Internazionalizzazione: SACE-Valore D, incentivare export imprese italiane

 

GlobeL'internazionalizzazione è ancora una leva di crescita poco sfruttata dalle imprese italiane. E’ quanto emerge da un rapporto Sace-Valore D.

Italia indietro rispetto a partner europei

Lo studio evidenzia come le imprese italiane non sfruttino, al pari delle altre aziende europee, le opportunità di crescita offerte dall’export e dall’internazionalizzazione.

Tra il 2007 e il 2013 il contributo delle esportazioni alla crescita del Pil è stato del 7,5% in Germania, del 4,5% in Spagna, dell'1,1% in Francia, mentre in Italia è stato registrato un calo dello 0,9% (pari a circa 13 miliardi di euro a valori costanti).

In Germania e Spagna il contributo dell’export è stato maggiore rispetto ad altri paesi europei grazie a una strategia di diversificazione dei mercati di destinazione. Tra il 2000 e il 2013 le esportazioni tedesche e spagnole verso l’Europa, sia nelle aree più avanzate che in quelle emergenti, sono cresciute il doppio rispetto a quelle italiane. Le merci e i prodotti destinati ai paesi avanzati extra-europei, invece, hanno registrato incrementi superiori di 4-6 volte. Anche sui mercati emergenti di Asia, Africa e Sudamerica, l’Italia ha lasciato il primato a Germania e Spagna.

Il problema delle imprese italiane, si evidenzia nel rapporto, non è da ricercarsi esclusivamente nella struttura imprenditoriale del paese, composta per il 95% da PMI. A parità di dimensione, infatti, le piccole e medie imprese straniere hanno più propensione all’export rispetto alle aziende italiane. Guardando solo alle imprese con 10-49 dipendenti, in Germania la propensione all’export è del 48%, del 47% in Spagna, mentre in Italia è del 29%.

Prospettive

Per invertire questa tendenza, è necessario intensificare lo sforzo di internazionalizzazione delle imprese Italiane. Secondo le previsioni del rapporto, se nel 2018 l’incidenza dell’export sul Pil italiano raggiungesse il 44%, si genererebbero esportazioni aggiuntive per circa 40 miliardi di euro l’anno, pari a una crescita del 9% rispetto al Pil attuale.

Circa la metà di queste risorse potrebbero essere recuperate nei mercati emergenti, in particolare:

  • circa 13 miliardi di euro potrebbero venire da una migliore penetrazione in Cina, Polonia, Algeria, Turchia e India,
  • 6 miliardi di euro da Medio Oriente (Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait), Sud America (Messico e Brasile), Asia (Corea del Sud, Repubbliche del Caucaso, Vietnam) e Tunisia.

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Rapporto

Photo credit: //www.flickr.com/photos/10612308@N02/5709823870/">Mike McConnell / Foter / CC BY-NC-SA

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