Inizia il dibattito sulla politica di coesione 2014-2020 dell' Unione europea

 

European flag - Credit © European Union, 2011Già nel mese di giugno 2011 verranno formalizzate le prime proposte sulla nuova politica di coesione 2014-2020, o politica regionale, dell'Unione europea, che rappresenta il quadro generale entro cui si collocano gli interventi e i progetti diretti a favorire la crescita economica e la coesione sociale nei 27 Stati membri e nelle 271 regioni dell'UE. Le scelte effettuate influenzeranno in maniera rilevante i finanziamenti per lo sviluppo nel prossimo periodo di programmazione economico-finanziaria della UE.

Gli strumenti operativi della politica regionale sono i cosiddetti Fondi strutturali e cioé: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione.

Ogni sette anni si procede ad una nuova programmazione, con l'obiettivo di rendere la politica regionale sempre più rispondente alle esigenze e alle priorità dell'UE.

Per il periodo finanziario 2007-2013 la politica di coesione ha goduto di circa 50 miliardi di euro l'anno, oltre un terzo del bilancio complessivo dell'Unione, ripartiti tra i tre obiettivi come segue:

  • Obiettivo Convergenza: vi è destinato oltre l'80% del bilancio della politica di coesione e riguarda le regioni in cui il PIL pro capite è inferiore al 75% della media UE e quindi circa un terzo della popolazione totale dell'UE;
  • Obiettivo Competitività regionale e occupazione: vi è destinato circa il 16% delle risorse della politica regionale e riguarda le circa 170 regioni che non beneficiano del sostegno nell'ambito dell'obiettivo Convergenza;
  • Obiettivo Cooperazione territoriale europea: vi è destinato il 2,5% del bilancio di coesione e riguarda la promozione della cooperazione tra regioni appartenenti a diversi Stati membri e in particolare il rafforzamento dei legami tra regioni confinanti.

La programmazione in corso si concluderà nel 2013, ma già a giugno di quest'anno la Commissione europea dovrà presentare le sue proposte per il prossimo settennato e diverse sono le questioni attualmente in discussione.

Il quadro finanziario pluriennale 2014-2020 e la strategia Europa 2020

La Commissione europea ha proposto di collegare lo stanziamento dei fondi regionali agli obiettivi di Europa 2020, che comprendono, tra gli altri, la crescita dell'occupazione, l'accesso all'istruzione, maggiori investimenti in ricerca e tecnologia, la riduzione delle emissioni inquinanti.

Per un'azione efficace gli Stati dovrebbero concentrare le risorse su un numero limitato di priorità, già individuate nei Programmi nazionali di riforma che ciascuno Stato deve attuare nel quadro della strategia per il 2020, e intensificare il ricorso a contratti di partenariato che definiscano l'allocazione dei fondi, i tempi e i risultati da raggiungere, in collaborazione con diversi attori locali e regionali, pubblici e privati.

L'obiezione a questa proposta consiste nel fatto che, se i Paesi membri sono tenuti a prestare attenzione a tutti gli obiettivi di Europa 2020 nei programmi nazionali di riforma, risulta difficile selezionare solo due o tre priorità a discapito delle altre.

Budget e eleggibilità ai finanziamenti

Sulla dimensione del bilancio della politica regionale post-2013 non c'è ancora accordo: se alcuni, come il commissario europeo responsabile della politica regionale Johannes Hahn, sottolineano l'importanza di mantenere gli attuali livelli di finanziamento per poter conseguire gli obiettivi che l'Europa si propone, i leader dei paesi più ricchi si sono espressi più volte chiedendo di contenere il bilancio comunitario entro la soglia dell'1% del reddito complessivo lordo del blocco dei 27 membri, quindi al di sotto dell'attuale 1,13%.

Nel caso di una significativa riduzione del budget comunitario, un'ipotesi consiste nell'escludere le regioni più ricche dall'accesso ai fondi strutturali del blocco, così da sostenere adeguatamente almeno le regioni più povere.

Bisogna considerare, tuttavia, che nella prossima programmazione il numero delle regioni "convergenza", cioè con un PIL pro capite inferiore al 75% della media europea, diminuirà considerevolmente e a questo proposito la Commissione ha proposto di introdurre la categoria delle "regioni di transizione", con un PIL pro capite compreso tra il 75% e il 90% della media UE, cui continuare a garantire il sostegno dei fondi strutturali, ma in misura ridotta rispetto a quelle "convergenza".

Applicare meccanismi di condizionalità

Un'altra proposta della Commissione consiste nel legare l'erogazione dei fondi al rispetto di determinate condizioni, specifiche per ciascuno Stato membro, relative all'attuazione di riforme in ambito nazionale giudicate necessarie per il raggiungimento degli obiettivi che si sono posti.
Mentre si registra un sostanziale accordo circa l'opportunità di incentivare le riforme attraverso la condizionalità, molte regioni hanno segnalato come la sospensione dei pagamenti agli Stati che non rispettano le regole del Patto di stabilità rischi di penalizzarle per decisioni la cui competenza non spetta a loro, ma ai governi nazionali.

Creare una "riserva di performance"

Anche in questo caso si tratta di una proposta piuttosto controversa, che consiste nell'istituire una riserva, accantonando circa il 3% del bilancio di coesione, per premiare con dei bonus gli Stati e le regioni che hanno ottenuto i migliori risultati.
Data però l'oggettiva difficoltà nell'individuare standard comuni, alcuni Stati membri temono inequità nell'assegnazione dei pagamenti e preferirebbero conoscere in anticipo l'ammontare delle risorse loro destinate.

Altre indicazioni della Commissione riguardano, infine, il miglioramento dei sistemi di monitoraggio e valutazione, la combinazione di sovvenzioni e prestiti e il rafforzamento della dimensione territoriale per uno sviluppo equilibrato tra aree urbane e rurali, centrali e periferiche.

Regions 2020: An Assessment of Future Challenges for EU Regions

5th Report on Economic, Social and Territorial Cohesion

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