Commissione Ue: le strategie di Juncker nella sua agenda per lo sviluppo

 

Juncker - foto di Parlamento europeoIl Parlamento europeo dà il via libera a Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Crescita, investimenti e lavoro le priorità indicate nel corso del dibattito in Aula a Strasburgo.

 “Rafforzare la competitività e stimolare gli investimenti”. Juncker indica gli obiettivi che intende perseguire prioritariamente nella sua presidenza: nei primi 3 mesi, annuncia, presenterà un “ambizioso pacchetto per lavoro, crescita e investimenti” che attraverso la Bei e il bilancio europeo "mobilizzerà fino a 300 miliardi in tre anni".

Juncker preme anche sull'acceleratore del mercato unico digitale per consumatori ed imprese, con l'intenzione di sfruttare le grandi opportunità delle tecnologie. “Per far questo”, dichiara, “abbiamo bisogno di abbattere le barriere nazionali in materia di regolamentazione del sistema delle telecomunicazioni, diritto d’autore e protezione dei dati, gestione delle frequenze radiofoniche e diritto della concorrenza”. L'agenda digitale apre il discorso di Juncker in Parlamento europeo, e nelle intenzioni dovrebbe essere sui tavoli della Commissione europea “sin dal primo giorno di insediamento”: in 5 anni, aggiunge, “possiamo avere una crescita aggiuntiva di 500 miliardi di euro in Europa, creando così centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e, inoltre, una società attiva fondata sulla conoscenza”.

Quindi, il lussemburghese passa all'energia. L'intento è quello di riformare e riorganizzare la politica energetica in una nuova Unione energetica europea. Obiettivo che richiede un impegno comune, per collegare le infrastrutture europee e unire il potere negoziale nei confronti dei paesi terzi: "abbiamo bisogno di diversificare le nostre fonti di energia e ridurre la dipendenza energetica di molti dei nostri Stati membri. Dobbiamo essere in grado di invertire i flussi di energia quando necessario”. Attenzione particolare riserva alle rinnovabili, che Juncker definisce “un imperativo di politica industriale” che deve condurre l'Unione energetica europea a imporsi come numero uno al mondo nel settore delle rinnovabili.

Non manca nel discorso programmatico un riferimento alle PMI, con una proposta chiara: “smantellare la burocrazia per le piccole e medie aziende, smantellare gli oneri eccessivi. Di sussidiarietà si parla da Maastricht, ma parliamo tanto e facciamo poco. La Commissione, invece di fermarsi ai dettagli, deve concentrarsi sui problemi più grandi”.  

Tra le priorità indicate, infine, il proseguimento della riforma dell'unione monetaria, e tre aree di intervento principali. In primis, la necessità di riequilibrare il rapporto tra politici eletti e la Banca centrale europea nella gestione quotidiana della zona euro; in secondo luogo, Juncker rilancia una proposta, prsentata dalla Commissione europea già nel 1998 ma cui non fu dato seguito, per una rappresentanza comune degli Stati membri della zona euro in seno al FMI; infine, il lussemburghese ribadisce il bisogno di riequilibrare il modo in cui si garantisce sostegno alla stabilità, attraverso crediti condizionati, ai paesi dell’eurozona che si trovano in difficoltà finanziarie. In tal senso, Juncker propone che ogni “riforma e programma di sostegno passi non solo attraverso una valutazione di sostenibilità fiscale, ma anche attraverso una valutazione dell'impatto sociale”.

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