I chiarimenti INPS sul contratto di espansione

 

Decreto crescita contratti di espansione: photocredit ceskyfreund36 da Pixabay Con la circolare n. 48 del 24 marzo 2021 l'INPS ha reso operative le novità introdotte dalla legge di Bilancio, che ha prorogato il contratto di espansione a tutto il 2021, riducendo da 1000 a 500 il numero minimo di dipendenti per ottenere le agevolazioni e a 250 per le aziende che associno alle nuove assunzioni uno scivolo per i lavoratori più vicini alla pensione.

Tutte le misure della legge di bilancio 2021

La manovra 2021 prosegue infatti la sperimentazione del contratto di espansione avviata dal decreto Crescita, che ha abrogato l’istituto del contratto di solidarietà espansiva previsto dal dlgs n. 148-2015 prevedendo, per gli anni 2019 e 2020, un nuovo strumento diretto a sostenere il ricambio generazionale nelle grandi aziende con almeno mille dipendenti che attraversano processi di reindustrializzazione e riorganizzazione.

Con la proroga a tutto il 2021 e l'allargamento - solo per quest'anno e a determinate condizioni - anche alle imprese con 250 dipendenti, la legge di Bilancio candida il contratto di espansione a funzionare come uno strumento chiave per le transizioni occupazionali che si determineranno nei prossimi mesi una volta cessate le misure straordinarie adottate dal Governo a sostegno dell'occupazione: la CIG Covid e il blocco dei licenziamenti.

La circolare applicativa INPS  sblocca l'accesso alle risorse stanziate dalla manovra a questo fine, pari a 117,2 milioni per il 2021, 132,6 milioni per il 2022, 40,7 milioni per il 2023 e 3,7 milioni per il 2024.

Contratto di espansione

Contratto di espansione, come funziona

La legge di conversione del Decreto Crescita ha previsto l’adozione, in via sperimentale, di una nuova misura a sostegno della riconversione tecnologica delle aziende. 

Pensato inizialmente per le grandi imprese con almeno 1.000 dipendenti, il contratto di espansione intende sostenere l’innovazione tecnologica all'interno del tessuto produttivo italiano tramite un mix di misure che comprendono:

  • un piano di assunzioni di risorse umane qualificate e specializzate, in possesso delle competenze necessarie all’impresa per restare competitiva;
  • scivoli per la pensione fino a 5 anni, per quei lavoratori che accettano la proposta,
  • riduzione dell'orario di lavoro con accesso alla cassa integrazione straordinaria per i lavoratori che non hanno i requisiti per accedere allo scivolo;
  • un piano di formazione per i dipendenti le cui skill necessitano di aggiornamenti, soprattutto sul fronte tecnologico.

Legge Bilancio 2021: esonero contributivo al 100% per assunzioni di giovani e donne

Il contratto - a cui il legislatore attribuisce “natura gestionale” - deve prevedere un Piano di riconversione dell’azienda contenente i seguenti elementi: 

  • Il numero dei lavoratori da assumere e l'indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione; 
  • La programmazione temporale delle assunzioni;
  • L’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante.

Per quanto riguarda le professionalità in organico, invece, il contratto deve indicare la riduzione complessiva media dell'orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che possono accedere  all'agevolazione all’esodo.

Pensione anticipata con accesso alla Naspi

Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, lo scivolo di 5 anni può essere applicato a quei lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia (e che hanno maturato il requisito minimo contributivo) o alla pensione anticipata nell'ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma scritta dei lavoratori interessati.

In questi casi l’azienda, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, riconosce al lavoratore per tutto il periodo e fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, un'indennità mensile (che può comprendere anche la NASpI, se spettante), commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Se il primo diritto a pensione è quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

Sul tema il Ministero del Lavoro ha chiarito, con la circolare n. 16 del 6 settembre 2019, che:

  • per quanto riguarda lo scivolo di 5 anni, esso va calcolato includendo anche la finestra di tre mesi introdotta dall’art. 15 del decreto legge 4/2019;
  • in merito, invece, alla platea di soggetti a cui si può applicare la prestazione di integrazione del reddito, possono essere inclusi anche i lavoratori dipendenti di imprese di grandi dimensioni che non rientrano nel campo di applicazione del Dlgs. n. 148/2015, ma che hanno sottoscritto Fondi di solidarietà bilaterali (art. 26 del D. lgs. 148/2015) che siano già costituiti o siano in fase di costituzione;
  •  “eventuali e successive riforme pensionistiche non potranno in alcun modo modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso alla quiescenza certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento”.

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Riqualificazione delle competenze dei lavoratori in organico

I lavoratori che non possono andare prima in pensione, invece, possono essere coinvolti in piani di formazione e riqualificazione per l'acquisizione di competenze tecniche diverse da quelle in cui sono adibiti. La formazione può intendersi assolta anche qualora l’azienda abbia impartito l'insegnamento mediante la sola applicazione pratica.

Sempre con la circolare n. 16 del 6 settembre 2019 il Ministero ha precisato che il progetto formativo deve contenere anche le previsioni di recupero occupazionale di cui all’art. 1, comma 1, lettera f) del D.M. 94033 del 13 gennaio 2016. Su questo aspetto, infatti, la circolare stabilisce che l’impresa deve garantire che almeno il 70% del personale coinvolto nella riqualificazione acquisisca le nuove competenze e rientri nel circuito produttivo.

“Tale recupero - specifica sempre la circolare - deve essere inteso come rientro in azienda dei lavoratori sospesi, ma anche come riassorbimento presso unità diverse della stessa impresa o di imprese terze”. Infine, sempre su questo punto, la circolare specifica che, “per il personale che non raggiunga le competenze tecniche per il rinnovamento dell’azienda o la nuova qualificazione professionale, l’impresa deve prevedere l'eventuale gestione non traumatica, anche attraverso procedure di  mobilità non oppositiva”.

