Piano Transizione 4.0: ipotesi cessione dei crediti d'imposta in Manovra

 

Transizione 4.0 - Photo credit: Foto di livia wong da Pixabay Si tratta di una possibilità che - dopo la bocciatura nell'ambito del dl Sostegni - potrebbe concretizzarsi nella prossima legge di Bilancio. L'obiettivo - ha fatto sapere il Ministero dell'Economia e delle Finanze - è rendere più efficiente l'utilizzo del credito d'imposta 4.0.

Transizione 4.0 nel Recovery plan: la guida con gli incentivi per le imprese

L'ipotesi è stata annunciata dalla sottosegretaria Maria Cecilia Guerra durante un'interrogazione in commissione Finanze al Senato.

Cos'è il Piano Transizione 4.0

Con un budget di 24 miliardi di euro, il Piano Transizione 4.0 contribuisce alla trasformazione digitale delle imprese italiane attraverso un pacchetto di incentivi che rinnova le precedenti agevolazioni a sostegno degli investimenti innovativi, in particolare l'iper e il super ammortamento e il credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Nella versione uscita dalla legge di Bilancio 2021, il Piano si compone di:

  • credito d'imposta per beni strumentali non 4.0, per cui l'aliquota sale dal 6% al 10% nel 2021, nel limite massimo dei costi ammissibili di 2 milioni di euro per i beni materiali e di un milione per i beni immateriali, per tornare al 6% nel 2022. Per i beni funzionali allo smart working, invece, l'aliquota aumenta fino al 15%;
  • credito d'imposta per beni strumentali materiali 4.0, per cui si prevede, per il solo 2021, l’aliquota al 50% per spese inferiori a 2,5 milioni di euro e al 30% per spese superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro, per tornare ai livelli precedenti - rispettivamente 40% e 20% - nel 2022. Per spese superiori a 10 milioni di euro e fino a 20 milioni euro viene prevista, per entrambi gli anni, un'aliquota al 10%;
  • credito d'imposta per beni strumentali immateriali 4.0, con l'aliquota che sale dal precedente 15% al 20%, sia nel 2021 che nel 2022, nel limite di costi ammissibili di un milione di euro;
  • credito d'imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design, con l'aliquota che sale dal 12% al 20% e il massimale del beneficio spettante da 3 a 4 milioni per le attività di R&S e dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti di innovazione tecnologica legati alla transizione ecologica o innovazione digitale 4.0), con massimale da 1,5 a 2 milioni, per innovazione tecnologica e design;
  • credito d'imposta formazione 4.0, con l'aliquota al 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese e, rispettivamente, al 40% e al 30%, sempre nel limite massimo annuale di 250mila euro, per le medie imprese e per le grandi imprese.

Cosa prevede il Piano transizione 4.0

Decreto Sostegni: salta la cessione dei crediti d'imposta 

La cessione dei crediti d'imposta 4.0, proposta in sede di conversione del decreto Sostegni (dl 41-2021), è stata poi cancellata nella versione finale della legge, perché - in base alla risposta fornita dall'Eurostat all'Istat - tali crediti hanno natura pagabile e comportano un indebitamento netto nell'anno in cui sorge il diritto al beneficio per l'intero importo spettante, con un impatto rilevamente sulle finanze pubbliche diverso da quello stimato.

Gli emendamenti bocciati prevedevano la possibilità per i crediti d'imposta relativi agli investimenti in beni strumentali, sia 4.0 che tradizionali, di essere ceduti a soggetti terzi, tra cui anche istituti di credito e intermediari finanziari. Questa opzione non era stata prevista per gli investimenti relativi al bonus ricerca, sviluppo, innovazione e design e al credito d'imposta formazione 4.0.

In base all'attuale disciplina i crediti di imposta possono essere utilizzati esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dall’anno di entrata in funzione per gli investimenti in beni strumentali non 4.0 e a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione per i beni strumentali materiali e immateriali 4.0, con l'eccezione degli investimenti non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5 milioni di euro per cui è possibile l'utilizzo in compensazione in un'unica quota annuale.

Verso la cessione dei crediti d'imposta nella Manovra 2022

Rispondendo ad un'interrogazione in commissione Finanze al Senato, il 5 agosto la sottosegretaria del MEF Maria Cecilia Guerra ha fatto il punto sul tema della cessione dei crediti d'imposta del Piano Transizione 4.0.

"Il credito Transizione 4.0 ricade nella categoria dei crediti pagabili perché, diversamente dal Superbonus, non comporta la perdita del beneficio in assenza di capienza fiscale nell'anno in cui ne è consentito l'utilizzo; non nasce come detrazione fiscale utilizzabile solo a riduzione delle imposte sul reddito, ma direttamente come credito che, ad ulteriore riprova della sostanziale certezza di una piena fruizione dello stesso, può essere utilizzato in compensazione di qualunque debito fiscale e contributivo, direttamente afferente al reddito del beneficiario (ad esempio può essere utilizzato per compensare i versamenti da effettuare in qualità di sostituti d'imposta)", si legge nel resoconto dell'interrogazione.

Ne consegue quindi che gli incentivi 4.0, a differenza del Superbonus, hanno natura pagabile indipendentemente dalla facoltà di cessione. Alla luce di queste considerazioni, la sottosegretaria ha fatto sapere che, nell'ambito della Manovra 2022, "si lavorerà per rendere più efficiente l'utilizzo del credito, eventualmente anche valutando la possibilità di rendere ammissibile la facoltà di cessione, tenendo conto dei vincoli che riguardano i controlli successivi e garantendo la puntuale contabilizzazione degli effetti in ciascun anno di vigenza della misura".

Consulta il resoconto dell'interrogazione in commissione Finanze al Senato del 5 agosto 2021

Photo credit: Foto di livia wong da Pixabay 

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