Codice appalti - le prime reazioni al ddl delega per la semplificazione

 

Riforma codice appaltiArrivano le prime reazioni al disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri per il riordino della normativa in materia di contratti pubblici. Ecco cosa ne pensano Comuni e ingegneri.

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Inizia infine a prendere forma il processo di riforma del codice dei contratti pubblici, annunciato nei mesi scorsi dal Governo per rispondere alle istanze degli operatori del settore. Il D.lgs 50-2016 è, infatti, da tempo ritenuto tra i principali responsabili della paralisi del comparto delle opere pubbliche

Il ddl delega per semplificare il Codice Appalti

Il Consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi un disegno di legge con delega al Governo per "la semplificazione, la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici”.

Il ddl attribuisce al Governo il compito di "riassetto della materia dei contratti pubblici, non solo nei settori ordinari e speciali ma anche nei settori della difesa e della sicurezza". La delega punta, in particolare, a rendere la normativa più semplice e chiara e a limitarne le dimensioni e i rinvii alla normazione secondaria.

Quanto a contenuti, spiega il Consiglio dei ministri, la delega promuove la responsabilità delle stazioni appaltanti e intende assicurare l’efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, affidamento, gestione ed esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, nell’ottica di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. Infine, il ddl introduce principi e criteri tesi ad alleggerire gli oneri burocratici e di regolazione, semplificando gli adempimenti a carico degli operatori economici.

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Le reazioni di ANCI e CNI

L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), per voce del suo delegato ai Lavori pubblici e all’Urbanistica e sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, ha espresso "soddisfazione per la scelta del Governo di intervenire con una legge delega per una riforma del Codice Appalti organica e in un’ottica di massima semplificazione", oltre che per l’annuncio del premier Giuseppe Conte dell’imminente pubblicazione di un decreto legge per "riaprire i cantieri bloccati e semplificare i passaggi ostativi alla loro realizzazione".

Da quanto si apprende, ha spiegato Occhiuto, si tratterebbe di due provvedimenti che potrebbero contenere alcune delle proposte già avanzate da ANCI insieme ad ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), quali:

  • revisione della struttura del Codice con chiara e potenziata attribuzione ad ANAC di funzioni di vigilanza, collaborazione, controllo e deflazione del contenzioso;
  • semplificazione delle procedure di aggiudicazione con rivisitazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV);  
  • progettazione semplificata per tutte le manutenzioni;
  • eliminazione dell’obbligo di indicazione della terna dei subappaltatori da parte delle imprese già in fase di gara;
  • limitazione della responsabilità dei dipendenti pubblici che adottano provvedimenti di aggiudicazione in attuazione di pareri ANAC o in presenza di indirizzi giurisprudenziali divergenti.

A questi provvedimenti Occhiuto ne ha aggiunti altri due che secondo ANCI dovrebbero essere attuati con urgenza:

  • la reintroduzione dell’appalto integrato per la realizzazione di investimenti pubblici, consentendo alle stazioni appaltanti di ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base comunque ed obbligatoriamente di un progetto definitivo,
  • semplificazioni procedurali per i piccoli Comuni, come la possibilità di individuare il responsabile unico del procedimento (RUP) tra dipendenti non di ruolo o professionisti esterni selezionati con procedure ad evidenza pubblica, procedure semplificate per gli appalti sottosoglia e oneri di comunicazione ridotti in termini di tempi e modalità.

Si è espresso sulla riforma della normativa in materia di contratti pubblici anche il presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) Armando Zambrano. Il principio che va mantenuto, ha commentato Zambrano, è quello affermato dal vecchio Codice, ovvero “la centralità della progettazione”, che per gli ingegneri è un obiettivo fondamentale, mentre spesso finisce per essere persa di vista da chi scrive le norme. Ciò significa che, per fare un’opera pubblica di qualità nei tempi e nei costi previsti, il progetto deve essere fatto bene, con tutte le necessità che ciò comporta. Altrettanto importante è la programmazione, per distribuire adeguatamente i fondi in funzione delle opere. 

La normativa va poi semplificata, "sburocratizzata", ha continuato il presidente del CNI. A preoccupare gli ingegneri è la norma sulla centrale unica di progettazione inserita nella Legge di bilancio 2019. “Pensare che lo Stato possa supplire a tanti professionisti, tante strutture, tante stazioni appaltanti, anche fatte e ben motivate, con un’unica centrale che possa redigere progetti per tutto il Paese ci sembra un’assurdità”, ha detto Zambrano proponendo, invece, una “centrale di programmazione” nell’ottica di rispondere alla “necessità di utilizzare risorse anche in prospettiva”.

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