Il Recovery Plan secondo Draghi: progetti fattibili e riforme

 

Non è un Recovery da riscrivere, ma da centrare su progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici e fattibili nell’arco di sei anni. E Draghi indica le riforme affinché il Piano nazionale ripresa e resilienza sia in linea con le indicazioni europee: in primis fisco e pubblica amministrazione.

Dal 19 febbraio via alla presentazione dei Recovery plan a Bruxelles

Nel suo discorso per chiedere la fiducia al Senato - il primo dei due passaggi parlamentari che porteranno all’insediamento vero e proprio del Governo - Mario Draghi ha dato molto spazio al Recovery Plan. E non poteva essere altrimenti.  

Piano nazionale ripresa e resilienza: da dove riprende il lavoro del Governo

Parlando del PNRR, Draghi ha ricordato che il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Piano e che le missioni del programma potranno potranno essere rimodulate ed accorpate, ma resteranno quelle indicate nei documenti ad oggi l’esame del Parlamento. Vale a dire: l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva.

Decisiva sarà proprio l’indicazione che arriverà da Camera e Senato, i cui orientamenti a commento della bozza di PNRR “saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale”.

Progetti chiari e fattibili in sei anni

“Nelle prossime settimane rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”.

Ma Draghi dice chiaramente che elencare progetti non basta: “Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici, prestando grande attenzione alla loro fattibilità nell’arco dei sei anni del Programma”.

“Chiariremo il ruolo del Terzo settore e del contributo dei privati al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso i meccanismi di finanziamento a leva (fondo dei fondi)”.

Per quanto riguarda invece il capitolo sanità, l’obiettivo è rafforzare la medicina territoriale e la telemedicina. 

Quanto alla governance, “sarà incardinata nel Ministero dell’Economia e Finanza con la strettissima collaborazione dei Ministeri competenti che definiscono le politiche e i progetti di settore. Il Parlamento verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo, sia sulle politiche di settore”.

Firmato il Recovery, via libera al dispositivo per la ripresa e la resilienza

Il capitolo riforme

Il punto su cui Bruxelles ha chiesto a Roma di ricalibrare il tiro sono soprattutto le riforme. Un tema spinoso per il Governo, che Draghi ha affrontato direttamente nel suo discorso in Senato.

Alcune riguardano problemi aperti da decenni, come la certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico, fattori che limitano gli investimenti, sia italiani che esteri. 

Poi c’è il capitolo concorrenza: “chiederò all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato di produrre in tempi brevi come previsto dalla Legge Annuale sulla Concorrenza (Legge 23 luglio 2009, n. 99) le sue proposte in questo campo”, ha annunciato Draghi.

Il problema dell’Italia, secondo Draghi, non sta tanto nell’assenza di tentativi di riformare il Paese, quanto nel modo in cui “spesso abbiamo disegnato le riforme: con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”. 

L’esempio portato dal premier riguarda il fisco: “il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”. Trattandosi di “un passaggio decisivo, che indica priorità, dà certezze, offre opportunità” e rappresenta “l’architrave della politica di bilancio”, per Draghi va affidato a esperti del settore, in grado di prevedere gli effetti di diversi interventi.

“In questa prospettiva va studiata una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività. Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale”.

L’altra riforma che non si può procrastinare è quella della pubblica amministrazione. “Particolarmente urgente è lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia. Agli uffici verrà chiesto di predisporre un piano di smaltimento dell’arretrato e comunicarlo ai cittadini”.

La riforma si muoverà su due direttive: 

  • investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; 
  • aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati.

C’è poi la riforma della giustizia, che come quadro di riferimento ha aspettative dell’Unione europea. Nelle Country Specific Recommendations indirizzate al nostro Paese negli anni 2019 e 2020, la Commissione ci esorta: ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione.

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