Piano per il Sud, le cose da fare subito

 

Invece di nuovi programmi di investimenti, al Sud serve innanzitutto che funzionino almeno gli strumenti esistenti

Euro banknotes - Author Emilian Robert Vico7 anni di crisi sono stati insufficienti per attivare il Governo su quello che deve essere visto non come un problema, ma la più grande opportunità di crescita del nostro paese. Poi basta un articolo di Saviano e si annuncia un Piano per il Sud con 80 miliardi di infrastrutture in 15 anni. 

Agenzia per la Coesione

Voluta dal ministro Barca sotto il Governo Monti, si sta faticosamente avviando verso la fase operativa. Qualcuno nel frattempo la sta già definendo “un altro ente inutile”. Se ci fosse un ministro - o almeno un sottosegretario - con delega alla politica di coesione, il Governo mostrebbe la volontà politica di attuare i programmi e spendere le risorse disponibili. Attribuire una delega si può fare subito.

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Agenzia Coesione - percorso a ostacoli, piena operatività solo tra un anno

Banca del Mezzogiorno – MCC

Era un pallino del ministro Tremonti. Si prese il Mediocredito Centrale, lo si ribattezzò e si trasferì sotto il controllo di Poste Italiane, non solo per fare mutui ai loro dipendenti (grazie al cielo!). L'attività di rilievo che svolge è la gestione del fondo di garanzia (lo faceva già prima che passasse a Poste), unico strumento ad oggi che in maniera massiva e sistematica incentiva l'erogazione di crediti alle aziende, ma ne beneficiano sopratutto quelle del centro-nord.

Da qualche mese gestisce anche il Fondo Crescita Sostenibile, nato sotto il Governo Monti per riformare il sistema degli incentivi alle imprese.

Nei giorni scorsi è uscito il nuovo piano industriale, che non denota mutamenti sostanziali delle consuete attività.

Nel frattempo si discute – da parecchio - se il suo controllo debba passare ad Invitalia o alla Cassa Depositi e Prestiti.

La prima è una società che ha assunto ormai funzioni diverse, senza logiche comuni: da società in house del Ministero dello sviluppo economico per lo svolgimento delle attività istruttorie di numerosi incentivi alle imprese, alla gestione di alcune partecipazioni, come faceva la vecchia IRI.

La seconda sta definendo una nuova strategia dopo il recente cambio ai vertici voluto dal Governo.

A chi vada il controllo non è punto da trascurare. Intanto però il Governo ha una banca che potrebbe svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo del project financing. Invece di creare una Agenzia ad hoc, come aveva previsto nella riforma del codice degli appalti (punto poi stralciato per mancanza di copertura finanziaria), gli affidi il compito di rilanciare uno strumento che consentirebbe di far ripartire investimenti in infrastrutture. Anche questo si potrebbe fare subito.

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MCC – adottato il Piano industriale 2015‐2017

Semplificazione normativa e rimozione ostacoli burocratici

La già citata riforma del codice appalti potrebbe migliorare la gestione delle gare. Si legge nel testo che queste possono essere aggiudicate solo dopo aver acquisito tutte le autorizzazioni.

Il problema però in Italia sono le lunghe procedure necessarie ad ottenere tutti i pareri e gli atti di assenso. E' pertanto fondamentale intervenire nel semplificare e rimuovere i troppi passaggi burocratici.

La spesa per investimenti non riparte, neanche con capitali privati, se ad imprenditori ed enti non viene consentito di eseguire i lavori.

Semplificare attraverso decreti legge non è agevole: si possono fare solo se c'è urgenza. Più urgente di così però...

Questo si deve fare subito.

Non c'è neanche bisogno di trovare risorse finanziarie per 80 miliardi.

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Codice appalti - Pareri e studi di fattibilita', come cambia il project financing

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