Finanza alternativa - P2P Lending, serve una regolamentazione UE

 

Peer to Peer - Photo credit: Investment ZenUn mercato che vale quasi 400 miliardi e destinato a crescere ancora. Numeri che dimostrano perchè è sempre più impellente la necessità di una regolamentazione europea del Peer To Peer Lending.

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L’idea di “disintermediare” i prestiti nasce in Inghilterra dal sito web Zopa, che dal 2005 ad oggi ha erogato quasi 3 miliardi di sterline in prestiti senza ricorrere al credito delle banche. Da allora il mercato del Peer to Peer Lending è cresciuto considerevolmente e nel 2018 ha fatto registrare un valore totale di transazioni di crowdlending (segmento business) pari a oltre 380 miliardi di dollari, con il dato più elevato raggiunto in Cina (oltre 425 miliardi).

Cos’è e come funziona il P2P Lending

L’analisi realizzata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti distingue le tipologie di Peer to Peer Lending in base alla natura dei borrowers (coloro che ricevono il prestito). Il crowlending può essere applicato innanzitutto ai prestiti personali, che rappresentano probabilmente ancora la forma di prestito più diffusa, soprattutto grazie alla flessibilità del peer to peer lending e al costo sicuramente più basso rispetto, ad esempio, a quello applicato per l’utilizzo di carte di credito.

Ma dal P2P Lending non sono esclusi i prestiti aziendali, una tipologia che inizialmente rappresentava una nicchia nel panorama del crowdlending e che ha assunto un ruolo sempre più significativo, con importi sempre più rilevanti.

Ampio il ventaglio degli strumenti finanziari utilizzabili: mutui e rifinanziamenti per l’acquisto di immobili, finanziamenti per supportare lo sviluppo aziendale, liquidità a breve, invoice trading.

I tre mesi in Europa prestati 465 milioni...

Secondo un report di AltFi Data, nel terzo trimestre 2018 il P2P lending in Europa è cresciuto più di quanto previsto, con il Regno Unito che ha fatto segnare un +11% rispetto al volume di erogato che ci si aspettava e l’Europa continentale che ha registrato un +10%.

L’erogato del Regno Unito, che guida la classifica globale, ha sfiorato il miliardo e 400 milioni nell’ultimo trimestre 2017, mentre in Europa tra ottobre e dicembre individui e imprese hanno ottenuto prestiti per 465 milioni.

… e in Italia si sfiora il miliardo

In Italia l’erogato complessivo delle dieci piattaforme monitorate ha superato i 180 milioni di euro solo nel terzo trimestre 2018. A fine settembre l’erogato complessivo dalle piattaforme di credito alternativo italiane è stato di 948,1 milioni di euro: una crescita del 23,4% rispetto a fine giugno 2018 e di oltre il 200% rispetto a settembre 2017.

L’ultimo trimestre del 2018 ha confermato il trend, mostrando risultati ancora più significativi, con un erogato pari a 256 milioni di euro (+42% rispetto al terzo trimestre e +90% rispetto al quarto trimestre del 2017), valore di gran lunga superiore al periodo precedente.

Grazie a un tale andamento, l’erogato complessivo del solo anno 2018 si è attestato a 763 milioni, con un aumento del 125% rispetto al 2017.

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Gli aspetti fiscali di cui tenere conto

A partire dal 1° gennaio 2018, per le persone fisiche, i proventi derivanti da Peer to Peer Lending sono assimilati a redditi di capitale e, pertanto, tassati assoggettandoli a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con aliquota del 26%.

Discorso a parte meritano gli aspetti fiscali del P2P in ambito no-profit. Con l’emanazione del D.Lgs. 117/2017 che ha introdotto nel nostro ordinamento il Codice del Terzo Settore, si prevedono norme specifiche per il “regime fiscale del social lending”: l’aliquota prevista è quella stabilita per le obbligazioni e gli altri titoli indicati dall’art. 31 del D.P.R. 601/1973 (tra i quali figurano anche i titoli di stato), quantificata nella misura del 12,50%.

Serve una regolamentazione europea

Alla luce dei numeri di un simile mercato la Fondazione Nazionale dei Commercialisti parla di una sempre più pressante necessità, oltre agli interventi della Banca d’Italia, di una regolamentazione (nazionale e sovranazionale) che, pur senza essere eccessivamente stringente, definisca in maniera più chiara le modalità di gestione di uno strumento che sta trovando una diffusione sempre più ampia.

Potrebbe essere opportuno definire in maniera più puntuale un framework normativo ad hoc (anche di livello sovranazionale), soprattutto per evitare che l’espansione del credito avvenga in maniera indiscriminata e per innalzare il livello di trasparenza, riducendo al contempo le asimmetrie informative presenti tra i vari soggetti, al fine di rendere il mercato più efficiente e consentire una ottimale allocazione del risparmio.

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Photo credit: Investment Zen

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