Cassa integrazione straordinaria per 18 mesi

A questi lavoratori si applica una riduzione dell'orario di lavoro con accesso al trattamento di integrazione salariale straordinaria per un periodo massimo di 18 mesi.

Nello specifico:

  • La riduzione media oraria non può essere superiore al 30% dell'orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di espansione;
  • Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell'orario di lavoro può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell'arco dell'intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato. 

In tema di CIGS la circolare n. 16 del 6 settembre 2019 specifica che:

  • la sospensione dell’attività lavorativa deve corrispondere per intero al programma di formazione;
  • l’impresa che intende accedere alla cassa integrazione straordinaria nell’ambito di un contratto di espansione, deve presentare domanda tramite il canale “CGIS online” del Ministero del lavoro e agli Ispettorati territoriali del lavoro competenti, in tempi ragionevolmente brevi. 

Con la circolare n. 18 del 17 ottobre 2019, il Ministero del lavoro ha chiarito che dal trattamento di integrazione salariale straordinaria sono escluse le imprese che operano  in settori non rientranti nel campo di applicazione del titolo I del D.lgs n. 148/2015, ma che comunque assicurano ai lavoratori tutele attraverso i fondi di solidarietà bilaterali.

Successivamente, con la circolare n. 143 del 9 dicembre 2020 l'INPS è tornato sul tema dell'integrazione salariale straordinaria relativa alla riduzione oraria, in ordine all’obbligo contributivo del datore di lavoro e alle relative istruzioni operative e contabili. 

Contrariamente a quanto stabilito con la circolare n. 98 del 3 settembre 2020, il documento spiega che per l’integrazione salariale straordinaria connessa al contratto di espansione l’impresa che accede allo strumento deve considerarsi esonerata dall’obbligo di versamento del contributo addizionale calcolato sulla  retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate”. Il datore di lavoro potrà quindi procedere al recupero degli importi eventualmente già versati a tale titolo.

Come si accede ai contratti di espansione

Per accedere ai benefici previsti dal contratto di espansione, le imprese devono avviare una procedura di consultazione finalizzata a stipulare in sede governativa un contratto di espansione con il Ministero del Lavoro e con i sindacati.

Ai fini della stipula del contratto, il Ministero verifica il progetto di formazione e di riqualificazione, nonché il numero delle nuove assunzioni.

 Oltre a questi due aspetti, prima della stipula del contratto, il Ministero verifica anche la sussistenza della copertura finanziaria. Per questo l’accordo deve contenere anche la quantificazione delle risorse necessarie per la realizzazione del programma di riconversione, in assenza delle quali non può essere stipulato.

Circolare INPS n. 48-2021, le modifiche al contratto di espansione nella manovra 2021

Con la circolare n. 48 del 24 marzo 2021, l'INPS rende operative le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2021 che estende a tutto l'anno in corso la possibilità per le imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative di avviare una procedura di consultazione finalizzata alla stipula in sede governativa di un contratto di espansione e, solo per il 2021, abbassa la soglia di accesso allo strumento da 1.000 a 500 dipendenti e la riduce ulteriormente a 250 dipendenti per le imprese che accompagnino le nuove assunzioni con lo scivolo pensionistico per i lavoratori che ne abbiano i requisiti.

In particolare, per i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia, che abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o della pensione anticipata di cui all'articolo 24, comma 10, del decreto-legge n. 201-2011, si prevede il riconoscimento da parte del datore di di un'indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, così come determinato dall'INPS.

Tale misura è prevista nell'ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma scritta dei lavoratori interessati e, qualora la prima decorrenza utile della pensione sia quella prevista per la pensione anticipata, si stabilisce che il datore di lavoro versi anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto.

Per l’intero periodo di spettanza teorica della NASpI al lavoratore, precisa la circolare INPS, il versamento a carico del datore di lavoro per l'indennità mensile è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo n. 22/2015 e il versamento a carico del datore di lavoro per i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del medesimo dlgs, fermi restando in ogni caso i criteri di computo della contribuzione figurativa.

Inoltre, per le imprese o gruppi di imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che attuino dei piani di riorganizzazione o di ristrutturazione di particolare rilevanza strategica, in linea con i programmi europei, e che, all’atto dell’indicazione del numero dei lavoratori da assumere si impegnino a effettuare almeno una assunzione per ogni tre lavoratori che abbiano prestato il consenso al prepensionamento, la riduzione dei versamenti a carico del datore di lavoro de quo opera per ulteriori dodici mesi, per un importo calcolato sulla base dell’ultima mensilità di spettanza teorica della prestazione NASpI al lavoratore.

Tale riduzione, però, si applica soltanto laddove le nuove assunzioni siano effettuate con contratto di lavoro a tempo indeterminato (compreso il contratto di apprendistato professionalizzante) e a condizione che i lavoratori assunti abbiano un profilo professionale compatibile con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione esplicitati nel contratto di espansione.

I datori di lavoro interessati devono presentare all’INPS le domande telematiche di prestazione per ciascun lavoratore. L’indennità mensile decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di risoluzione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla data di presentazione della relativa domanda.

Dal momento che la manovra non prevede specifiche disposizioni relativamente al cumulo dell’indennità mensile con eventuali redditi da lavoro, l'INPS conclude che non c'è incompatibilità tra il beneficiario e l'attività lavorativa dipendente, autonoma o professionale e non provvederà a modificare l’importo dell’indennità in caso di percezione di tali redditi.

Per approfondire: La proroga della cassa integrazione e le altre misure per il lavoro nella Manovra 2021

Photocredit: ceskyfreund36 da Pixabay 

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