Non solo Fondo Innovazione - la ricetta del Lazio per il venture capital

 

VentureUp - foto di Lazio InnovaMentre Cassa depositi e prestiti mette a punto le modalità operative del Fondo nazionale innovazione, la Regione Lazio presenta VentureUp, il progetto per sostenere l’incontro tra investitori e startup innovative.

> Cos’e’ il Fondo Nazionale Innovazione

Manca ancora il decreto attuativo, ma da quanto riportato dal Sole 24 Ore il Fondo Nazionale Innovazione inizia a prendere forma.

Governance e risorse: il profilo del Fondo Innovazione

Il miliardo annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio dovrebbe ottenersi sommando una serie di voci: circa 400 milioni saranno risorse pubbliche pre-esistenti, già oggi in capo a Invitalia Sgr, 110 milioni (in 7 anni) provenienti da fondi statali stanziati con la Manovra 2019 e risorse almeno pari al contributo statale, quindi 510 milioni totali, dovranno essere apportate progressivamente dalla CDP, che metterà in campo più investimenti diretti che investimenti in altri fondi.

Cassa depositi e prestiti, inoltre, avrà il diritto di opzione per acquisire da Invitalia il 70% della società di gestione del risparmio Invitalia Sgr. Il consiglio di amministrazione del Fondo sarà composto da 9 membri, 6 nominati da Cdp, di cui due indipendenti, e 3 indicati da Invitalia. Il cda nominerà il presidente scegliendolo tra uno dei consiglieri in quota Invitalia, mentre l’amministratore delegato dovrà essere espressione di Cdp. Ma dovrebbe essere prevista una forma di gradimento incrociato.

Il lavoro, insomma, procede spedito. Anche oltre le aspettative di chi è vicino al Governo. “Sin dall'insediamento della legislatura ci siamo posti un obiettivo: riconoscere i gap da affrontare. Quello dei capitali è forse il più evidente”, sottolinea il vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera Luca Carabetta (M5S) nel corso dell’edizione 2019 di VentureUp, l’evento dedicato al portale promosso da AIFI (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) e Fondo Italiano d’Investimento e creato per le startup che vogliono entrare in contatto con gli investitori per proporre il proprio progetto imprenditoriale.

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Venture capital: forse il 2019 è l'anno giusto

Stando ai dati diffusi da AIFI nel corso del suo convegno annuale, il 2019 parte con il piede giusto per il mondo del private equity e del venture capital italiano: oltre a “crescere la raccolta di fondi, in particolare quella che deriva direttamente dal mercato, gli investimenti sono più che raddoppiati”, in particolare quelli provenienti dai fondi internazionali, nota Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI e del Fondo italiano d’investimento.

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L’Italia, del resto, ha “buona capacità di risparmio, buona ricerca universitaria e capacità imprenditoriale”. Quel che è mancato finora è una spinta, quella che deve venire dalle autorità. Ma i segnali positivi non mancano: “Il Governo si è mosso sostenendo il venture capital, la Regione Lazio con questo programma”, conclude.

Serviva un cambio di passo, sottolinea Carlo Mammola, ad del Fondo italiano d’investimento, e pare sia finalmente arrivato.

Un cambio di passo basato su alcuni elementi: “maggiore disponibilità di capitale”, come previsto dalla Legge di Bilancio, e capacità di impiegare “tale capitale per colmare le lacune esistenti, facendo sì che aumenti il numero di operatori”.

Attenti a non lasciare scoperti il late stage e il corporate venture capital

Si tratta insomma di canalizzare risorse ed energie: “finora abbiamo fatto una fatica improba per raccogliere i capitali. Un’attività che dovrebbe essere più semplice e rapida, per dedicare più tempo all'utilizzo di tali capitali”, prosegue Mammola. E suggerisce di presidiare maggiormente il settore del late stage. Del resto, se è vero che il venture capital è un'industria globale, occorre tuttavia “un presidio domestico per facilitare le scaleup ad affacciarsi sul mercato ed interfacciarsi con gli investitori” esteri, così da far affluire sul nostro sistema fondi di provenienza internazionale assicurando allo stesso tempo la stabilizzazione di queste imprese nel nostro Paese.

Altro settore dormiente o poco presidiato, secondo Sergio Buonanno, amministratore delegato di Invitalia Ventures, è quello del corporate venture capital: “Basterebbe mettere insieme 20-30 milioni da parte delle grandi imprese e già riusciremmo a realizzare un'iniziativa di grande scala” in tal senso.

Ma le grandi aziende vanno coinvolte anche sotto un altro punto di vista, che è quello delle competenze settoriali: possono cioè attirare in Italia competenze estere con maggiore facilità, permettendo loro di insediarsi nell’ecosistema italiano e farlo così crescere.

Allo stesso tempo, altri aspetti del venture capital in Italia hanno bisogno di un intervento di natura pubblica, così com’è accaduto in altri Paesi, dalla Francia alla Germania, passando per il Regno Unito e la Spagna.

Il soggetto pubblico può quindi svolgere un triplice ruolo: “fare da supporto ad altri operatori, presidiare le filiere late stage ed aiutare a realizzare operazioni di grande scala o grande impatto: ci sono business molto capital intensive, da cui spesso gli operatori privati stanno lontani, in cui un soggetto pubblico può subentrare”, conclude Buonanno.

L’esperienza della Regione Lazio

Citato come una best practice da Cipolletta, il progetto della Regione Lazio per il capitale di rischio sostiene l’impresa innovativa, unendo le risorse dei fondi europei con il capitale privato – inteso sia come smart money di business angels e family offices sia come fondi di gestori professionali –  combinandolo in maniera innovativa anche con la raccolta attraverso campagne di equity crowdfunding.

A sostegno delle startup, in aggiunta agli strumenti propriamente finanziari, la Regione ha messo in campo una serie di misure, diverse e complementari, per lo sviluppo dell’intero ecosistema. Si tratta di servizi e azioni a favore delle nuove imprese innovative, che includono e mettono in rete anche il mondo universitario, della ricerca e le grandi imprese a caccia di idee innovative.

Oltre che su un utilizzo più efficace dei fondi strutturali europei nel venture capital, grazie al fondo di fondi Lazio Venture e al fondo diretto Innova Venture, i servizi integrati della Regione a sostegno delle imprese innovative si sviluppano attraverso azioni di facilitazione dell’incontro tra idee e investitori o, come nel caso della strategia di open innovation, tra grandi imprese, startup, creativi e innovatori.

Detto in altri termini, quelli scelti da Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova, “la strategia scelta permette di presidiare tutta la filiera del venture capital, dalla fase preliminare a quelle successive, in particolare per aziende technology-based”.

Le risorse europee, al centro della strategia della Regione, “sono particolarmente adatte ad incentivare gli investimenti nel capitale di rischio”. Ma ogni Regione gestisce i programmi rivolti a imprese e startup a valere sui fondi UE in modo diverso.

Quello del Lazio quindi può essere preso come un esempio da replicare in altri territori, soprattutto in vista della programmazione dei fondi europei post 2020. E l’invito di Ciampalini è di “creare un tavolo istituzionale che coinvolga tutte le Regioni” per mettere a confronto le buone pratiche e realizzare uno standard comune che permetta più facilmente ai capitali privati di collaborare con i fondi pubblici.

Il presidente della Regione Nicola Zingaretti invita anche a ripensare l’approccio della politica alle startup: si tratta di puntare non solo sui settori emergenti, più innovativi, ma anche sulle imprese che innovano settori tradizionali come la sanità.

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