Dissesto - allo studio maxi prestito BEI da 1,8 miliardi

 

Dopo le scuole, anche il dissesto idrogeologico. Il Governo sta studiando di replicare l’operazione dei mutui Bei per la messa in sicurezza del territorio.

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Avrà un valore da 1,8 miliardi e sarà strutturata sui base trentennale. L’operazione dei mutui Bei per il dissesto idrogeologico, dopo settimane di impasse, si prepara a decollare. Palazzo Chigi ha già pronto lo schema: una norma che sarà inserita nella legge di Stabilità definirà il quadro finanziario. Poi, in una fase successiva, si procederà a chiedere l’impegno di spesa a due banche: la Banca europea per gli investimenti e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (Ceb). Per completare questo passaggio, sarà decisivo comporre in tempi rapidi un elenco di opere con progettazioni già in fase esecutiva, da mandare immediatamente in gara. Quelle disponibili valgono circa 2,1 miliardi di euro.

Emendamento allo studio di Palazzo Chigi

A questa operazione sta lavorando l’Unità di missione “Italia Sicura” da diverse settimane, sia con il responsabile tecnico, Mauro Grassi, che con il capo politico, Erasmo D’Angelis. L’obiettivo è completare, grazie a questa novità, il quadro dei finanziamenti disponibili per la messa in sicurezza del territorio.

Al momento, infatti, risulta scoperto soprattutto il Nord. Al Mezzogiorno, in estate, è andata una pioggia di fondi nel quadro dei Patti per il Sud. Gli elenchi finali sono ancora in fase di definizione, ma la stima è che solo da questa fonte, per il dissesto, potranno arrivare circa 1,5 miliardi di euro. Per le progettazioni, poi, c’è la disponibilità dell’80% del fondo da 100 milioni, appena attivato da Palazzo Chigi.

Il problema dei fondi al Nord

Al Nord, che ospita aree con grandi problemi di dissesto come la Liguria, resta una forte carenza di risorse. Per tappare questa falla, allora, saranno usati i mutui Bei, seguendo uno schema che è stato già utilizzato negli anni scorsi per la messa in sicurezza delle scuole, con risultati giudicati molto positivi.

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Il prestito BEI

“Lo schema è nella sostanza già definito, adesso dobbiamo soltanto capire dove andremo a inserirlo, se nella legge di Stabilità o in qualche altro veicolo normativo”, dice Erasmo D’Angelis. Nella pratica, è già pronto un emendamento da inserire in manovra, che darà al Governo la possibilità di chiedere formalmente un prestito a Bei e Ceb.

La trattativa informale

In via informale, intanto, sono già stati avviati i colloqui con le due banche: si sta lavorando a un finanziamento da rimborsare con rate annuali per un periodo di trent’anni. In questo modo sarebbe possibile far partire immediatamente gli investimenti senza appesantire i nostri bilanci pubblici.

La lista di opere allo studio

Per comporre il quadro del prestito, l’Unità di missione dovrà portare alle due banche un elenco di progetti già pronti da mandare in gara e realizzare. Sul punto, esiste già un bacino di opere dalle quali pescare: sono mille elaborati per un valore complessivo di oltre due miliardi di euro. Utilizzando questo patrimonio di progettazioni, sarebbe possibile presentare in tempi rapidi una lista di 1,8 miliardi di opere. E’ questo l’obiettivo di Palazzo Chigi.

Il fondo progettazione

Intanto, nei prossimi giorni andrà avanti il lavoro di composizione del perimetro del fondo progettazione. Gli uffici della presidenza del Consiglio sono impegnati, in triangolazione con quelli del Ministero dell’Ambiente, a definire la lista di opere prioritarie da far accedere al plafond. Sarà completata in tempi strettissimi, probabilmente già nel mese di ottobre.

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