Green deal in agricoltura: dialogo difficile con la riforma della PAC

 

Agricoltura - Photo credit: Foto di Free-Photos da Pixabay L'assetto della nuova Politica agricola comune (PAC) delineato finora dalle posizioni del Parlamento UE e del Consiglio divide ambientalisti e agricoltori. Per i primi serve più ambizione per centrare gli obiettivi del Green deal e soprattutto della strategia Farm to Fork, mentre le imprese avvertono: se non si difende il reddito dei produttori, non sarà possibile investire nella transizione ecologica del settore.

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Lo scontro tra le due visioni sulla riforma della Politica agricola comune (PAC) e sul suo contributo ai target di sostenibilità ambientale dell'UE è andato in scena agli Stati generali della Green economy, che nella sessione dedicata all'agroalimentare ha messo a confronto rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni di settore e ambientaliste.

Punto di partenza del dibattito il recente voto del Parlamento europeo sulla PAC post 2020, che ha chiesto di aumentare le risorse destinate agli ecoschemi e alle misure dei PSR dedicate a clima e ambiente, ma è accusato di non aver incorporato gli obiettivi della strategia UE Farm to Fork, che nel più ampio pacchetto Green deal mira a rendere più sostenibile l'intera filiera agroalimentare, dal produttore al consumatore.

De Castro, adeguamento PAC a Farm to Fork possibile con riforma medio termine

A rispondere alle critiche mosse al Parlamento europeo sulla PAC è stato il coodinatore S&D in commissione Agricoltura e sviluppo rurale, Paolo De Castro, che ha ricordato che il PE si è mosso lungo il solco della proposta presentata nel 2018 dall'ex commissario Hogan, prima che la strategia Farm to Fork venisse presentata, e che ad oggi le comunicazioni della Commissione europea collegate al Green deal devono ancora tradursi in proposte legislative.

> Cosa prevede la strategia Farm to Fork

La proposta di Hogan aveva già una serie di problemi che abbiamo denunciato da subito e provato a mitigare, dal rischio di rinazionalizzazione della PAC alla ricentralizzazione con un Piano unico nazionale che esautora le autonomie regionali, ha ricordato De Castro. Una volta che i nuovi obiettivi si tradurranno in atti legislativi potranno essere incorporati nella PAC sfruttando la mid term review del 2025, ma per ora sarebbe già un traguardo ottenere quanto chiesto dal PE, ha detto.

Il Parlamento ha infatti voluto scongiurare il rischio di lasciare carta bianca agli Stati membri sugli ecoschemi, che rappresentano una premialità aggiuntiva rispetto ad una condizionalità obbligatoria rafforzata, che incorpora l'attuale greening, e che dovrebbero essere attivati scegliendo in base alle esigenze nazionali a partire da un menu di proposte europee. In più, il Parlamento ha chiesto una PAC più ambientalista di quella proposta dalla Commissione, vincolando agli ecoschemi almeno il 30% delle risorse del I pilastro – contro il 20% concordato dal Consiglio – e portando al 35% la quota dei PSR riservata alle misure che hanno effetti benefici per ambiente e clima, contro il 30% del Consiglio.

Attenzione alla competitività sui mercati

I nuovi sforzi ambientali chiesti agli agricoltori dovrebbero comunque essere oggetto, secondo De Castro, di valutazioni di impatto, affinchè non spingano ad un aumento delle importazioni UE da paesi terzi che non rispettano gli stessi standard.

Tema su cui è intervenuto Flavio Coturni, responsabile della unità Agricultural Policy Analysis and Perspectives della Commissione europea. L'UE a 27 è leader mondiale nelle esportazioni di prodotti agroalimentari, con circa 140 miliardi esportati nel 2019, ed è il secondo importatore mondiale dopo gli USA, con 122 miliardi, il che si traduce in un surplus commerciale costante dal 2009.

Un primato che ha tenuto anche durante la crisi del Covid-19, con un aumento delle esportazioni agrifood nei primi sette mesi del 2020 pari al 3%.

La sfida della competitività rispetto alle controparti globali, però, resta e la politica commerciale dell'UE ha un ruolo da svolgere per ottenere impegni sul fronte della sostenibilità da parte dei paesi terzi.

Una serie di obiettivi ambiziosi sono già tracciati da Farm to fork, che prevede ad esempio alleanze verdi tra l'Unione e i suoi partner commerciali extra UE, capitoli sulla sostenibilità e le misure fitosanitarie negli accordi bilaterali, impegni da parte dei paesi terzi sul benessere animale e sui pesticidi, un'iniziativa legislativa sulla deforestazione e una molto ambiziosa per la governance societaria sostenibile sia in termini di diritti umani che in materia ambientale.

