PNRR, bando PinQua per la qualità dell’abitare: vincono 159 progetti. 40% fondi al Sud

Programma innovativo per la qualità dell'abitareAssegnati altri 2,8 miliardi del PNRR. Il ministro Giovannini ha infatti firmato il decreto che incorona i vincitori del bando per la qualità dell’abitare che, grazie al Recovery, si è visto aumentare il budget. Ora gli enti vincitori hanno 30 giorni per adeguare il cronoprogramma alla scadenza del 2026 imposta dal Piano, pena la revoca dei fondi.

Legge bilancio 2020: Programma per la qualita’ dell’abitare

Continua a lavorare a pieno regime la macchina del ministero per le infrastrutture (MIMS) destinata al PNRR. Dopo i vari decreti di assegnazione dei fondi per molti interventi infrastrutturali, infatti, il ministro Enrico Giovannini ha firmato anche quello che assegna al bando qualità dell'abitare PinQua 2,8 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e circa 20 milioni derivanti da residui 2019 e 2020.

Lasciato dalla predecessora di Giovannini, Paola De Micheli, quando ancora non erano disponibili le risorse del PNRR, il Programma nazionale della qualità dell’abitare (PinQua) si è rivelato un successo. Motivo che ha portato al suo inserimento nel Piano e al conseguente aumento del budget.

Una buona notizia - visto il numero di proposte arrivate - che comporta, però, un accorciamento dei tempi di realizzazione degli interventi. Rispetto alla scadenza del 2033 infatti, adesso il taglio del nastro dei progetti dovrà avvenire entro il 2026. Da qui la richiesta del ministero agli enti vincitori di inviare, entro 30 giorni, il cronoprogramma rimodulato sulla nuova scadenza per confermare la volontà di aderire al programma. 

In caso contrario - specificano dal MIMS - si provvederà allo scorrimento della graduatoria. Oltre ai 159 progetti approvati e finanziabili, infatti, ce ne sono anche altri che la Commissione ha valutato positivamente ma per i quali mancano per ora i fondi. Per questo l'auspicio di Giovannini è che “le Regioni e le altre amministrazioni locali riescano a trovare fondi aggiuntivi per realizzare quegli interventi che, pur avendo superato positivamente la valutazione di merito, non hanno un’adeguata copertura finanziaria”.

I criteri per la scelta dei progetti del bando qualità abitare

Diversi i criteri usati dall’Alta Commissione per valutare le 290 proposte arrivate, poi scese a 271 al primo screening e alla fine diventate 159, di cui 8 progetti “pilota”. Nello stilare la graduatoria, infatti, i valutatori del MiMS hanno tenuto conto di indicatori come la superficie residenziale che viene recuperata dal progetto, la maggiore inclusività sociale che esso genera.

Ma anche indicatori di impatto sociale, culturale, urbano territoriale, economico-finanziario e tecnologico come: l’apporto economico di fondi privati, la rispondenza alle politiche territoriali regionali, la sostenibilità ed efficienza energetica e la premialità al consumo di suolo zero hanno costituito alcune delle voci valorizzate dall’apposito programma informatico creato ad hoc.

Applicate anche le due “riserve” previste dal bando: l'impegno a finanziare almeno una proposta per ciascuna regione (geograficamente intesa) e quello di erogare almeno il 40% delle risorse al Sud.

I progetti vincitori del Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare

In attesa di sapere quali saranno alla fine i progetti che riceveranno davvero i fondi (dopo aver adeguato il cronoprogramma al 2026), nell'illustrare i progetti, il ministero si concentra soprattutto su quelli cosiddetti “pilota ad alto rendimento”. 

Tra questi, il progetto per Bari finalizzato alla riorganizzazione dell’area in prossimità della stazione ferroviaria centrale come cerniera di congiunzione tra il centro storico e l’area urbana moderna. O quello per Messina, volto al risanamento di aree periferiche attraverso la demolizione di vecchie abitazioni e la riqualificazione del patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, il recupero e la rigenerazione di spazi e immobili, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa, per migliorare la qualità ambientale e la resilienza ai cambiamenti climatici. 

A Milano invece il ‘progetto pilota’ prevede interventi di riqualificazione e riorganizzazione dell’edilizia residenziale sociale e di rigenerazione del tessuto abitativo di quartieri periferici dove più marcato è il disagio socioeconomico. 

Mentre nelle Marche è previsto, tra l’altro, il progetto per il centro storico di Ascoli Piceno, con l’obiettivo di ridurre il disagio abitativo adottando una strategia integrata per migliorare la qualità dell’abitare e l’inclusione sociale.

I progetti di rigenerazione urbana nel Recovery plan