Rapporto UE Digital Economy on Taxation: regole semplici e stabili, no a regime speciale

 

Computer - Author: VancityAllie / photo on flickr Il tema è molto delicato, sopratutto per gli enormi profitti delle multinazionali digitali assoggettati a tassazione in paesi con imposizioni fiscali favorevoli. Un gruppo di esperti europei di alto livello, dove purtroppo manca un esponente italiano, ha redatto uno studio specifico su come dovrebbe implementarsi la tassazione nel settore.

Il gruppo di esperti, nato dalla richiesta del Consiglio europeo di maggio 2013 di aumentare gli sforzi per rispondere alle sfide della tassazione per l'economia digitale, è stato istituito ad ottobre e si è riunito per la prima volta lo scorso dicembre. Agli esperti è stato chiesto di esaminare le questioni chiave relative alla tassazione dell'economia digitale nell'Ue e di presentare idee su come affrontare le opportunità in questo settore.

La relazione finale presentata dal gruppo alla Commissione affronta le questioni legate all'economia digitale, sia con riferimento alle imposte dirette e indirette, che rispetto alle soluzioni di politica fiscale che possono massimizzare il contributo del comparto allo sviluppo dell'Unione.

Secondo gli esperti, l'economia digitale non richiede un regime fiscale separato; piuttosto, le norme attuali dovrebbero essere adattate per rispondere alla digitalizzazione della nostra economia.

Molta enfasi è staato posta sulla semplicità, stabilità e coordinamento delle norme che regolano il settore.

Un'attenzione particolare è dedicata al contributo dell'ICT al completamento del mercato unico: la digitalizzazione, sottolinea il report, facilita notevolmente il commercio transfrontaliero, che deve essere agevolato attraverso la rimozione delle barriere fiscali, sopratutto nei confronti delle PMI.

La relazione guarda poi con favore all'imminente passaggio a un sistema IVA basato sul principio della destinazione per il settore delle telecomunicazioni e dei servizi digitali - cioè l'imposta sarà addebitata in base al Paese in cui si trova il consumatore e non il venditore - e al meccanismo One Stop Shop, che permetterà alle imprese delle telecomunicazioni, del broadcasting e dei servizi elettronici di assolvere ai loro obblighi sull'IVA in tutti gli Stati membri dal Paese in cui sono registrate.

Questo sistema, che entrerà in vigore nel 2015, secondo gli esperti, potrebbe essere esteso in futuro a tutte le tipologie di beni e servizi.

Tra le molte altre considerazioni del lungo rapporto, si raccomanda agli stati membri dell'Unione europea di parlare con "una sola voce" al G20 che si occuperà del progetto Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), gestito dall'OSCE e avente come obiettivo principale di limitare le strategie di elusione fiscale delle multinazionali.

In Italia, sotto il governo Letta, si era cominciato a pensare ad una tassazione ad hoc per le multinazionali digitali, ipotesi tramontata con l'avvento di Renzi proprio perchè si è preferito aspettare che l'Europa si pronunciasse sul tema.

Il problema è piuttosto sentito; la ricerca di risorse per finanziare il rilancio dell'economia europea è ormai quasi spasmodica, mentre ci sono aziende - ad esempio Apple - che si indebitano per miliardi di dollari sul mercato nazionale Usa per non trasferire la liquidità generata e detenuta all'estero. Amazon paga le tasse europee in Lussemburgo, Google e Facebook in Irlanda.

Far pagare meno tasse a lavoratori e Pmi europee - che pure comprano costosi smartphones, tablets e servizi digitali - aumentando un po' il carico fiscale a chi consegue utili per decine di miliardi di dollari non influirà sul progresso scientifico del mondo occidentale, ma aiuterà la crescita in Europa.

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Commission Expert Group on Taxation of the Digital Economy

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