Elezioni – forze politiche a confronto su rinnovabili e mobilita'

 

RinnovabiliIl Coordinamento FREE chiama le forze politiche ad assumersi impegni precisi sui temi delle rinnovabili e della mobilità sostenibile in vista della prossima legislatura. Ecco chi ha risposto all'appello e come.

Rinnovabili – Coordinamento FREE a Governo, urge emanazione decreti

In vista dell'appuntamento elettorale del 4 marzo, il Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) chiama a raccolta i candidati delle principali forze politiche.

E lo fa concentrando l'attenzione su tre temi chiave – rinnovabili elettriche, rinnovabili termiche e mobilità – attraverso altrettanti position paper inviati ai partiti affinché si assumano “impegni precisi […] sulle azioni da implementare per la prossima legislatura”, per dirla con le parole del presidente del Coordinamento FREE Giovanni Battista Zorzoli, intervenuto all'incontro organizzato a Roma il 19 febbraio. 

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Rinnovabili elettriche: urge l'emanazione dei decreti

Non è la prima volta che FREE pungola il Governo sul fronte delle rinnovabili elettriche: nelle scorse settimane il Coordinamento ha inviato al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda una lettera chiedendo al più presto l'emanazione dei decreti attuativi per lo sviluppo delle rinnovabili, la cui assenza metterebbe a rischio l’industria del settore in Italia, vanificando gli sforzi fatti finora.

Richiesta ribadita nel position paper dedicato alle rinnovabili elettriche. “Le misure generali per lo sviluppo delle FER elettriche devono anzitutto essere contestualizzate in una visione d’insieme che non contrapponga le varie tecnologie e che preveda una programmazione più definita e rispettata di quella attuale, dando piena attuazione ai positivi contenuti della Strategia Energetica Nazionale”, si legge nel documento.

Quindi si invia a “rendere stabili e non modificabili retroattivamente le misure adottate e a semplificare l’iter autorizzativo – misure ovvie, purtroppo frequentemente disattese in passato”. Nel concreto le proposte sono due:

  • permettere lo sviluppo dei sistemi di distribuzione chiusi, valutando gli impatti ed i necessari criteri di equità sui consumatori, sui prosumer e sull’intero sistema, anche con l’obiettivo di garantire un livello sempre maggiore di sicurezza e adeguatezza;
  • eliminare i limiti esistenti alla stipula di contratti a medio-lungo termine, creando per contro le condizioni idonee (aggregazione della domanda e dell’offerta) a facilitare la diffusione di uno strumento fondamentale per la bancabilità delle FER, nonché forme di garanzia sia per il produttore che per il consumatore. Ciò comporta il rapido varo della delibera di ARERA, prevista dal 4 luglio 2014 dall’art.11 del D. Lgs. 102, necessaria per consentire l’aggregazione della domanda, e la conseguente modifica del codice di rete di Terna.

Per rimuovere l’attuale situazione di stallo, viene sollecitata quindi una rapida emanazione del nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche, relativo all'intervallo temporale che ci separa dal 2020.

“Il ritardo già accumulato che, proseguendo, replicherebbe quanto successo con il decreto 2016, emanato con oltre un anno di ritardo, nell’attuale congiuntura politica potrebbe determinare il ricambio degli interlocutori e quindi vanificare del tutto o in parte il lavoro preparatorio già svolto. È auspicabile che l’atteso decreto sull’incentivazione delle FER elettriche sia basato sui criteri sopra riportati e sia coerente con gli obiettivi a lungo termine indicati nella SEN. Occorre quindi che differenzi le misure valorizzando le specificità di ciascuna tecnologia (evitando quindi le aste multi tecnologiche), ma anche obiettivi come l’autoconsumo dell’energia, la generazione distribuita, il contributo delle FER ai servizi di rete”.

Quindi, nota Andrea Zaghi, Director of Services and External Relations di Elettricità Futura “Una maggiore penetrazione della generazione distribuita favorirà lo sviluppo di micro reti, con sistemi intelligenti di produzione, distribuzione e consumo dell’energia elettrica, che dovranno necessariamente rispondere a criteri di efficienza e avvalersi di sistemi di accumulo dell’energia o della potenza, contribuendo a delineare sistemi flessibili, in grado di integrarsi con gli accumuli distribuiti e mobili creati dai veicoli elettrici e con l’uso della flessibilità della produzione proveniente dal settore delle bioenergie, in particolare, dal settore della produzione di elettricità da biogas”.

Position paper su Rinnovabili elettriche

Rinnovabili termiche: puntare sul mix energetico

Il position paper dedicato alle rinnovabili termiche riporta dati e soluzioni per la crescita del settore. Obiettivo: aumentare di 4,8 Mtep le rinnovabili termiche al 2030. Per farlo sarebbero necessari: 0,19 Mtep/anno per la geotermia (contro 0,13 del 2015), 0,28 Mtep/anno per il solare termico (contro 0,19 del 2015), 11,3 Mtep/anno per le bioenergie (contro 7,78 del 2015) e 3,74 Mtep/anno per le pompe di calore (contro 2,58 del 2015).

Cifre piuttosto ambiziose, soprattutto in relazione alla tendenza degli ultimi anni. Per tentare di raggiungere questi valori occorrerà procedere immediatamente con il tasso medio di crescita del 3,5% nei 12 anni che ci separano al 2030, partendo da subito e puntando sul mix energetico, valorizzando tutte le potenzialità di crescita che le diverse fonti possono esprimere, anche attraverso possibili integrazioni tra loro.

Vi sono ad esempio già esempi virtuosi di impianti integrati biomasse-solare termico-pompe di calore, e anche la geotermia può perfettamente inserirsi in questa ottica, suggerisce il documento.

