Bilancio UE, Recovery Fund e InvestEU: cosa ci attende dal 2021

 

Ursula Von der Leyen - Copyright European Union 2020 Photographer: Etienne AnsotteAnche le banche vogliono giocare un ruolo da protagonista nella partita dei fondi del bilancio europeo 2021-27, a cominciare dal nuovo programma InvestEU, e del pacchetto per la ripresa dal Covid Next Generation EU.

Recovery Fund: Parlamento al lavoro sul Piano nazionale di ripresa e resilienza

Già al centro della strategia del Governo per sostenere il sistema produttivo alle prese con le conseguenze della pandemia, tramite la moratoria sui finanziamenti a PMI e partite IVA, le banche possono svolgere un ruolo di primo piano per canalizzare i fondi del Quadro finanziario pluriennale 2011-27 e del Recovery Fund verso progetti solidi e capaci di contribuire alla crescita. Lo ha spiegato il responsabile dell'Ufficio Credito e Sviluppo dell'ABI, Raffaele Rinaldi, aprendo un webinar organizzato nell'ambito dell'iniziativa Banche 2020 sulle opportunità offerte dai fondi europei.

L'accordo sul bilancio europeo 2021-27 e il Recovery Fund

In base all'accordo raggiunto a luglio dal Consiglio europeo, e ora oggetto di negoziato con il Parlamento UE, ha spiegato Adelaide Mozzi, consigliere per la governance economica presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il QFP 2021-27 dovrebbe contare su 1.074,3 miliardi di euro, cui si aggiungeranno i 750 miliardi di Next Generation EU, di cui 390 in sovvenzioni e 360 in forma di prestiti.

Il pilastro del pacchetto per la ripresa dal Covid, che mira ad aiutare i paesi che hanno problemi strutturali che possono ostacolare la fase di ripresa dalla pandemia, è il Recovery and resilience facility, il Dispositivo di ripresa e resilienza, con una dotazione di 672,5 miliardi, che gli Stati membri dovranno impiegare sulla base dei Recovery Plan nazionali concordati con Bruxelles e approvati a maggioranza qualificata dal Consiglio.

In base agli indirizzi strategici approvati dalla Commissione europea i Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) dovranno destinare almeno il 37% della spesa alla transizione verde e almeno il 20% alla transizione digitale, rispettare le raccomandazioni specifiche per paese espresse nell'ambito del Semestre europeo, oltre a puntare al rafforzamento della crescita, dell'occupazione e alla resilienza economica e sociale, ha ricordato Mozzi.

Recovery Fund: UE, crescita sostenibile al centro dei Piani di ripresa e resilienza

Sette le macroaree di riferimento dei progetti, che tuttavia non esauriscono il raggio di azione del Recovery, con temi che spaziano dall'energia pulita ai collegamenti a banda larga, dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione al miglioramento delle competenze. Sono settori che richiedono la combinazione di investimenti pubblici e privati, con la finanza che riveste un ruolo fondamentale per la transizione green e digital, ha sottolineato Mozzi, ricordando che la settimana scorsa la Commissione ha pubblicato una nuova strategia dedicata proprio alla finanza digitale.

Dall'EFSI a InvestEU

Le aree di riferimento per ottenere i finanziamenti del Recovery Fund si intracciano alle finestre di investimento di InvestEU, il successore dell'EFSI, il Fondo europeo per gli investimenti strategici, cuore del Piano Juncker. Nella prossima programmazione InvestEU andrà ad assorbire tutti gli strumenti finanziari a carico del bilancio UE e si concentrerà su: Infrastrutture sostenibili; Ricerca, innovazione, digitalizzazione; Sostegno alle PMI; Investimenti sociali e accrescimento delle competenze.

Con InvestEU si compie infatti il passaggio da un approccio market driven ad un approccio policy driven, prevedendo prodotti finanziari generalisti a sostegno delle quattro finestre di investimento che rispecchiano le priorità dell'Unione europea e prodotti finanziari tematici connotati da una maggiore propensione al rischio per ottenere un più forte impatto nell'economia reale, ha spiegato Jacopo Andrea Lambri, capo gabinetto del vicepresidente della BEI Dario Scannapieco.

