Corte Conti UE: i fondi PAC non fanno abbastanza per tutelare la biodiversita'

 

Biodiversità - Photo credit: Foto di Evita Ochel da Pixabay La Corte dei Conti europea denuncia i limiti dell'azione UE contro la perdita di biodiversità nei terreni agricoli. La Politica Agricola Comune (PAC) non basta ad arrestarla perchè i fondi non sono indirizzati sulle misure che hanno maggiori possibilità di successo.

Bilancio UE 2021-2027: aumentano i fondi per la PAC

Il bilancio UE 2014-2020 destina 86 miliardi di euro alla tutela della biodiversità, di cui 66 miliardi di euro provenienti dalla Politica Agricola Comune. Finora però, almeno per quanto riguarda la biodiversità nei terreni agricoli, non sono stati raggiunti i risultati sperati. Secondo una relazione della Corte dei Conti europea, i fondi UE non ne stanno arrestando il declino, anche perchè i finanziamenti della PAC si concentrano su misure ad impatto limitato e il monitoraggio di Bruxelles è poco efficace.

La PAC non fa abbastanza per la biodiversità

Dal 1990 ad oggi le popolazioni di uccelli e di farfalle comuni presenti nei terreni agricoli sono diminuite di oltre il 30% e in generale da molti anni si assiste ad un declino del numero e della varietà di specie che vivono nelle campagne dell'UE. Una situazione cui contribuisce in maniera significativa l’agricoltura intensiva, che riduce l’abbondanza e la diversità della vegetazione naturale, e di conseguenza della fauna.

La strategia per la biodiversità adottata dalla Commissione UE nel 2011, con orizzonte al 2020, puntava ad accrescere il contributo dell’agricoltura e della silvicoltura al mantenimento della varietà delle specie e degli habitat al fine di apportare un “miglioramento misurabile” al loro stato di conservazione. Secondo l'analisi condotta dalla Corte dei Conti UE, anche a seguito di visite di audit a Cipro e in Germania, Irlanda, Polonia e Romania, i progressi verso questo obiettivo sono però molto limitati.

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Le misure finanziate dai fondi UE sono poco efficaci

Il problema sembra da imputare anzitutto alle scelte politiche compiute dalla Commissione e dagli Stati membri, che nell'ambito dei pagamenti diretti hanno privilegiato misure di basso impatto ai fini del miglioramento della biodiversità, come le colture intercalari e azotofissatrici.

Anche nel caso dei Programmi di sviluppo rurale (PSR), che in generale presentano maggiori potenzialità ai fini della tutela della biodiversità rispetto ai pagamenti diretti, gli Stati membri tendono a finanziare poche misure ad alto impatto, come ad esempio i regimi basati sui risultati, e a preferire quelle meno impegnative e meno benefiche, che sono più apprezzate dagli agricoltori.

L'altro aspetto problematico riguarda la mancanza di valori obiettivo misurabili per i target dell'agricoltura al 2020, che impedisce di valutare i progressi e la performance delle azioni finanziate dall’Unione, cui si aggiunge lo scarso coordinamento tra le politiche e le strategie dell’UE riguardanti la biodiversità.

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Coordinare la strategia per la biodiversità con la PAC 2021-2027

Sulla scorta di queste evidenze, nella prossima programmazione dei fondi UE servono dei cambiamenti di rotta. La Corte raccomanda alla Commissione di coordinare meglio la strategia sulla biodiversità fino al 2030, di potenziare il contributo dei pagamenti diretti e dello sviluppo rurale alla biodiversità nei terreni agricoli, di consentire una più precisa tracciabilità delle spese finanziate e di elaborare indicatori affidabili per valutare l’impatto della PAC.

Le proposte per la Politica Agricola Comune 2021-2027 e la strategia sulla biodiversità fino al 2030 dovranno “rendere la PAC più reattiva di fronte a sfide quali la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici o il ricambio generazionale, continuando al tempo stesso a sostenere gli agricoltori europei per ottenere un settore agricolo sostenibile e competitivo”, ha dichiarato Viorel Ștefan, il membro della Corte responsabile della relazione.

> Leggi la relazione della Corte dei Conti UE sul contributo della PAC alla biodiversità

Photo credit: Foto di Evita Ochel da Pixabay 

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