Cosa serve agli agricoltori per la transizione ecologica

Più generale, però, resta il rischio che le grandi aspettative di produttori agricoli, ambientalisti e consumatori sulla strategia Farm to Fork, ad esempio sul tema della prossimità e dell'accorciamento delle filiere, trovino nella PAC una dotazione finanziaria insufficiente, ha sottolineato Francesco Ciancaleoni dell'Area ambiente e territorio di Coldiretti. E in assenza di risorse e di un'adeguata analisi di impatto si possono generare enormi rischi per il settore agricolo e silvo-forestale, ha aggiunto.

Preoccupazioni condivise dalla responsabile per gli affari europei di CIA – Agricoltori italiani, Alessandra De Santis. L'agricoltura va sostenuta nella transizione, che non riguarda solo gli obiettivi di Farm to fork, ma dell'intero pacchetto Green deal, dalla legge sul clima alla strategia sul metano e la biodiversità. Quando parliamo di sostenibilità - ha precisato - dobbiamo intenderla in senso ambientale, economico e sociale, perchè se perdiamo gli agricoltori perdiamo anche la popolazione delle aree rurali e ciò che gli agricoltori stanno già facendo per l'ambiente.

Sulla stessa linea la responsabile dell'ufficio di Bruxelles di Confagricoltura, Cristina Tinelli. Farm to Fork non ci fa paura, ha sottolineato, perchè abbiamo già regole che ci vincolano e siamo un paese molto avanzato sul fronte della sostenibilità, ma la strategia deve aiutarci ad affrontare le sfide dell'efficienza, della resilienza, della digitalizzazione e della sostenibilità.

Nella roadmap servono riferimenti concreti alla scienza, alle tecnologie, al reddito degli agricoltori e alla reciprocità delle regole sui mercati globali, e serve una visione globale che garantisca la coerenza tra la strategia Farm to Fork e la PAC, la politica della pesca, la politica commerciale e quella per la biodiversità.

Farm to fork: cosa ne pensano agricoltori, imprese e ambientalisti

Legambiente, serve più coerenza tra Farm to Fork e nuova PAC

Per ora, di questo esercizio di coerenza non c'è traccia, ha denunciato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, secondo cui le posizioni di PE e Consiglio che costituiranno la base per i triloghi sulla PAC sono ancora nella logica degli incentivi a pioggia e non vanno a premiare gli agricoltori più virtuosi e ad aiutare quelli che non lo sono a diventarlo.

Sono critiche condivise dalla parte più innovativa dell'agroalimentare italiano, che ha investito risorse economiche, umane e mentali nel praticare la riconversione ecologica della produzione e potrebbero trovare un grande motore di innovazione nei fondi europei, ha sottolineato.

Ma il problema si pone anche a livello nazionale, a cominciare dalla scelta dei progetti da finanziare nell'ambito del Recovery plan. La transizione ecologica si pratica con la riduzione graduale di fitofarmaci, imballaggi in plastica, consumi idrici e fonti fossili, ma anche con lo sviluppo delle rinnovabili, ad esempio spostando risorse dai sussidi ambientalmente dannosi alle fonti fossili, che attualmente valgono 19 miliardi di euro, su sussidi favorevoli all'ambiente. Un dibattito più che mai attuale anche nel contesto dei lavori sulla legge di Bilancio 2021.

Le proposte del Consiglio della Green economy

E proprio alle scelte nostrane guardano le proposte indirizzate al Governo dal Consiglio nazionale della Green economy, illustrate dal coordinatore Area Capitale naturale, servizi ecosistemici, agricoltura della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Giuseppe Dodaro.

Nella cornice di Farm to Fork il Consiglio chiede di sostenere le produzioni basate sull'agroecologia, incoraggiare la vendita diretta e le filiere corte, anche mediante incentivi per il commercio, gli alberghi e la ristorazione che acquistano prodotti stagionali, locali e nazionali e per i Comuni che adottano food policy che, sfruttando gli acquisti pubblici verdi, accorcinio le filiere e riducano gli sprechi alimentari.

Tra le proposte anche incentivi fiscali per i modelli di business circolari nei settori della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e l'utilizzo di una parte delle risorse dei contratti di filiera e di distretto per finanziare contratti specifici per la green economy, soprattutto se ricadono in aree ad elevata valenza ambientale e in aree Natura 2000.

Con riferimento alla PAC, infine, il Piano strategico nazionale dell'Italia dovrebbe prevedere della premialità per le attività e i metodi a basso impatto ambientale e destinare una quota delle risorse previste per il contrasto ai cambiamenti climatici alla lotta allo spreco alimentare.

Photo credit: Foto di Free-Photos da Pixabay 

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