Sostenibilita' a lavoro: la PA italiana diventa piu' green

 

Gianni Dominici - photo credit: FPALa ricerca di FPA “Green PA: pratiche di consumo sostenibile a lavoro”, dà alla PA italiana un “5 meno” nella pagella di sostenibilità. Nonostante i dati siano in miglioramento, si fatica a vedere gli impatti positivi.

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La seconda edizione dell’indagine “Green PA: pratiche di consumo sostenibile a lavoro”, realizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, conferma un risultato complessivo insufficiente in fatto di sostenibilità ambientale della PA italiana.

Il rapporto, che tra il 2017 e il 2019 ha coinvolto circa 1200 persone, analizza le scelte di consumo di chi lavora nelle pubbliche amministrazioni e le legge alla luce dei principali dati sulla spesa, sui consumi e sugli investimenti legati al risparmio energetico e alla lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento.

La ricerca va considerata anche in vista di FORUM PA 2019, la trentesima edizione della manifestazione dedicata all’innovazione e alla sostenibilità nella Pubblica Amministrazione in programma dal 14 al 16 maggio al Roma Convention Center “La Nuvola”, il cui filo conduttore sarà la “PA che crea valore pubblico”, volano per lo sviluppo sostenibile del Paese.

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Passi avanti verso la sostenibilità

Da questa prospettiva i risultati dell’analisi al 2019 mettono in evidenza un’evoluzione della PA i cui passi in avanti verso la sostenibilità sono, da un lato, scanditi dagli obblighi assunti in Europa e dai traguardi fissati nell’ambito di accordi internazionali, e, dall’altro, spinti dall’accresciuta consapevolezza e il miglioramento dei comportamenti individuali dei suoi dipendenti.

In riferimento al primo ambito si registra nell’ultimo biennio un assestamento dei risultati ottenuti in riferimento al Green Public procurement, agli investimenti nella riqualificazione del patrimonio immobiliare e agli interventi plastic free. Inoltre, si parla di crescita degli acquisti verdi, con un “erogato green” attraverso Consip tra il 2014 e il 2017 di 13,5 miliardi di euro, mentre in più del 34,6% delle PA in cui lavorano gli intervistati è stata avviata una politica GPP.

Numeri significativi circa gli investimenti sull’adeguamento del patrimonio immobiliare pubblico, che, se consideriamo le sole risorse dei Programmi Prepac e il Conto Termico, ammontano a 234 milioni di euro (a cui si sommano gli oltre 400 del PON Metro). Anche in tema di plastica, l’Italia risponde con l’adesione alla campagna lanciata dal Ministero dell’Ambiente, proprio quando l’Europa vota in via definitiva la direttiva che vieta l’impiego della plastica monouso.

Per quanto riguarda, invece, il secondo aspetto, quello relativo ai comportamenti individuali, aumentano i comportamenti virtuosi dei dipendenti pubblici. Rispetto all’indagine del 2017, infatti, cresce la percentuale di chi, tra i dipendenti pubblici, percepisce il proprio stile di consumo a lavoro come più che sostenibile: il 36,9% (+5,5% rispetto al 2017). 

In generale, si osserva un’evoluzione degli stili di consumo individuali e quotidiani, legati all’utilizzo di apparecchiature elettriche, all’illuminazione, all’acqua e ai rifiuti plastici, alla climatizzazione degli ambienti, alla quantità di carta e inchiostro utilizzata, ma anche alle scelte relative alla mobilità. Al contrario, una maggiore attenzione andrà posta in futuro nelle prassi più legate all’uso del PC: sono ancora la maggior parte i dipendenti che non adottano quotidianamente gli accorgimenti anti-spreco dai quali deriverebbe un risparmio significativo sia per le casse degli enti che per l’ambiente.

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I possibili miglioramenti futuri

Nonostante i passi avanti e la capacità di costruire un’ottima cornice normativa, si evidenzia un’enorme fatica della PA italiana nel generare il reale cambiamento. Considerando le possibili strade per raggiungere il “6” nella pagella di sostenibilità, un aspetto su cui si può puntare è legato ai gesti quotidiani dei dipendenti pubblici sul luogo di lavoro. Banalmente, se gli oltre 3 milioni di dipendenti della PA adottassero delle semplici abitudini, l’impatto complessivo sarebbe enorme.

Nel dettaglio:

  • se andassero a lavoro con un collega invece che in auto da soli, si toglierebbero dalle strade 632 mila veicoli, in un anno si risparmierebbero 370 mila tonnellate di CO2 e 720 milioni di litri di carburante;
  • se consumassero una risma da 500 fogli in meno per uno, in un anno si ridurrebbero 8.142 tonnellate di carta;
  • se bevessero da borracce o bicchieri di vetro o riempissero una caraffa con l’acqua del rubinetto, eliminando così la plastica monouso, 410 milioni di bottigliette di plastica e taglierebbero le emissioni di oltre 27 mila tonnellate di CO2 l’anno;
  • se spegnessero la luce e i pc quando non necessario e se tenessero la temperatura entro i limiti previsti dalla legge e dal buon senso, si potrebbe ridurre di almeno il 5% il consumo energetico annuale della PA (più di 1400 KWh per ogni dipendente) e di oltre 70mila tonnellate le emissioni.

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