Erasmus+: l’esperienza all’estero aiuta a trovare lavoro

 

Erasmus+ - photo credit: langllDue nuovi studi pubblicati dalla Commissione Europea dimostrano che Erasmus+ aumenta il successo degli studenti nella vita personale e professionale e rende più innovative le università.

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I risultati di degli studi indipendenti, realizzati su 500 organizzazioni e 77mila tra studenti e membri del personale universitario, dimostrano come il programma dell’UE abbia effetti positivi sui beneficiari principali.

Erasmus+, svolta per occupazione dei giovani europei

Il programma Erasmus+, secondo gli studi, rappresenta uno strumento importante per orientarsi nel mondo del lavoro. Oltre il 70% dei ragazzi intervistati ritiene di sapere meglio, al ritorno dall'estero, quale carriera desidera intraprendere, mentre nove ragazzi su dieci dichiarano di utilizzare nel lavoro quotidiano le competenze acquisite all'estero.

Sette giovani europei su dieci (72%) che hanno partecipato a Erasmus+ hanno ottenuto il primo impiego grazie alle competenze acquisite nel corso dell'esperienza all'estero, con l’80% degli intervistati che dichiarano di essere stati assunti entro tre mesi dalla laurea.

Erasmus+ sostiene anche l'imprenditorialità. Un progetto di cooperazione su quattro ha contribuito all'educazione imprenditoriale ed un terzo di questi progetti ha contribuito a creare spin-off e start-up.

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Un successo per milioni di studenti europei

Il programma Erasmus+, con un budget di oltre 14,7 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, intende contribuire agli obiettivi della strategia Europa 2020, allo sviluppo sostenibile dei Paesi terzi nel settore dell’istruzione superiore e allo sviluppo della dimensione europea dello sport.

Il progetto finanziato dall’Unione europea sostiene tre tipi di azioni chiave:

  1.      mobilità ai fini di apprendimento dell’individuo,
  2.      cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone prassi,
  3.      sostegno alle riforme politiche.

Un’esperienza che, tra il 2014 e il 2018, ha visto oltre 2 milioni di persone, tra studenti e personale dell'istruzione superiore, intraprendere un periodo di apprendimento, formazione o insegnamento all'estero nell'ambito del programma Erasmus+.

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Senso di appartenenza ed inclusione sociale

L’esperienza all’estero accresce il senso di appartenenza all’Europa. Un terzo degli studenti Erasmus ammette di identificarsi solo o principalmente come europeo dopo il periodo di mobilità, un risultato superiore ai colleghi che rimangono a casa, non intenzionati a recarsi all’estero.

Più del 90% degli studenti Erasmus+ migliora anche la capacità di lavorare e collaborare con persone di culture diverse e sente di avere un'identità europea. Gli effetti maggiori si riscontrano negli studenti meno convinti dell’UE prima dell’esperienza e in coloro che hanno soggiornato in un paese più lontano dal proprio. In particolare, gli studenti che provengono dall'Europa orientale sono quelli che tra tutti si identificano maggiormente con l'Unione europea. 

Positivo anche l'effetto sull'inclusione sociale: due università partecipanti su tre hanno dichiarato che i progetti europei contribuiscono ad evitare la discriminazione.

La trasformazione digitale nelle università

Grazie ai progetti di cooperazione Erasmus+ la maggior parte delle università partecipanti si trova più preparata alla trasformazione digitale.

Il miglioramento delle capacità di innovazione e la maggiore cooperazione internazionale tra le università sono merito di una certa fiducia verso l’uso di nuove tecnologie e metodi di insegnamento e apprendimento innovativi. Infatti, più dell’80% degli accademici riferisce che l'esperienza all'estero ha portato allo sviluppo di programmi di studio più innovativi. 

Inoltre, è emerso dagli studi che il personale accademico che ha fatto ricorso al programma Erasmus+ è più incline a coinvolgere risorse provenienti dal mondo aziendale nei propri corsi rispetto agli omologhi non mobili (circa il 60% rispetto al 40%).

“Le università che partecipano a Erasmus+ non solo sono più internazionali, ma rispondono anche meglio alle esigenze del mondo del lavoro”, afferma il commissario per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport Tibor Navracsics.

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