Open Innovation: in Italia coinvolge soprattutto le grandi aziende

 

Open Innovation - Foto di rawpixel da Pixabay Oggi l’Open Innovation e la collaborazione startup-corporate sono all'ordine del giorno di molte aziende italiane. Ma malgrado l’evoluzione in corso, l’ecosistema deve accelerare. 

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A sostenerlo è la prima edizione della ricerca “Open Innovation Outlook: Italy 2019” condotta da Mind the Bridge con il supporto di SMAU e presentata a Milano all’apertura della 56esima edizione della fiera

Come si fa Open Innovation in Italia?

Con la “Open Innovation Readiness”, la ricerca confronta le 36 top aziende italiane per fatturato con le 36 top europee sulla base dei due indicatori di innovazione “interna” (strategia, organizzazione, processi, cultura) ed “esterna" (azioni e risultati). 

Ne emergono chiaramente 4 tipi di approcci

  • Open Innovation Newcomer: aziende che si sono appena avvicinate all’Open Innovation e di conseguenza non hanno strutture dedicate;
  • Open Innovation Trailblazer: aziende che hanno avviato azioni di Open Innovation senza tuttavia avere piani e strutture dedicate;
  • Open Innovation Challenger: aziende che si stanno strutturando per lavorare con le startup ma che devono ancora produrre risultati;
  • Corporate Startup Star: aziende propriamente strutturate che producono risultati concreti in termini di collaborazione con le startup (collaborazioni commerciali, investimenti, acquisizioni). 

Dall’analisi emerge chiaramente come le principali aziende italiane (tranne alcune limitate eccezioni) si piazzano tra quelle che si stanno appena affacciando al mondo delle startup o che hanno iniziato a organizzarsi per poter fare innovazione in modo più strutturato.

Affinché l’ago della bilancia si sposti verso un approccio più all’avanguardia, sottolinea Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge illustrando i risultati della ricerca, è necessario “attrezzarsi con strategie e strutture dedicate e soprattutto adottare un approccio di scouting su scala internazionale. Difatti l’ecosistema italiano delle startup è ancora troppo poco maturo per poter supportare i bisogni di innovazione delle nostre imprese che di necessità devono guardare al resto d’Europa, agli Stati Uniti e a Israele”.

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Le aziende Energy e Banking sono in prima linea

Con uno sguardo più approfondito ai dati, emergono tre punti interessanti sullo stato dell’Open Innovation in Italia: 

  • Le grandi società sono attualmente i soggetti più attivi nell’Open Innovation, mentre, tranne in alcuni casi, il mondo delle PMI è ancora poco coinvolto;
  • Molte aziende italiane hanno intrapreso il loro percorso di Open Innovation ma per molte si tratta di azioni più di tipo “marketing e comunicazione” piuttosto che azioni strutturate con obiettivi chiari, risorse e budget dedicati;
  • Le aziende del settore Energy e Banking sono attualmente gli attori in prima linea sull’Open Innovation.

“È corretto dire che l'ecosistema italiano delle startup sta facendo grandi progressi. Tuttavia, il mondo non resta a guardare e l'Italia si sta muovendo ancora troppo lentamente. E, nel contesto attuale, muoversi lentamente equivale a non muoversi affatto”, aggiunge Onetti. 

“Le imprese innovative crescono due volte più rapidamente. Tuttavia, le aziende europee e italiane investono meno nell'innovazione rispetto ai loro concorrenti internazionali”, ha commentato Pierantonio Macola, presidente di SMAU, “la collaborazione startup-corporate potrebbe sia aiutare le grandi e medie aziende a innovare e a crescere, che permettere alle startup di crescere dimensionalmente”.

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