Economia blu - continua crescita in UE, Italia tra i big five

 

Economia bluDa settori consolidati, come la pesca e il turismo, a industrie emergenti, come l’energia oceanica. L’economia blu non solo ha resistito alla crisi, ma genera 174 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 3,5 milioni di posti di lavoro.

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Non sembra conoscere crisi l’economia blu, che comprende tutte le attività economiche legate agli oceani, ai mari e alle aree costiere. Stando ai numeri forniti dal primo rapporto annuale UE, il settore può contare su un fatturato di 566 miliardi di euro, e genera 174 miliardi di euro di valore aggiunto.

Cos’è l’economia blu?

Non solo pesca e turismo. L’etichetta di Blue Economy comprende una serie di industrie tradizionali ed emergenti.

Nella prima categoria rientrano la pesca, ovviamente, così come l’industria di trasformazione del pesce e l’acquacoltura. E ancora, fra le industrie tradizionalmente “blu” figurano le attività portuali e di stoccaggio, le costruzioni navali, i trasporti marittimi, il turismo costiero ma anche le attività estrattive di petrolio e gas.

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Quel che molti ignorano è la quantità e qualità di settori emergenti legati all’economia blu: mentre la bioeconomia/biotecnologia blu, la protezioni ambientale e l’energia eolica offshore sono più note, fra le industrie emergenti meno conosciute figurano l’energia oceanica e la desalinizzazione.

I numeri di un’economia in crescita

566 miliardi di euro di fatturato non è l’unica cifra a rendere l’idea di quanto la Blue Economy sia importante per l’Europa.

Il margine di profitto lordo è del 16,8%, e sono quasi 3,5 milioni i posti di lavoro creati (l’1,6% dell’occupazione UE). Nel complesso, la Blue Economy rappresenta l'1,3% del PIL totale dell'UE (2016).

Tra i diversi settori, quello delle "risorse viventi" - quindi pesca, acquacoltura e trasformazione - è cresciuto del 22% tra il 2009 e il 2016.

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Anche i settori emergenti sono in piena espansione: l'occupazione nell'industria eolica offshore, ad esempio, è passata da 23mila posti nel 2009 a 160mila nel 2016, superando il numero di occupati nel settore della pesca dell'UE.

In diversi Stati membri dell'UE, nota il report, l'economia blu è cresciuta più rapidamente rispetto all'economia nazionale nell'ultimo decennio.

“L'economia blu dell'UE sta crescendo costantemente nell'ultimo decennio e il potenziale per il futuro è promettente. Con investimenti nell'innovazione e attraverso una gestione oculata e responsabile, che integri gli aspetti ambientali, economici e sociali, possiamo raddoppiare il settore in modo sostenibile entro il 2030”, sostiene il commissario UE per l’Ambiente, gli affarti marittimi e la pesca Karmenu Vella.

Oltre 6 miliardi nel prossimo bilancio UE

Visto l’enorme potenziale di questo settore economico non è un caso se di recente la Commissione europea ha proposto di intensificare il proprio sostegno all’economia marittima nel bilancio UE 2021-2027, destinando 6,14 miliardi di euro ad un Fondo più semplice e flessibile.

Il Fondo consentirà di investire in nuovi mercati, tecnologie e servizi marittimi come l'energia oceanica e la biotecnologia marina. Alle comunità costiere sarà offerto un sostegno maggiore e più ampio per la creazione di partenariati locali e i trasferimenti di tecnologia in tutti i settori dell'economia blu, compresi l'acquacoltura e il turismo costiero.

Il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) continuerà ad assistere il settore alieutico europeo nella transizione verso pratiche più sostenibili, puntando in particolare sul sostegno agli operatori della piccola pesca. Consentirà inoltre di liberare il potenziale di crescita di un'economia blu sostenibile e assicurare un futuro più prospero alle comunità costiere.

Per la prima volta, il Fondo contribuirà a rafforzare la governance internazionale per garantire mari e oceani più sicuri, protetti, puliti e gestiti in modo sostenibile.

Infine, la Commissione intende potenziare l'impatto ambientale del Fondo grazie a un'azione rafforzata per la tutela degli ecosistemi marini e a un contributo del 30% del relativo bilancio a favore della mitigazione e dell'adattamento ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni assunti nell'ambito dell'accordo di Parigi.

Fra i big five anche l’Italia

Regno Unito, Spagna, Italia, Francia e Grecia hanno le economie blu più importanti d’Europa. Lo dimostra il numero di occupati in questi Paesi: solo in Spagna, la Blue Economy rappresenta un quinto dell'occupazione totale. Nel complesso, questi Stati rappresentano oltre la metà del totale dei posti di lavoro legati all'economia blu.

In Italia sono circa 390mila i posti di lavoro legati a questo settore industriale, che genera circa 19,7 miliardi di euro di valore aggiunto.

A fare la parte del leone, il turismo costiero, che da solo ha contribuito al 51,2% dell’occupazione, al 43% del valore aggiunto e al 50% dei profitti complessivi nel 2016.

Importante anche il ruolo dei trasporti marittimi, che generano il 13,3% del lavoro, 21% di valore aggiunto e 24% dei profitti.

> Rapporto annuale UE sull'economia blu

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