Decreto rinnovabili – arrivano le prime critiche e proposte di modifica

 

Decreto rinnovabiliLa prima a criticare il decreto rinnovabili è stata Legambiente, che ha puntato il dito contro il “grave ritardo” accumulato dal testo. Poi è stata la volta del Coordinamento FREE, che ha avanzato alcune proposte.

Decreto rinnovabili – 7 bandi da novembre, spazio al fotovoltaico

Attesa da lungo tempo e annunciata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda prima delle elezioni, la bozza di decreto rinnovabili circolata nei giorni scorsi ha mostrato un deciso cambio di passo rispetto alle indicazioni iniziali.

Gli incentivi dedicati all’energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili per il triennio 2018-2020 aprono anche al fotovoltaico. Il testo prevede la pubblicazione di 7 bandi a partire da novembre, e l'introduzione di gare tecnologicamente neutre.

La bozza inviata nei giorni scorsi al Ministero dell’Ambiente dovrà ottenere il via libera da parte dell’Autorità per l’energia e della Conferenza unificata, prima di essere trasmessa a Bruxelles. Nel frattempo, ambientalisti e operatori hanno affilato le armi contro il provvedimento.

Legambiente: grave ritardo, ora si acceleri

La prima critica, mossa da più parti e di cui si è fatta portavoce Legamente, riguarda i tempi. Il decreto, nota il vicepresidente dell’associazione Edoardo Zanchini, arriva con “grave ritardo”.

“Grave che si sia arrivati solo a fine legislatura all’approvazione di un provvedimento che dovrebbe spingere interventi già nel 2018, ma che invece vedrà solo a novembre di quest’anno aprire le aste e i registri previsti, ritardando molto quegli investimenti necessari a far ripartire le installazioni nel nostro Paese”, prosegue.

“Ora si acceleri l’approvazione ascoltando le proposte degli operatori e aprendo la strada all’autoproduzione e distribuzione locale da fonti rinnovabili, ancora bloccata da assurde barriere”.

“Nella Strategia energetica nazionale si apriva a questa prospettiva, ma il rischio è che nell’incertezza politica dei prossimi mesi questo tassello indispensabile per il pieno sviluppo delle energie pulite a beneficio dei territori, sia ancora una volta rinviato”, conclude Zanchini.

Coordinamento FREE: aste separate per eolico e fotovoltaico

Preoccupazione per i tempi è stata espressa anche dal Coordinamento FREE, che riunisce più di venti associazioni che rappresentano il settore delle rinnovabili italiane: il decreto “non potrà diventare operativo prima di metà 2018”.

E non solo. “Nell’attuale formulazione”, si legge in una nota, il decreto “non si applica a biomasse, biogas, eolico off-shore, geotermia innovativa, solare termodinamico, per cui le misure a loro favore vengono rinviate a un successivo decreto”.

Quindi il Coordinamento FREE avanza una serie di proposte:

  • si metta tempestivamente a punto il decreto relativo a biomasse, biogas, eolico off-shore, geotermia innovativa, solare termodinamico;
  • per consentire una programmazione degli investimenti in grado di consentire una ulteriore riduzione dei costi, si facciano aste separate per eolico e fotovoltaico, sulla base di quote di potenza assegnata alla singola tecnologia;
  • le tariffe a base d’asta per l’eolico indicate nel testo consentano la realizzazione dei contingenti indicati, utilizzando aerogeneratori di ultima generazione;
  • le misure per i rifacimenti totali o parziali si applichino anche agli impianti che non hanno aderito allo spalma-incentivi;
  • la priorità per impianti realizzati su discariche, cave, ecc. sia condizionata a preventive operazioni di bonifica e sia estesa anche a impianti installati su coperture che contengano amianto, purché i proponenti si impegnino alla sua rimozione, avvalendosi delle misure di incentivazione previste dalla vigente legislazione per la rimozione dell’amianto;
  • vengano meglio chiariti i criteri per la partecipazione degli impianti ubicati in Stati membri, partecipazione che deve comunque sottostare ad un accordo di libero scambio.

L'associazione chiede infine che venga modificata la normativa esistente, sostituendo all’esclusione delle aree agricole dall’accesso agli incentivi nuovi criteri che impediscano insediamenti in contrasto con le esigenze della produzione agricola.

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