InvestEU, rappresenta, però, soprattutto un grande sforzo di semplificazione. Grazie al nuovo programma, infatti, la varietà di riferimenti attualmente esistenti sarà sostituita da un unico regolamento e da un unico accordo tra la BEI e gli implementing partner, che potranno avere accesso alla garanzia dell'Unione.

L'altra grande novità è rappresentata dai comparti riservati agli Stati membri che potranno aggiungere a InvestEU risorse provenienti dai fondi strutturali europei e gestirle attraverso un partner scelto a livello nazionale. Questi comparti - ha continuato Lambri - saranno assoggettati alle medesime regole di InvestEU ma avranno l'obiettivo di affrontare i market gap locali, insieme alle piattaforme nazionali che i Paesi UE potranno comunque creare nell'ambito dello strumento come già avvenuto per l'EFSI.

Il ruolo di CDP nella gestione dei fondi UE

In Italia l'attore chiave nella messa a punto di queste piattaforme è Cassa Depositi e Prestiti, che già nel quadro del Piano Juncker ha messo a disposizione 9 miliardi attivando investimenti per 30 miliardi di euro. Con riferimento alle banche, ha spiegato Andrea Nuzzi, head of Corporate and Financial Institutions, nell'ambito di InvestEU CDP punta a potenziare il suo ruolo nel capital relief e facendo da garante su porzioni molto junior dei portafogli bancari.

Parallelamente, CDP avrà un ruolo attivo nell'attuazione del Recovery Plan dell'Italia e continuerà a contribuire alla gestione dei fondi strutturali e di investimento europei, strutturando operazioni in partnership con le Autorità di gestione, come gli strumenti di garanzia e di finanza alternativa attivati in alcune regioni italiane, ma anche con le banche e le istituzioni finanziarie, anzitutto nell'ambito del Fondo rotativo imprese (FRI).

In più, ha ricordato Nuzzi, la Commissione ha appena approvato l'avvio di Patrimonio rilancio, il nuovo strumento gestito da CDP che mira a favorire la ricapitalizzazione di società per azioni con sede in Italia. Si tratta di un intervento che mira a consolidare la base di capitale delle grandi imprese andate in sofferenza in questi mesi a causa del Covid, grazie a quattro operazioni di ricapitalizzazione: conferimenti in capitale; obbligazioni obbligatoriamente convertibili; obbligazioni convertibili, su richiesta del beneficiario o dell'obbligazionista; debiti subordinati. L'intervento, che a differenza di altre misure basate sul Temporary Framework, sarà applicabile fino al 30 giugno 2021, avrà anche una sezione dedicata alle esposizioni deteriorate.

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Il braccio di ferro tra PE e Consiglio sul QFP

Il quadro delineato dai relatori presenta però anche molti punti aperti, a cominciare dalle cifre effettivamente a disposizione dei vari strumenti. Al momento il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale post 2020 è a un punto morto, ha spiegato il responsabile Relazioni istituzionali del Parlamento Europeo in Italia, Fabrizio Spada, complicato dalla sovrapposizione con Next Generation EU, che il Consiglio sfrutta per spingere il Parlamento europeo ad accettare un bilancio ridimensionato per far partire in fretta il Recovery Fund.

Da parte sua, il PE rivendica di aver già approvato la decisione sulle risorse proprie, necessaria alla Commissione UE per raccogliere sui mercati i 750 miliardi di NGEU e unico tassello che richiede il contributo dell'Eurocamera. Il Recovery Fund potrebbe quindi partire, una volta approvata in Consiglio la decisione sulle risorse proprie e ratificata dai Parlamenti dei 27, senza attendere l'accordo sul QFP.

