Fondi, incentivi e visione industriale: cosa manca nel Recovery Plan per l'economia circolare

 

Economia circolare - Foto di Anete Lusina da PexelsIl Piano nazionale di ripresa e resilienza punta sull’economia circolare facendo leva solo sulla componente “rifiuti”, tagliando fuori design e ricerca di nuovi materiali. Non sembrano trovare spazio per ora le proposte avanzate dal Parlamento a marzo per l’introduzione di incentivi e contributi ad hoc per l’economia circolare. 

L'economia circolare nel Recovery Plan: il focus è soprattutto sui rifiuti. Cosa prevede nel dettaglio

Nel passaggio da una versione all'altra del Recovery Plan, l'economia circolare va incontro ad un taglio dei fondi: dai 4 miliardi e mezzo delle schede tecniche redatte dal Governo Conte, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato a Bruxelles dal Governo Draghi si passa infatti a 2,1 miliardi.

Risorse orientate esclusivamente sulla componente dei rifiuti, che pur essendo parte integrante del modello circolare non rappresenta l'unico pezzo del puzzle.

I 2,1 miliardi sono destinati infatti a nuovi impianti di gestione dei rifiuti, all’ammodernamento di quelli esistenti e a progetti volti a potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo.

Restano fuori alcune delle indicazioni che erano arrivate a marzo da Camera e Senato. Come gli incentivi ad hoc proposti dal Senato per stimolare il settore:

  • agevolazioni fiscali e contributi, anche sotto forma di credito d’imposta, per i soggetti che acquistano semila­vorati o prodotti finiti derivanti da processi di riciclo o prodotti costruiti per il riutilizzo da utilizzare direttamente nei propri cicli di produzione o consumo;
  • ulteriori rimodulazioni al ribasso degli eco-contributi per quei prodotti che riescono a garantire particolari performance di sostenibilità in termini di riciclabilità, riutilizzabilità e durevolezza;
  • una fiscalità ambientale ed energetica alleggerita e un sistema di semplificazione burocratica diretti ad incentivare le riconversioni aziendali verdi e il recupero, con particolare attenzione alle aziende che fanno ricerca, formazione e innovazione “eco­ centrica”;
  • la riduzione al 10% dell’aliquota IVA per la gestione dei rifiuti e per l’attività di riparazione, innalzando il periodo minimo di garanzia dei prodotti, in particolare per quelli elettronici;
  • il potenziamento dell’ecobonus per l’incentivazione delle opere a verde come strumento strategico verso gli obiettivi della sostenibilità;
  • incentivi al riuso delle materie prime seconde derivanti dal trattamento degli pneumatici fuori uso, prevedendo la capillarizzazione di impianti di devulcanizzazione, a basso impatto ambientale, secondo i più elevati standard tecnologici attualmente disponibili.

Nella versione inviata a Bruxelles, però, non si parla di incentivi o contributi per l’economia circolare. 

Le critiche degli stakeholder

L’impianto del nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza non incontra il gradimento delle aziende e delle associazioni che si occupano di economia circolare. 

A dire il vero, anche il primo Recovery, quello predisposto dal Governo Conte, era stato criticato: ambientalisti e imprese si erano detti perplessi - se non delusi - dai progetti green nel Recovery Plan e dal ruolo marginale svolto dall’economia circolare nell’ambito del Piano.

Ora le critiche riguardano soprattutto l’accento posto dal Governo Draghi sulla sola componente “rifiuti”

“Le risorse classificate come economia circolare sono unicamente indirizzate al trattamento dei rifiuti, incluso il trattamento chimico che per alcuni processi risulta potenzialmente dannoso per l’ambiente. La componente del rifiuto è solo una parte dell’economia circolare che include il design, la realizzazione del prodotto, la ricerca di nuovi materiali ad impatto zero e completamente riciclabili. Queste parti dell’economia circolare più significative per la decarbonizzazione e per lo sviluppo dell’industria e delle PMI italiane non sono incluse nel Piano”, è il giudizio della organizzazioni ambientaliste WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E).

Sulla stessa linea Livio de Santoli, presidente del Coordinamento FREE, che, oltre a puntare il dito contro l’abbassamento delle risorse dedicate, sottolinea come l’economia circolare sia “citata quasi esclusivamente come se riguardasse solo il ciclo dei rifiuti comunque considerati nella loro accezione tradizionale, e quando si accenna alla intera filiera di prodotto ci si riferisce al solo settore agricolo”. 

“Non si può avere un’idea di questo tipo nel 2021 perché pericolosa per la politica industriale del nostro paese che invece con il New Generation EU va potenziata”.

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