Covid: fondo garanzia PMI decisivo. Ora misure per patrimonializzazione

 

Presentazione rapporto SvimezIn assenza di interventi per la liquidità, nel 2020 l'emergenza Covid-19 avrebbe deteriorato la struttura finanziaria di 67 mila imprese sane e peggiorato quella di circa 56 mila imprese già in difficoltà. E' quanto emerge dal report Svimez MCC sul Fondo di garanzia per le PMI.

Come il coronavirus cambia il Fondo di garanzia per le PMI

Finora la priorità è stata fornire una rete di salvataggio alle imprese, per metterle in sicurezza almeno sotto il profilo finanziario in attesa che le prospettive economiche permettano la normale operatività, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, in occasione della presentazione del rapporto curato da Svimez in collaborazione con il gestore del Fondo di garanzia per le PMI, Mediocredito Centrale (MCC). Ora serve un ragionamento sulla selettività degli interventi per superare la fase del solo soccorso e porsi anche nella prospettiva del rilancio, ha aggiunto.

La moratoria sui finanziamenti e i prestiti Covid garantiti dal Fondo centrale di garanzia PMI – di cui si sta discutendo la proroga oltre la scadenza del 30 giugno 2021 - sono stati decisivi per contenere gli effetti economici della pandemia, ma il conseguente indebitamento - come rilevato anche dal direttore generale dell'ABI Giovanni Sabatini, in una recente audizione in Parlamento – dovrà essere affrontato, una volta superata la fase più acuta dell'emergenza e rimodulate le misure anticrisi, con interventi a sostegno della patrimonializzazione delle imprese.

Il sostegno del Fondo di garanzia PMI alla liquidità delle imprese nell’emergenza Covid-19

Dall'entrata in vigore delle modifiche alle modalità operative del Fondo di garanzia, il 19 marzo 2020, fino al 10 aprile 2021, il report rileva 1.877.179 domande presentate, per un ammontare di 153,5 miliardi di euro, di cui 1.121.138 domande, corrispondenti a un importo di 21,8 miliardi, relative ad alle operazioni fino a 30mila euro garantite dal Fondo al 100%.

Le domande accolte, sempre al 10 aprile, sono state 1.860.200, per un totale di 147,7 miliardi, con il risultato di evitare la stretta del credito che ha caratterizzato gli anni 2012 e 2013 e anzi di determinare un netto aumento degli impieghi a favore dell’economia reale. A livello territoriale il report rileva un'incidenza analoga delle diverse aree del paese in termini di domande approvate dal Fondo di Garanzia - il 26,7% nel Mezzogiorno, il 28,3% nel Nord-Ovest, il 20,9% nel Nord-Est e il 23,96% nel Centro -, ma se si analizzano gli importi approvati il Sud, a causa di un importo medio dei finanziamenti garantiti molto inferiore a quello delle altre aree geografiche (61.070 euro contro 88.480 euro per il Nord-Ovest, 96.033 euro per il Nord-Est e 74.586 per il Centro), emerge il Mezzogiorno assorbe solo il 20,59% del totale.

Il report Svimez-MCC propone però anche delle stime circa i possibili effetti della crisi sulle imprese in assenza degli interventi per la liquidità adottati nel 2020. Applicando una tassonomia delle imprese garantite simile a quella proposta dal G30, ha spiegato il direttore di Svimez Luca Bianchi, il rapporto classifica le imprese in contabilità ordinaria beneficiarie del Fondo di Garanzia in 5 categorie sulla base della loro situazione economico-finanziaria e mostra che, senza le misure per la liquidità, le imprese con situazione buona o discreta, appartenenti ai gruppi 2 e 3, avrebbero perso complessivamente più di 67 mila imprese, mentre il gruppo 5 - relativo alle imprese nelle condizioni peggiori - si sarebbe accresciuto di circa 56 mila unità.

Credit: Presentazione Luca Bianchi - Svimez

La pandemia rischia di triplicare il numero delle imprese con indicatori di bilancio critici che ricadrebbero nella classe 5 (imprese zombie). Tale risultato, fortemente differenziato tra i settori, è determinato dallo scivolamento verso il basso di aziende con una situazione, appena poco prima, strutturalmente migliore. La policy intervenuta nel 2020 ha impedito che tale situazione divenisse concreta”, ha aggiunto Bianchi.

La sfida, ora, ha dichiarato l'amministratore delegato di Mediocredito Centrale Bernardo Mattarella, è non solo “proseguire nell’utilizzo di strumenti che si sono rivelati efficaci nell’affrontare l’emergenza, ma aiutare il tessuto produttivo nazionale a incamminarsi lungo un nuovo sentiero di crescita, senza che si verifichi, come in passato, un divario regionale dei percorsi di sviluppo”.

Rimodulare gli interventi anticrisi e sostenere la patrimonializzazione delle imprese

Per Mattarella, come per gli altri intervenuti alla presentazione del rapporto, una volta allentate le restrizioni anti contagio e superate gradualmente le misure straordinarie, bisognerà a pensare a “strumenti in grado di accrescere strutturalmente la patrimonializzazione delle aziende che costituisce come emerso dall’analisi un punto debole dell’impianto economico-finanziario”.

La rimodulazione degli interventi non dovrebbe avvenire prima che la situazione sanitaria e quella economica siano significativamente migliorate, ha sottolineato la vicedirettrice generale di Banca d'Italia, Alessandra Perrazzelli, ma una volta intrapreso il percorso bisognerebbe puntare sulla selettività, “così da limitare il rischio di destinare risorse a imprese che non ne avrebbero bisogno o prive di prospettive di rilancio”, su soluzioni adatte alle peculiarità della nostra struttura imprenditoriale e sul sostegno alla patrimonializzazione, per affrontare l'inevitabile aumento del livello di indebitamento e della leva finanziaria.

Le misure – ha aggiunto - dovrebbero essere differenziate per fasce dimensionali di impresa, prevedendo strumenti rapidi e semplici per quelle piccole e misure più articolate e complesse per le maggiori.

Leggi l'abstract del Report Svimez sul Fondo di garanzia PMI

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