Una mappa delle comunità energetiche rinnovabili italiane

 

Foto di Los Muertos Crew da PexelsCos'è una comunità energetica rinnovabile e quante ce ne sono in Italia? Risponde Community Energy Map, la mappatura realizzata da Luiss Business School e RSE – Ricerca Sistema Energetico che individua oltre 50 comunità energetiche in Italia.

Comunità energetiche rinnovabili e autoconsumo: cosa sono, come funzionano, come accedere agli incentivi

L’attenzione crescente verso le comunità energetiche rinnovabili non è casuale, ma frutto di una profonda trasformazione del sistema energetico nazionale ed europeo. 

Dal 2016, con la pubblicazione da parte di Bruxelles di un pacchetto di misure che va sotto il nome di Clean Energy for all Europeans, gli utenti hanno assunto un ruolo del tutto nuovo: se fino ad allora i clienti erano l’ultimo anello della catena delle politiche energetiche, da quel momento sono stati investiti di un ruolo nuovo, ottenendo la possibilità di partecipare attivamente alla generazione di energia da fonti rinnovabili.

Per dirla in inglese, l’utente si è trasformato in prosumer e ciò ha spianato la strada alle cosiddette comunità energetiche, coalizioni di utenti che, tramite la volontaria adesione, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia.

A livello europeo sono due le direttive che delineano questa nuova entità: la direttiva rinnovabili e la direttiva mercato elettrico.

La prima delle due direttive, la cosiddetta RED II, è stata applicata in Italia già prima della sua entrata in vigore: nel corso del 2020, infatti, è stata avviata una sperimentazione che ha permesso per la prima volta di costituire formalmente in Italia le Comunità Energetiche Rinnovabili – CER.

Con l’entrata in vigore ufficiale della Red II scatta una nuova fase per le comunità energetiche rinnovabili. Conoscerle e mapparle è quindi fondamentale per garantire un ampio sviluppo di tale modello energetico in tutto il Paese. 

Quante sono le comunità energetiche rinnovabili in Italia?

Ufficialmente 24, se si considerano le iniziative accreditate o in accreditamento dal GSE. La ricerca condotta da Luiss Business School e RSE tuttavia allarga il cerchio includendo 50 iniziative che forniscono esempi rilevanti per lo sviluppo del settore.

Le Comunità energetiche rinnovabili sono tutte uguali?

La risposta ovviamente è no. La ricerca individua tre diversi modelli organizzativi. 

Il modello Public Lead, in cui i proponenti del progetto sono prevalentemente pubbliche amministrazioni (con un approccio top down) e l’obiettivo è creare opportunità di sviluppo economico locale. 

Il modello Pluralista che pone i cittadini al centro secondo una logica orizzontale di coinvolgimento (approccio Bottom Up). In questo caso gli obiettivi principali sono la coesione sociale e l’attivazione di nuovi servizi. 

Il modello Community Energy Builder (CEB), il più complesso dei tre, caratterizzato dall’intermediazione fra vari soggetti e che coinvolge diversi facilitatori come startup, ESCO, cooperative... 

Qualche esempio pratico di Comunità energetiche rinnovabili

La Community Energy Map fornisce quindi alcuni esempi pratici di come sono organizzate e funzionano le diverse CER diffuse sul territorio nazionale. 

Tre esempi su tutti possono essere considerati come best pratice.

Il primo è la comunità energetica solidale di San Giovanni a Teduccio, particolarmente interessante perché sviluppata nella periferia est di Napoli, caratterizzata da una missione di impatto sociale particolarmente rilevante.

La comunità energetica vede coinvolti una serie di attori: l’ente filantropico di origine religiosa ed oggi semplice fondazione di diritto privato Fondazione Famiglia di Maria, che gestisce un centro socio-educativo nel quartiere ed opera nel settore dei servizi sociali; la Fondazione con il Sud, attore filantropico con una lunga storia di animazione sociale nel capoluogo campano. A queste due fondazioni, si unisce Legambiente Campania, che ha fornito le competenze tecniche sullo sviluppo della CER, assieme a 3E-Italia Solare, azienda fornitrice dei pannelli fotovoltaici, installati sul tetto del centro socio-educativo dove opera Fondazione Famiglia di Maria. 

Una seconda best pratice si trova in un’altra zona d’Italia, a Bologna. Si tratta di GECO (Green Energy Community), il progetto pilota che porterà nel luglio 2022 alla creazione della comunità energetica di Pilastro-Roveri. Il progetto - che unisce una serie di attori pubblici e privati, è cofinanziato dalla partnership europea EIT Climate-KIC e promosso dall’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile (AESS), Enea e dall’Università di Bologna - combina avanzate sperimentazioni tecnologiche in un contesto di edilizia residenziale pubblica.

Torniamo al Sud per il terzo esempio virtuoso, la comunità energetica di Biccari (Foggia) che vede nell'iniziativa imprenditoriale di un giovane sindaco un modello di sviluppo energetico molto rilevante per le aree interne del Paese e che verrà particolarmente incoraggiato dagli investimenti del PNRR, che ha previsto per le comunità energetiche 2,2 miliardi di euro, con target i comuni di 5000 abitanti a rischio spopolamento.

Pur essendo ancora in fase embrionale dal punto di vista operativo, e in attesa di un modello giuridico ancora da definire, il progetto di comunità energetica del Comune di Biccari (riconosciuto istituzionalmente come area interna), può già suggerire una serie di considerazioni importanti, replicabili soprattutto in piccoli comuni.

Cosa serve alle comunità energetiche per crescere?

Secondo la ricerca, lo sviluppo di comunità energetiche ha bisogno che siano innescati processi virtuosi di sviluppo economico locale.

È necessario infatti puntare:

  • sullo sviluppo di condizioni di sostenibilità organizzativa e finanziaria dei progetti che necessariamente devono ingaggiare soggetti investitori, attori privati e pubblici; 
  • sulla misurazione degli impatti per sollecitare investimenti di finanza sociale;
  • sul rafforzamento delle competenze interne alle PA a latere delle misure di sostegno finanziario alle iniziative; 
  • su criteri premianti delle iniziative capaci di valorizzare il territorio e il sistema produttivo e sociale locale; 
  • sull’accettabilità sociale delle iniziative e sulla promozione di formule collettive di proprietà degli impianti, adattando le Comunità Energetiche ai fabbisogni del territorio. 

Community Energy Map

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