Capacity Market - Italia Solare e ambientalisti scrivono a Bruxelles

 

Capacity MarketIl Governo italiano ha inviato a Bruxelles la bozza di regolamentazione del Capacity market senza un confronto finale con gli stakeholder e senza considerare il ruolo delle rinnovabili e dell’accumulo nel mercato della capacità.

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Per questo Italia Solare, Greenpeace, Legambiente e WWF scrivono alla Commissione europea chiedendo di sospendere l’istruttoria sul Capacity Market affinché sia possibile un confronto chiaro e trasparente con tutti gli stakeholder coinvolti sull’ultima versione inoltrata a Bruxelles.

Capacity Market: cosa contestano le associazioni

Le associazioni sollecitano inoltre l’Esecutivo UE affinché faccia richiesta al Governo italiano di mettere a disposizione del pubblico il nuovo testo sul Capacity Market utilizzando procedure AIR (Analisi di Impatto della Regolazione) che lo rendano comprensibile, in modo da consentire a soggetti terzi di presentare le proprie osservazioni nella fase istruttoria della Commissione.

Il mancato ricorso alla procedura AIR, sottolineano le associazioni, ha avuto come più evidente ripercussione il fatto che è mancata una schematizzazione e spiegazione semplificata del meccanismo e dei suoi effetti positivi e negativi e questo ha circoscritto sostanzialmente il contraddittorio sul meccanismo ai soli soggetti che non necessitavano di spiegazioni in quanto grandi utility.

Per i consumatori, i cittadini e le piccole e medie imprese che dovranno pagare i costi di questo meccanismo è stato impossibile capirne il funzionamento. Le associazioni ritengono quindi che la consultazione dovrebbe essere completamente ripetuta anche sulle parti già oggetto di analisi di Bruxelles in modo da consentire l’invio di osservazioni alla stessa Commissione anche ai soggetti non interessati dagli effetti incentivanti del provvedimento per i suoi impatti indiretti sull’ambiente sulle bollette e sullo sviluppo delle rinnovabili.

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Capacity Market: perchè va pensato nel modo giusto

Il Capacity Market è importante per il corretto funzionamento del mercato elettrico, ricordano le associazioni, ma deve essere formulato in condizioni di trasparenza ed equità rispetto alle varie fonti di energia, rinnovabili comprese, tenendo in considerazione anche gli sviluppi tecnologici, quali la capacità di accumulo elettrochimico e gli impianti idroelettrici a pompaggio alimentati da fonti rinnovabili.

A tale proposito le associazioni nella lettera ricordano che alla domanda, agli stoccaggi e alle fonti rinnovabili non programmabili sostanzialmente non è permesso a regime di rendere con una disciplina consolidata e a regime servizi e partecipare al mercato della flessibilità (ancillary markets MSD and MB).

La mancanza di una normativa a regime per la partecipazione della generazione distribuita al mercato della flessibilità (MSD e MB) contribuisce a ridurre la flessibilità e la capacità di risposta del sistema. Si ritiene che la soluzione debba essere individuata nel permettere la partecipazione della generazione distribuita agli ancillary markets e non nel ridurla con il mercato della capacità.

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Le associazioni ricordano che pressoché la totalità delle criticità denunciate nella loro lettera sono state create dalle politiche adottate e se oggi viene proposto di incentivare la costruzione di nuovi impianti a fonti fossili per il fatto che manca capacità e flessibilità, non bisogna dimenticare che la capacità manca perché si sono bloccati nuovi impianti a fonti rinnovabili e la flessibilità manca perché si sono congelati i meccanismi di partecipazione della domanda e della generazione distribuita agli ancillary markets e al mercato infragiornaliero.

Le soluzioni ai problemi denunciati risiedono nello sblocco della costruzione di impianti a fonte rinnovabile, nella previsione di una normativa a regime per la partecipazione al mercato della flessibilità, nella sospensione di qualsiasi politica che distorce il mercato e nello stimolo a fare investimenti sulla base dei segnali di mercato.

Solo dopo l’adozione di tali regole sarà possibile valutare se e in quale misura un mercato della capacità sia necessario, nel rispetto del principio stabilito dalla nuova normativa europea che lo qualifica come strumento di ultima istanza possibile qualora siano state poste in essere tutte le misure necessarie a garantire il contributo della domanda, degli accumuli, dell’efficienza energetica e degli altri strumenti di flessibilità e queste non si siano rivelate sufficienti.

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