabile. Trasformare l'energia pulita in idrogeno pulito potrebbe essere una soluzione per immagazzinare quell'energia, sia per venderla all'estero sia per alimentare la nascente industria africana”.

Non è certo la prima volta che i Paesi occidentali guardano, talvolta con fare neocolonialista, al potenziale inespresso dei Paesi nordafricani di generare enormi quantità di energia rinnovabile grazie al suo clima arido e alle vaste distese. Se fino a qualche anno fa si guardava al Nord Africa sopratutto per l’energia solare, ora è l’idrogeno verde che stuzzica gli interessi dei Paesi vicini. 

Un potenziale che Bruxelles conosce bene, per questo la stessa presidente della Commissione ha dato un’indicazione in tal senso: “ho proposto di investire nel settore in Africa, creando così un nuovo mercato dell’idrogeno pulito tra le due sponde del Mediterraneo. Potrebbe portare energia pulita in Europa e sviluppo sostenibile nel continente africano”. 

Ed è qui che entra in ballo l’Italia, che potrebbe svolgere il ruolo di ponte tra i due continenti.

Secondo le stime del MED & Italian Energy Report, la massima importazione potenziale di idrogeno attraverso i gasdotti potrebbe essere di 33,7 TWh/a (circa il 2,5% del consumo energetico finale totale dell’Italia nel 2019).

La cooperazione con i Paesi dalla parte opposta del Mediterraneo e uno sviluppo infrastrutturale adeguato saranno indispensabili per non perdere il treno idrogeno. 

I porti possono diventare veri e propri punti di rifermento per quanto riguarda l’idrogeno”, si legge ancora nel MED & Italian Energy Report, “per le loro caratteristiche in termini di dotazioni logistiche, prossimità a impianti industriali e connessioni internazionali si prestano in modo particolare ad ospitare delle hydrogen valley”. 

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