Codice Appalti - nuovi poteri all'ANAC

 

AppaltiLa commissione Lavori pubblici del Senato dovrebbe votare la prossima settimana il disegno di legge sul nuovo Codice dei contratti e delle concessioni pubbliche. Tra le novità del testo proposto dai relatori Stefano Esposito (Pd) e Lionello Marco Pagnoncelli (Fi), il potenziamento delle funzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC).

Il disegno di legge delega approvato a fine agosto dal Consiglio dei Ministri mira al recepimento delle direttive europee:

  • 2014/23 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione,
  • 2014/24 sugli appalti pubblici, che abroga la direttiva 2004/18/Ue,
  • 2014/25 sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, che abroga la direttiva 2004/17/Ue,

e ad aggiornare l'attuale normativa con un nuovo Codice dei contratti e delle concessioni pubbliche.

Tra i principali obiettivi del ddl rientrano la razionalizzazione delle attuali disposizioni in materia di appalti e concessioni pubbliche, anche attraverso il divieto di introdurre o mantenere livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive Ue, la riduzione degli oneri documentali e la semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti.

Il disegno di legge delega mira inoltre a garantire i livelli minimi di concorrenzialità, trasparenza e parità di trattamento richiesti dalla normativa europea, facendo esplicito riferimento alla "previsione di poteri di vigilanza e controllo" per evitare fenomeni di corruzione nel settore degli appalti pubblici.

Il nuovo ruolo dell'ANAC

Nel testo proposto da Esposito e Pagnoncelli, un ruolo decisivo in questo senso è assegnato all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), cui dovrebbero essere riconosciute "più ampie funzioni di vigilanza nel settore degli appalti pubblici e delle concessioni, comprendenti anche poteri di controllo, raccomandazione, intervento cautelare e sanzionatorio".

La maggiore novità introdotta dai relatori rispetto al testo varato in CdM riguarda però l'estensione del campo d'azione dell'Autorità guidata da Raffaele Cantone, includendo tra le sue risponsabilità anche "l'adozione di atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile, anche dotati di efficacia vincolante". Se confermata, questa impostazione farebbe dell'ANAC non solo un'Autorità di controllo, ma anche di regolazione.

L'Autorità nazionale anticorruzione dovrebbe inoltre contribuire, secondo i relatori, anche alla razionalizzazione delle procedure di spesa: il testo prevede infatti l’introduzione di un apposito sistema, gestito dall’ANAC, di qualificazione delle stazioni appaltanti, diretto a valutarne la capacità tecnico-organizzativa sulla base di parametri obiettivi di qualità, efficienza e professionalizzazione.

Sempre all'ANAC sarebbe affidata la gestione del futuro Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici di appalti pubblici e concessioni. La loro assegnazione nelle commissioni, si legge nel testo dei due relatori, dovrebbe avvenire mediante sorteggio a partire da una lista di candidati indicati alle stazioni appaltanti che ne facciano richiesta in numero almeno doppio rispetto ai componenti da nominare.

Altri criteri di delega

Tra gli altri criteri della delega al Governo indicati nel testo, rientrano:

  • il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato degli appalti pubblici e delle concessioni per le PMI e per le imprese di nuova costituzione;
  • l'introduzione di modalità premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle imprese che operano nel proprio territorio, privilegiando gli aspetti della "territorialità" e della "filiera corta" e attribuendo un peso specifico anche alle ricadute occupazionali connesse all'accesso al mercato degli appalti pubblici;
  • la razionalizzazione e l'estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riferimento alla finanza di progetto e alla locazione finanziaria di opere pubbliche o di pubblica utilità;
  • la previsione di forme di dibattito pubblico, sul modello del débat public francese, per coinvolgere le comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali che hanno impatto sull'ambiente;
  • la trasparenza circa l'eventuale partecipazione dei portatori qualificati di interessi ai processi decisionali finalizzati alla programmazione e all'aggiudicazione di appalti pubblici e concessioni;
  • la razionalizzazione dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale.

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Il nuovo testo del disegno di legge delega sulla riforma degli appalti

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