> Per approfondire: Plenaria approva decisione su risorse proprie. Avanti verso Recovery fund

Il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dovrebbe invece proseguire fino a raggiungere un compromesso che soddisfi entrambe le istituzioni UE: il Parlamento infatti può approvare o respingere la proposta, ma non può emendarla. E in assenza di un accordo, il veto del PE condurrebbe all'esercizio provvisorio del bilancio.

La battaglia sul QFP interessa tutti i maggiori programmi di finanziamento europei, che il Parlamento vorrebbe difendere dai tagli del Consiglio. Tra questi InvestEU, che il Consiglio ha ridotto a una dotazione di circa 10 miliardi contro i circa 34 miliardi proposti dalla Commissione europea a fine maggio, ma anche Horizon, Erasmus e Digital Europe.

Recovery Fund e QFP: ancora nessun accordo sull'aumento dei fondi europei

Lo stallo del negoziato UE comprime i tempi di spesa

L'incertezza sull'esito del negoziato getta una pesante ipoteca sull'intero calendario prospettato da Bruxelles.

Le bozze dei Recovery Plan possono essere sottoposte alla Commissione UE, dal 15 ottobre in modo da accelerare la valutazione da parte della task force dedicata ai PNRR e arrivare rapidamente all'approvazione formale, che richiede l'ok del Consiglio a maggioranza qualificata. La presentazione ufficiale, ha ricordato però Adelaide Mozzi, è ammessa solo dall'entrata in vigore del regolamento, auspicabilmente dal 1° gennaio 2021. A quel punto solo concentrandosi su progetti già maturi sarebbe possibile garantire tutti gli impegni entro il 2023 e completare la spesa entro il 2026, anche sfruttando le complementarietà con gli altri fondi europei e nazionali.

Discorso analogo per InvestEU: al momento è previsto che il 40% delle risorse sia impegnato entro il 2022 ed erogato entro il 2023, un lasso di tempo strettissimo se si pensa che sono ancora da definire il testo finale del regolamento e delle linee guida per gli investimenti e il meccanismo di transizione da EFSI a InvestEU. La BEI in ogni caso è già al lavoro su alcune working assumptions, ha assicurato Lambri, prevedendo continuità in tema di criteri di ammissione ed esclusione, rispetto delle policy del Gruppo e dei requisiti di sostenibilità economica e tecnica, e assicurando priorità alle operazioni ad elevato impatto.

In più, la BEI ha già avviato la selezione degli implementing partner di InvestEU e prevede di lanciare nella prima metà del 2021 la call per gli istituti di promozione nazionale e le istituzioni finanziarie internazionali che, tra i 29 candidati in corsa, avranno passato la prima fase di valutazione.

Altre incognite: il futuro del Temporary Framework e l'andamento degli NPL

All'incertezza sull'effettivo importo delle risorse che saranno disponibili al termine del negoziato sul QFP e sul Next Generation EU e sui tempi di operatività dei nuovi programmi si aggiungono altri interrogativi. Tra le misure messe in campo per rispondere alla pandemia, in attesa dell'operatività del Recovery Fund e dei fondi europei 2021-27, la Commissione ha infatti previsto un Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato che il 31 dicembre cesserà i suoi effetti. E a differenza della sospensione del Patto di stabilità, che Bruxelles ha già annunciato di voler confermare nel 2021, non è ancora chiaro se il Temporary Framework verrà prorogato.

Con la fine del sostegno straordinario concesso dal Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato si aprirà una fase delicatissima, in cui il ruolo delle banche a sostegno delle imprese diventerà ancora più intenso e complesso, ha avvertito Rinaldi. La Commissione ne è consapevole e già a luglio ha organizzato una tavola rotonda sulle migliori pratiche nel lending nel settore bancario, ha detto Mozzi.

L'altro fronte di attenzione è quello delle sofferenze bancarie, oggetto di un'altra tavola rotonda la scorsa settimana alla presenza del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Un'eventuale crescita dei crediti deteriorati bloccherebbe infatti le possibilità di intervento delle banche e quindi anche l'efficacia delle azioni per la ripresa dalla pandemia.

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