Export Italia: Presentato il nuovo rapporto ICE-ISTAT

 

Nuovo rapporto ICE: photocredit Markus Distelrath da Pixabay E’ stato presentato oggi a Napoli il 33° Rapporto ICE-ISTAT l'Italia nell’economia internazionale. Dove esportiamo, quanto esportiamo e quali sono i prossimi obiettivi dell’ICE sono tutte informazioni emerse nel corso del convegno.

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Dati alla mano, la fotografia che emerge dell'Italia dal nuovo rapporto curato dall’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) insieme all’ISTAT, è quella di un Paese in cui l’export continua a giocare un ruolo fondamentale per la crescita economica nazionale, ma in cui le differenze tra nord e sud sono ancora troppo marcate. 

Export, volano della crescita economica

Anche nel nuovo rapporto si conferma il ruolo fondamentale rivestito dall’export per la crescita e la tenuta economica del nostro Paese. Se infatti, a fine 2018 i livelli dell'economia italiana non sono ancora tornati a quelli pre-crisi, nello stesso lasso di tempo la crescita dell'export nazionale, in costante aumento dal 2010, si è attestata su un +16,3%. Una situazione che garantisce un saldo della bilancia commerciale fortemente in positivo, che si attesta sui 44 miliardi di euro pari all 2,2% del PIL.

A livello internazionale, le esportazioni italiane rappresentano il 2,85% della quota mondiale del commercio, collocando l'Italia al 9° posto tra i paesi esportatori.  

Da un’analisi più approfondita dei dati emergono, tuttavia, una serie di considerazioni:

  • La prima è che l’export italiano è fortemente concentrato. I primi 10 paesi destinatari delle nostre merci, infatti, rappresentano il 60% del totale dell’export italiano e, tra questi, i primi tre mercati continuano a rimanere quelli di Germania, Francia e Stati Uniti. 
  • La seconda osservazione prende in esame il rapporto tra il peso ricoperto dai principali paesi del nostro export, rispetto a quelli oggetto di commercio mondiale. Ne segue che, mentre le esportazioni italiane continuano a puntare su mercati maturi come quelli europei o quello americano, il mondo sta cambiando e sono sempre più altre le aree che intercettano i flussi di merci. Tra queste i paesi asiatici con in primis la Cina, paese su cui l’ICE intende focalizzare sempre più la sua attenzione.

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Chi esporta: identikit delle imprese esportatrici italiane

Sono 125.920 le aziende italiane che esportano stabilmente nel mondo. Un numero ancora sottodimensionato rispetto alle potenzialità del nostro sistema produttivo ma che ci restituisce, tuttavia, anche un dato positivo. Se, infatti, le imprese esotici sono ancora poche, cresce invece il valore medio del nostro export grazie a un riposizionamento delle nostre imprese su prodotti a più alto valore aggiunto o su fasce prezzo più elevate, come nel caso dell'agroalimentare.

Resta tuttavia una spada di damocle delle nostre imprese esportatrici, che è quella del nanismo dimensionale. Oltre  il 50% dell’export italiano, infatti, è realizzato da imprese con meno 200 dipendenti. 

Negativo è anche il dato geografico. Resta persistente, infatti, il gap geo- economico tra un nord che copre da solo il 73% delle esportazioni italiane, e un sud che si colloca all’11% (il centro Italia porta a casa il 16% della quota nazionale). Ancora più negativo è il fatto che si tratta degli stessi identici numeri del 2010. 

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I cinque obiettivi di ICE

Davanti a questi dati, ICE ha identificato una strategia composta da cinque linee di azione:

  1. Promozione delle eccellenze del Made in Italy nel mondo, con un focus particolare destinato alle PMI e alle regioni del sud. Per questo saranno creati dei flying desk regionali che garantiranno la presenza sul territorio del personale ICE al fine di assistere direttamente le imprese e aiutarle ad esportare.
  2. Saranno aumentate le azioni di integrazione dei sistemi di  filiera.
  3. Si punterà sempre più, poi, sull’innovazione dei mercati, focalizzando l’attenzione su quei paesi dall’alto potenziale di crescita - sia in termini di consumatori che di prospettive economiche - a cominciare dalla Cina, in cui la presenza del nostro paese è troppo bassa.
  4. L’Agenzia intende puntare anche sull'innovazione dei modelli di export che devono essere sempre più orientati verso la digital economy e l’economia sostenibile. Un obiettivo da raggiungersi grazie all’aumento dell’utilizzo, da parte delle imprese italiane, dell’e-commerce, dei sistemi di blockchain (fondamentale per la tracciabilità del prodotto a tutela made in italy e contro il fenomeno dell’italian sounding) e dei big data.
  5. Infine la formazione, i giovani e le startup, tutte linee da promuoversi sempre più a stretto contatto con le regioni.

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Photocredit: Markus Distelrath da Pixabay 

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