Dai sussidi dannosi alla plastica: come rendere sostenibile l’economia del mare

 

Il report di Ocean Panel per una blue economy sostenibileOcean Panel elenca 5 misure che i governi dovrebbero adottare per la gestione sostenibile degli oceani. Tra questi lo stop ai sussidi dannosi per l'ambiente, il contrasto alla marine litter e la creazione di national ocean accounts. Uno studio che può essere utile anche agli stakeholder italiani della blue economy.

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Aumento dei dati a disposizione per valutare le politiche, adozione di national ocean accounts, quadri politici integrati, impiego di strumenti politici market-based e lotta all’inquinamento dei mari dalla plastica. 

Sono queste le cinque macro-misure che Ocean Panel - un Panel internazionale di alto livello che coinvolge 14 paesi - ha raccomandato a tutti i governi di adottare per salvare gli oceani e avviare una nuova stagione di sostenibilità anche per la blue economy. 

Usare i dati per prendere decisioni e trasformare l'economia blu

“Le tecnologie per rilevare, simulare, prevedere, tracciare, gestire e condividere dati su piattaforme ad accesso aperto hanno il potenziale per trasformare l'economia oceanica”, scrive Ocean Panel.

Le nuove tecnologie potrebbero infatti essere usate per tracciare ad esempio i prodotti lungo tutta la catena di approvvigionamento (aiutando così i brand ad adottare pratiche sostenibili oppure i piccoli produttori a connettersi alle catene globali), o ancora per gestire le zone e le quote di pesca, regolare il traffico marittimo ed evitare la cattura accidentale di specie in via di estinzione. 

Alcuni processi sono già realtà, come ad esempio il modello POSEIDON che simula il ciclo di feedback tra le politiche della pesca, le flotte pescherecce e gli ecosistemi oceanici, consentendo di confrontare le alternative politiche. Ma in generale la raccolta dei dati resta ancora molto costosa, impedendone di fatto l’impiego. 

Per questo i governi dovrebbero adoperarsi per mettere in piedi un sistema economicamente sostenibile e capace di raccogliere e far dialogare tra loro tutte le banche dati esistenti, in modo da usarle per disegnare politiche sostenibili.

Una pianificazione oceanica orientata agli obiettivi piuttosto che incentrata sui settori

Chi si occupa di blue economy sa bene che le sue articolazioni vanno ben al di là di quelle settoriali, arrivando sostanzialmente ad abbracciare tutte le attività umane che si basano sulla risorsa “mare”. 

Quella che serve è pertanto una gestione integrata dell’economia del mare, basata sugli ecosistemi, sulla pianificazione dello spazio marino e sui dati scientifici, in modo da bilanciare i diversi interessi in campo.

Riduzione dei rischi finanziari e utilizzo dell'innovazione per mobilitare gli investimenti

Ad oggi gli investimenti nelle industrie oceaniche sostenibili sono del tutto inadeguati. A pesare sono una serie di fattori come ad esempio il fatto che le esternalità negative (come gli effetti delle attività del settore oceanico sul cambiamento climatico globale, sull'inquinamento e sui diritti umani) non si riflettono nelle politiche di prezzo, permettendo così alle imprese non sostenibili di continuare a prosperare.

Un altro perno su cui intervenire sono i sussidi nocivi (come ad esempio quelli che supportano l'espansione delle flotte industriali di pesca su larga scala o l'estrazione di combustibili fossili) e che favoriscono una distorsione dell’economia oceanica.

I governi dovrebbero avere invece una visione complessiva del tema che permetta di dirottare i sussidi dannosi per l'ambiente ad esempio verso forme di pesca (e acquacoltura) più sostenibili, sostenendo in tal modo un ritorno su questi investimenti.

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Per oceani puliti bisogna bloccare l'inquinamento terrestre

La marine litter rappresenta l’ennesimo esempio di come la gestione sostenibile degli oceani debba essere integrata con le altre politiche. Per affrontare questo problema infatti bisogna agire a terra, laddove viene prodotto l'inquinamento, sostenendo ad esempio investimenti nella circular economy, oppure sviluppando una legislazione anti inquinamento efficace.

Ocean accounts per dare valore all’oceano

L’ultima macro-misura riguarda, infine, la necessità di sviluppare indicatori capaci di mappare a 360° il valore rappresentato dagli oceani, che va ben al di là di quello evidenziato nel Pil. 

Simili indicatori dovrebbero essere adottati da tutti gli stati per arrivare ad avere una fotografia reale della ricchezza e del benessere prodotto dal mare, anche per motivare l’importanza di investire sempre più convintamente sulla sostenibilità della blue economy e su politiche di salvaguardia degli oceani.

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Che cos’è Ocean Panel

Ocean Panel è un Panel di alto livello sulla sostenibilità dell’economia dell'oceano che ad oggi raggruppa 14 paesi tra cui il Canada, l’Australia, il Kenya, il Messico o l’Indonesia. I paesi europei sono due: la Norvegia e il Portogallo.

Il 3 dicembre 2020 Ocean Panel ha lanciato un nuovo programma per gli oceani che si rivolge a governi e imprese per rendere sostenibile la blue economy, invitando altri paesi ad aderire.

Consulta il report di Ocean Panel

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