PNRR, bando PinQua per la qualità dell’abitare: vincono 159 progetti. Ultimi step entro il 5 dicembre

Programma innovativo per la qualità dell'abitareComuni e Regioni hanno tempo fino al 5 dicembre per trasmettere al MIMS i cronoprogrammi dettagliati degli interventi vincitori del Bando per la qualità dell’abitare del Recovery Plan, pena la perdita dei fondi.

Legge bilancio 2020: Programma per la qualita’ dell’abitare

Continua a lavorare a pieno regime la macchina del Ministero per le infrastrutture (MIMS) destinata al PNRR. Dopo la firma da parte del ministro Enrico Giovannini, il 4 novembre è stata infatti la volta della Corte dei Conti che ha registrato il decreto ministeriale n. 383 del 7 ottobre 2021 di approvazione degli elenchi (dei beneficiari e delle proposte presentate), pubblicato lo stesso giorno sul sito del MIMS. Un passaggio tutt'altro che formale, visto che avvia il countdown per la trasmissione dei cronoprogrammi da parte degli enti vincitori.

Lanciato dalla predecessora di Giovannini, Paola De Micheli, quando ancora non erano disponibili le risorse del PNRR, nel corso dei mesi il Programma nazionale della qualità dell’abitare (PinQua) si è rivelato un successo. Motivo che ha portato al suo inserimento nel Piano e al conseguente aumento del budget. Una buona notizia - visto il numero di proposte arrivate - che ha comportato, però, un accorciamento dei tempi di realizzazione degli interventi. Rispetto alla scadenza del 2033 infatti, adesso il taglio del nastro dei progetti dovrà avvenire entro il 2026. Da qui la richiesta del Ministero agli enti vincitori di inviare, entro 30 giorni dalla pubblicazione del DM, il cronoprogramma rimodulato sulla nuova scadenza per confermare la volontà di aderire al programma.

In caso contrario, si provvederà allo scorrimento della graduatoria. Oltre ai 159 progetti approvati e finanziabili, infatti, ce ne sono anche altri che la Commissione ha valutato positivamente ma per i quali mancano per ora i fondi. Per questo l'auspicio di Giovannini, all’indomani della firma del decreto, è stato che “le Regioni e le altre amministrazioni locali riescano a trovare fondi aggiuntivi per realizzare quegli interventi che, pur avendo superato positivamente la valutazione di merito, non hanno un’adeguata copertura finanziaria”.

I criteri per la scelta dei progetti del bando qualità abitare

Diversi i criteri usati dall’Alta Commissione per valutare le 290 proposte arrivate, poi scese a 271 al primo screening e alla fine diventate 159, di cui 8 progetti “pilota”. Nello stilare la graduatoria, infatti, i valutatori del MiMS hanno tenuto conto di indicatori come la superficie residenziale che viene recuperata dal progetto, la maggiore inclusività sociale che esso genera.

Ma anche indicatori di impatto sociale, culturale, urbano territoriale, economico-finanziario e tecnologico come: l’apporto economico di fondi privati, la rispondenza alle politiche territoriali regionali, la sostenibilità ed efficienza energetica e la premialità al consumo di suolo zero hanno costituito alcune delle voci valorizzate dall’apposito programma informatico creato ad hoc.

Applicate anche le due “riserve” previste dal bando: l'impegno a finanziare almeno una proposta per ciascuna regione (geograficamente intesa) e quello di erogare almeno il 40% delle risorse al Sud.

I progetti vincitori del Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare

In attesa di sapere quali saranno alla fine i progetti che riceveranno davvero i fondi (dopo aver adeguato il cronoprogramma alla scadenza del 2026), nell'illustrare i progetti, il Ministero si concentra soprattutto su quelli cosiddetti “pilota ad alto rendimento”. 

Tra questi, il progetto per Bari finalizzato alla riorganizzazione dell’area in prossimità della stazione ferroviaria centrale come cerniera di congiunzione tra il centro storico e l’area urbana moderna. O quello per Messina, volto al risanamento di aree periferiche attraverso la demolizione di vecchie abitazioni e la riqualificazione del patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, il recupero e la rigenerazione di spazi e immobili, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa, per migliorare la qualità ambientale e la resilienza ai cambiamenti climatici. 

A Milano invece il ‘progetto pilota’ prevede interventi di riqualificazione e riorganizzazione dell’edilizia residenziale sociale e di rigenerazione del tessuto abitativo di quartieri periferici dove più marcato è il disagio socioeconomico. 

Mentre nelle Marche è previsto, tra l’altro, il progetto per il centro storico di Ascoli Piceno, con l’obiettivo di ridurre il disagio abitativo adottando una strategia integrata per migliorare la qualità dell’abitare e l’inclusione sociale.

I progetti di rigenerazione urbana nel Recovery plan