La Banca del Sud approda al consiglio dei Ministri

 
Palazzo Chigi foto di Alessandra FloraDa destra e sinistra negli ultimi giorni abbiamo assistito a una vera e propria levata di scudi contro un progetto di banca del Sud formato “carrozzone”. Uno spauracchio contro cui – tra gli altri - si sono scagliati in modo bipartisan Gianfranco Fini, Maurizio Sacconi, Emma Marcegaglia, Guglielmo Epifani ed Enrico Letta. Da più parti infatti la definizione di banca del Mezzogiorno evoca i fantasmi del passato, crea imbarazzo e repulsione. Tutti gli interpellati, invece, si definiscono favorevoli ad un progetto che aiuti a superare quel credit crunch che soffoca il tessuto imprenditoriale.

Secondo il piano del ministro del Tesoro Giulio Tremonti annunciato in un’intervista al quotidiano Il Mattino, il nuovo istituto di credito potrà contare su un alleato d'eccezione: la rete delle Poste con sportelli su tutto il territorio nazionale. La voce è stata confermata da Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane: “si tratta di una decisione che il governo sta per assumere”.

Il disegno di legge “per il credito” che con tutta probabilità sarà approvato giovedì 15 ottobre da Palazzo Chigi si comporrà di soli cinque articoli. La novità riguarda l'emissione di “bond-Sud” che dovrebbero garantire il sostegno finanziario alle iniziative imprenditoriali destinate al Mezzogiorno. Si tratta di obbligazioni o strumenti finanziari con validità di 18 mesi che potranno essere emessi da qualsiasi istituto di credito o finanziario. Il monitoraggio sugli impieghi attivati sarà garantito per cinque anni dalla stessa banca del mezzogiorno che potrà altresì acquisire dalle banche aderenti mutui a medio-lungo termine di piccole e medie imprese. Con il provvedimento si crea il comitato promotore, che sarà composto da 15 membri, anche in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle Regioni del sud. Un posto sarà riservato a un esponente delle Poste. Lo stato assumerà il ruolo di socio fondatore con l'obiettivo di avviare l'iniziativa e favorire l'aggregazione di una maggioranza rappresentata da soggetti privati. In ogni caso, entro cinque anni, l'intera partecipazione posseduta dallo stato sarà ridistribuita fra i soci privati. Potranno partecipare al capitale della banca, istituti di credito operanti nel mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica nonché altri soggetti che condividano le finalità della banca.

Il progetto di banca del Sud è accolto positivamente da Confartigianato. “Siamo favorevoli alla Banca del Sud, addirittura tifosi – ha affermato il suo segretario generale, Cesare Fumagalli, perché andiamo denunciando da tempo una necessità di credito alle piccole imprese che coraggiosamente continuano a stare sul mercato al Sud dove abbiamo visto per troppo tempo i Consorzi Fidi essere spesso l'unica alternativa all'usura. La necessità di disporre di strumenti di credito accessibili, facili nell'accesso ma rigorosi nell'analisi del merito di credito, è - secondo Fumagalli - una necessità urgente per le piccole imprese”.

Sulla più ampia questione meridionale in cui si inserisce il progetto della nuova banca del Sud, è recentemente ritornato nel corso di un’intervista al quotidiano Il Mattino il presidente della Camera, Gianfranco Fini. “Una politica volta al rilancio del Sud – ha affermato il numero uno di Monte Citorio - ha bisogno anche oggi dell'intervento dello Stato. Ma bisogna intendersi sulle parole. Intervento dello Stato non può significare borsa dai larghi cordoni. Significa - sottolinea Fini - politica diretta a favorire investimenti. E ciò sia attraverso la formazione di capitale (come nel progetto governativo di creazione della banca del Sud) sia attraverso nuovi incentivi di carattere fiscale”.

Una voce fuori dal coro proviene da Sergio D’Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd, che ha dichiarato: “Il governo non cerchi di lavarsi le mani della questione meridionale con questa cantilena sulla Banca del Sud. Ci vuole ben altro per risollevare le sorti del Mezzogiorno”.
(Alessandra Flora)

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