Position paper su Rinnovabili termiche

Mobilità sostenibile: fari puntati sulle auto elettriche

“Per passare dal 7,2% di quota di rinnovabili nei trasporti del 2016 al 21% previsto dalla SEN al 2030 occorre un trend di crescita annuo praticamente di un punto percentuale per anno (0,99%), maggiore quindi del trend di crescita dello 0,8% tra il 2015 ed il 2016”, sottolinea il presidente dell'associazione nazionale energia del vento (ANEV) Simone Togni illustrando i punti focali del position paper dedicato alla mobilità.

“Si ritiene pertanto necessario pianificare fin da subito nuovi strumenti di promozione della mobilità sostenibile in modo di arrivare entro la fine della legislatura almeno al tasso medio di crescita”, conclude. E il radar del documento è puntato innanzitutto sulle auto elettriche: il Coordinamento FREE propone in particolare di “favorire la sostituzione dei vecchi veicoli a combustione eventualmente con quote obbligatorie di veicoli elettrici sulle nuove vendite, così che venga dato al contempo un segnale agli investimenti in infrastruttura di ricarica e venga promosso lo sviluppo di filiere industriali”.

E il documento suggerisce di puntare sugli incentivi favorendo l’utilizzo dell’auto elettrica in aree urbane attraverso congestion charges e/o pollution charges e altre agevolazioni (Low Emission Zone, ZTL, corsie dedicate, parcheggi gratuiti, Car Sharing) e rivedendo il meccanismo delle agevolazioni fiscali delle flotte di veicoli aziendali secondo criteri di incremento verso i veicoli elettrici e di riduzione verso i veicoli alimentati a benzina/diesel.

Position paper su Mobilità sostenibile

Cos'ha risposto la politica

All’incontro organizzato dal Coordinamento FREE hanno preso parte per le forze politiche: Michele Governatori (+Europa), Stefano Mazzetti (Partito Democratico), Arturo Diaconale (Forza Italia), Rossella Muroni (Liberi e uguali), Gianni Girotto (Movimento 5 Stelle). Lega e Fratelli d'Italia, invitati, non hanno invece partecipato.

Complice forse la campagna elettorale, molte delle proposte avanzate nei position paper hanno trovato concordi i rappresentanti delle diverse forze politiche.

“Il giro di boa c'è già”, nota Stefano Mazzetti (PD) riferendosi al cambiamento in atto, a livello globale, nella concezione e gestione dell'energia, “la nave deve adattarsi”.

Oltre a sottolineare l'importanza del mix energetico, nel su intervento Mazzetti ha voluto porre l'accento sul tema della mobilità elettrica, definita la “direzione giusta” da prendere. Ma, ammette, “abbiamo un problema di rapporto con la filiera industriale”. Insomma, tanto la filiera pubblica quanto quella privata sono chiamate a compartecipare a questa nuova direzione.

Sul tema si concentra anche Gianni Girotto (M5S): “l'auto elettrica dev'essere riconosciuta come strumento di efficientamento energetico e dovrebbe avere quindi delle agevolazioni fiscali”, propone, in linea con quanto dichiarato dal Coordinamento nel position paper. Ma il senatore pentastellato richiama su questo il Governo, accusandolo di aver mostrato “scarso impegno nella Strategia energetica nazionale” per quanto riguarda la mobilità elettrica.

Dito puntato, sia da parte di Girotto che di Rossella Muroni (Liberi e uguali), sull'attesa dei decreti sulle rinnovabili elettriche. “Decreti che avrebbero consentito a un pezzo di imprenditoria italiana di fare green”, nota Muroni. Le imprese, prosegue, “chiedono sostanzialmente regole, un quadro stabile e le condizioni minime necessarie per prendere delle decisioni”.

E conclude: “Finchè alla nostra impresa non viene garantita un quadro di stabilità è difficile essere all'altezza della sfida di mercato che abbiamo di fronte”.

Si concentra maggiormente sul tema della deep renovation, vale a dire l'industrializzazione dei processi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, Michele Governatori (+Europa). Un tema decisivo, a suo parere, poiché il settore edilizio è fondamentale sia “per la transizione green dell'economia” che “come volano occupazionale”.

“Abbiamo un'edilizia postbellica di scarsa qualità e non antisismica, e c'è un bacino potenziale di investimenti enorme”. Le ultime Leggi di Bilancio, ammette, hanno stanziato risorse, sotto forma di riduzioni fiscali, per chi fa deep renovation. Il punto è che questo tipo di interventi non vengono spesso messi in atto “probabilmente perché richiedono di anticipare enormi somme”.

Stoccate provocatorie nel corso dell'incontro sono arrivate da Arturo Diaconale (FI): “la mia presenza qui è un segno di attenzione a un terreno in cui il centro-destra è stato o disattento o ostile”, ammette aprendo il proprio intervento, in cui sostanzialmente il giornalista invita a cambiare punto di vista.

“Perchè c'è stata questa emarginazione dei temi ambientali? Perché ad una scadenza elettorale così importante non c'è stata attenzione per una politica che ha rappresentato il cuore della sinistra più avanzata degli ultimi anni?”, si domanda Diaconale. “A mio parere c'è un problema di ridotto consenso sociale verso un certo tipo di politica ambientale, un atteggiamento ideologico che ha fatto perdere un po' la presa con la realtà all'istanza ambientalista” che pure, ammette, “non può non essere sottoscritta: ben venga il 100% rinnovabili, sarebbe sacrosanto. Ma i tempi di realizzazione di un progetto di questo genere quali sono? E nel frattempo cosa succede? Si possono condividere gli obiettivi, ma si devono condividere con la concretezza del presente”.

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